Scuola, tensione sulle linee guida. Il ministro Boccia agli esperti: “Alla fine decide il governo"

La riapertura è ormai vicina ma "finché non c’è un accordo non ci sono linee guida", avverte il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia

Il 14 settembre ormai è vicino ma per la riapertura delle scuole restano molti noti da sciogliere e le tensioni non mancano. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ha avvertito che per quanto riguarda le misure di sicurezza per la riapertura delle scuole “la decisione definitiva la prende il governo nella sua interezza” e non il Comitato tecnico scientifico. E su questo “finché non c’è un accordo non ci sono linee guida”, ha detto Boccia a “In Onda” su La7. “Noi ai ragazzi e ai genitori dobbiamo dire che ci sarà un intervento immediato sia in via preventiva che successiva se dovessero esserci contagi. Non abbiamo alternative. C'è un confronto continuo con le Regioni. Sulla scuola gli altri Paesi o hanno richiuso le scuole o non sono in condizioni migliori dell'Italia”, ha aggiunto Boccia.

Tra le questioni ancora c’è appunto quella della messa in quarantena dell’intera classe nel caso ci sia un alunno positivo al coronavirus. Secondo il Cts la decisione se isolare l’intera classe o la scuola in caso di contagi spetterebbe alla Asl, con il coinvolgimento anche di medici di famiglia e pediatri.  “Il caso positivo non vorrà dire chiudere le scuole del Paese, chiudere le scuole della Regione e della Provincia ma vorrà dire di volta in volta esaminare il contesto, la specifica situazione e se necessario mettere in quarantena una classe, se necessario mettere in quarantena l'intera scuola. Di volta in volta verrà identificata la più opportuna soluzione”, aveva spiegato ieri Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, in un’intervista a SkyTg24 prima che che il Cts si riunisse per occuparsi delle linee guida. L'idea di mettere in quarantena una classe per un caso positivo (che presenta comunque anche diverse criticità operative in quella che è la quotidianità scolastica, ad esempio la didattica a distanza che dovrebbero accompagnare la classe durante la quarantena e il fatto che i professore non potrebbero insegnare poiché considerati malattia) non trova d’accordo però alcuni esponenti del governo. Secondo il Corriere, “Boccia e il Pd vorrebbero che prima di lasciare tutti a casa si facessero test molecolari rapidi - come quelli che si stanno sperimentando negli aeroporti - in modo da ridurre al minimo le chiusure”. I tamponi rapidi, scrive il Corsera, permetterebbero di sapere nel giro di poche ore se si è stati contagiati oppure no. In questo modo si eviterebbero situazioni di panico per alunni, docenti e genitori e e di riflesso semplificando anche il lavoro dei dirigenti perché a quel punto dovrebbe essere la Asl a dire loro se è necessaria la quarantena oppure si può continuare le lezioni. 

Miozzo (Cts): “Il distanziamento deve essere di almeno un metro”

"I principi cardine sui quali è basata l'offensiva anti Covid devono restare inalterati. Il distanziamento" tra i banchi "deve essere di almeno un metro". E su questo "scordiamoci le deroghe all'italiana, di quelle che una volta concesse restano per sempre. Saranno poche e transitorie, autorizzate di volta in volta dopo approfondita analisi”, ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in un'intervista al 'Corriere della Sera'. "I banchi monoposto ci saranno - assicura Miozzo - Il commissario per l'emergenza Arcuri ha assicurato che le richieste ricevute dal ministero dell'Istruzione dagli istituti verranno esaudite entro i tempi previsti. Non ci saranno banchi doppi. Su questo non si transige".Altro punto quello della mascherina. "Sono un'arma indispensabile. Sono obbligatorie dopo i 6 anni, sono uno dei pilastri della prevenzione. Come usarle correttamente? Se il docente è certo che i bambini siano seduti e distanziati, ad esempio durante un compito in classe o l'interrogazione, allora potrà consentire di abbassarle. Chi si muove in classe deve indossarle". No, invece alla "mascherina a mensa o in palestra, fermo restando il metro di distanza". 

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Per quanto riguarda il documento sulla scuola si tratta di un testo "molto complicato". ha detto Miozzo, "perché riguarda casi non semplici da affrontare. Il decreto della presidenza del Consiglio dell’8 agosto prevede che ogni deroga al distanziamento passi al vaglio di noi tecnici e così sarà". Se c’è un soggetto positivo, alunno, operatore o insegnante, la classe o l’intera scuola finiranno in quarantena? "Non necessariamente un positivo determinerà questa conseguenza. Dipende dal ruolo e dalla mobilità di questa persona all’interno della struttura. Se ad avere il Covid è un funzionario della segreteria che non ha avuto contatti potrebbe non essere necessario isolare tutti quanti". 

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