Sabato, 27 Febbraio 2021
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Scuola, la messa in sicurezza che non c'è: un intervento su 4 non è nemmeno partito

"Queste scuole andrebbero chiuse". I rilievi della Corte dei Conti sul piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici nelle zone a rischio sismico: per la magistratura contabile in 15 anni non sono state stanziate adeguate risorse finanziarie

Una foto del paese di San Giuliano di Puglia dove 15 anni fa 27 bambini e una maestra morirono nel crollo di una scuola durente un terremoto FOTO ANSA/MASSIMILIANO SCHIAZZA

Procede con "preoccupante lentezza" il piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici nelle zone a rischio sismico. È quanto rileva la Corte dei Conti nell'esame dei diversi stralci in cui è articolato il Piano straordinario previsto dalla legge numero 289 del 2002 (Legge di bilancio 2003, ndr) che vide la luce luce dopo il crollo della scuola a San Giuliano di Puglia.

In particolare, la magistratura contabile, a vent’anni dalla sua previsione, evidenzia come nel passaggio da una logica emergenziale ad una strutturale nella programmazione degli interventi,

  • l'inadeguatezza delle risorse finanziarie disponibili in relazione al fabbisogno stimato e all'urgenza degli interventi affermata dal legislatore;
  • la parzialità degli interventi di messa a norma, che hanno interessato solo una porzione limitata del patrimonio edilizio scolastico.

In dettaglio la Corte dei conti sottolinea che considerando i tre programmi stralcio e il programma di rimodulazione, risultano avviati 1.951 progetti, mentre quelli che non hanno avuto corso sono ben 637 (24 per cento del totale). Sono stati conclusi 1.617 interventi sui 2.651 previsti, pari al 61 per cento.

In una precedente indagine del 2010 la magristratura contabile aveva accertato che, al 31 dicembre 2009, dei 1.593 interventi programmati, ne risultavano attivati 1.219 (77 per cento), e non ne erano stati avviati ben 374, il 23%. I contratti di mutuo stipulati erano 971 (pari al 61 per cento), mentre i lavori risultavano aggiudicati o affidati per un totale di 463 interventi (29 per cento).

La Corte dei Conti rileva che "l’intervento delle Commissioni parlamentari nella fase di programmazione si è di fatto tradotto, più che in un’accelerazione del piano, in un ulteriore fattore di complessità e di ritardo nelle procedure attuative".

fondi scuola-2

Scuole, perché i lavori sono in ritardo

Secondo l'attività ispettiva della Corte dei Conti l’importo stanziato dal piano originario risulta palesemente non adeguato rispetto alle esigenze e al fabbisogno stimato in 4 miliardi di euro. Lo stesso vale per il secondo programma stralcio approvato in data 17 novembre 2006, con delibera Cipe n. 143.

"L’importo complessivo originariamente stanziato risulta anch’esso inadeguato rispetto alle esigenze".

edifici a rischio crollo-2

L'attività di controllo ha rilevato difficoltà procedurali nell'attuazione del piano, con conseguenti rallentamenti, non solo per il primo e per il secondo stralcio, in particolare per quanto concerne la procedura di finanziamento e la concertazione tra Miur e regioni, ma anche per il terzo programma stralcio.

Per quest'ultimo la Corte dei conti rileva la nuova procedura di formazione dell'elenco degli interventi, per la prima volta individuati direttamente dalle commissioni parlamentari, peraltro in assenza di criteri prestabiliti, rispetto alla procedura fino ad allora seguita, che prevedeva il coinvolgimento del Cipe.

La diversa metodologia adottata ha avuto rilevanti implicazioni per l'incertezza che ne è derivata sull'avanzamento dello stesso piano, sulla distribuzione geografica delle risorse e sugli interventi previsti a favore di edifici scolastici privati (disposta nonostante l'insufficienza delle risorse per l`adeguamento del solo patrimonio pubblico).

La relazione rileva anche il ritardo nelle procedure di revoca conseguenti alla mancata attuazione degli interventi.

Le conclusioni della relazione della Corte dei Conti fanno letteralmente cadere le braccia. Vale la pena leggerla in dettaglio: 

Complessivamente, non può ritenersi adeguato lo stato di attuazione, essendo tutti i piani, a distanza di 15 anni, ancora in corso di attuazione, peraltro parziale.

"A fronte di 2.645 interventi complessivamente programmati - scrive la Corte dei Conti - ne risultano avviati 1.945, mentre 637 non sono mai iniziati (24 per cento). Gli interventi ultimati sono complessivamente pari a 1.617 su 2.651 previsti, pari al 61 per cento".

La cause sono da rilevare oltre un caos normativo e di sovrapposizione di competenze, in un inadeguato stanziamento di risorse.

 "Sono stati stanziati 193,88 milioni (pari al 4,84 per cento del fabbisogno) per il Primo programma stralcio, 295,2 milioni per il Secondo (corrispondenti al 7,38 per cento) e 111,8 milioni per il Terzo (pari al 2,8 per cento), per un totale complessivo, tenendo conto del piano di rimodulazione, di 600,88 milioni, corrispondenti al 15 per cento del fabbisogno originariamente stimato".

Quali e quanti sono gli edifici scolastici a rischio

Come si legge nella relazione che qui alleghiamo integralmente, sono 17.160 gli edifici scolastici (pari al 43% del totale) che si trovano in zona sismica 1 e 2, cioè dove possono verificarsi terremoti, rispettivamente fortissimi e forti.  

"Oltre il 50 per cento di questi edifici risale a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1976) e solo il 21 per cento delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica".

Come rileva la stessa magistratura la situazione, visto che queste scuole "non sono a norma" - e secondo la più recente giurisprudenza in materia penale non potrebbero essere utilizzate per tenere lezioni e andrebbero chiuse, può determinare rilevanti rischi per l’organizzazione dell’attività didattica. Pertanto la Corte dei Conti raccomanda al ministero delle infrastrutture e al ministero dell'istruzione, di procedere ad un’immediata ricognizione degli edifici privi dei requisiti previsti.

Ecco l'elenco delle scuole non a norma

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