Venerdì, 14 Maggio 2021
Il report

Covid, l'Oms scagiona le scuole aperte: ''Non ci sono prove che aumentino i contagi''

L'Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato un nuovo report sulla sicurezza negli istituti scolastici durante la pandemia: ''Nonostante le varianti più contagiose, non abbiamo evidenze su eventuali relazioni con l'incremento dei casi''

Foto di repertorio Ansa

La riapertura delle scuole e il ritorno all'insegnamento in presenza per milioni di alunni ha riportato in auge i soliti dubbi? È troppo presto? Si rischia un nuovo aumento di contagi? Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha difeso con forza questa decisione: "Ci sono 13 milioni di somministrazioni di vaccino che sono state fatte e da tre settimane vediamo una curva che finalmente, grazie alle misure che abbiamo adottato nel mese di marzo, ha iniziato a dare primo segno di piegatura. Con grande franchezza siamo consapevoli che c'è un elemento di rischio con l'aumento dei movimenti" in relazione al ritorno degli studenti in presenza a scuola, "ma il Governo ha fatto una scelta che io difendo con forza. Grazie alle misure adottate nel mese di marzo e nelle prime due settimane di aprile, abbiamo accumulato un piccolissimo tesoretto e possiamo permetterci di dare una segnale ad una leva essenziale della nostra società. Abbiamo scelto di investirlo sulla scuola, architrave essenziale della società italiana". 

Coronavirus, l'Oms scagiona le scuole aperte

In aiuto di Speranza è arrivato anche il parere dell'Organizzazione mondiale della sanità, che nel quarto report sulla sicurezza nelle scuole durante la pandemia, ha scagionato le riaperture dall'accusa di contribuire all'aumento dei contagi: "Anche con la più ampia diffusione di varianti di Sars-CoV-2 più infettive, non ci sono evidenze che le scuole contribuiscano in modo importante alla trasmissione comunitaria del virus. Le chiusure degli istituti del mondo dell'istruzione da sole non controlleranno la pandemia''. 

Gli esperti del Technical Advisory Group dell'Oms Europa hanno fornito alcune indicazioni per un ritorno in classe in sicurezza: ''Misure come distanza fisica, mascherine, igiene delle mani e ventilazione degli ambienti, applicate in modo appropriato all'età, dovrebbero consentire alle scuole di rimanere aperte anche con un numero crescente di persone infette all'interno della comunità". 

Il gruppo di esperti è stato costituito per fornire consulenza all'Oms Europa su questo fronte e ha analizzato la questione in più incontri, l'ultimo tenutosi a marzo. Gli esperti hanno ribadito che "la chiusura delle scuole dovrebbe essere 'l'ultima spiaggia' e che le aule dovrebbero essere anche tra le prime attività a riaprire". Fra i dati citati dal panel quello sul numero di settimane di scuola perse - "22 in media" - a causa di chiusure parziali o complete per Covid.

All'8 marzo, 31 Paesi della Regione avevano sospeso l'insegnamento in presenza ad alcuni livelli o per fasce d'età specifiche, 10 Paesi avevano imposto uno stop su tutti i livelli passando interamente alle lezioni a distanza, 11 richiedevano regole anti contagio per la frequenza. Molto variegate le indicazioni sui test per le scuole che variano ampiamente da Paese a Paese. Nel report anche le storie e le emozioni dei ragazzi intervistati nell'ambito di un sondaggio sulla scuola in era Covid (927 risposte dai 10 ai 19 anni di 16 paesi raccolte in 4 mesi).

Scuole aperte, cosa pensano i virologi

Ma se da una parte il Governo difende la sua decisione, dall'altra alcuni virologi italiani si sono espressi diversamente. Burioni l'ha etichettata come una scelta politica: ''Ci vogliono i vaccini, non è il momento delle scuse, il virus se ne frega dei colori, dei motivi per cui i vaccini non ci sono' Roma, 11 apr. (Adnkronos) - ''La riapertura delle scuole è una scelta politica che io rispetto, però la situazione è molto semplice: da una parte abbiamo un virus pericoloso e contagioso, dall'altra i vaccini che proteggono, soprattutto le persone più deboli. Questo è un momento in cui da un lato dobbiamo proteggerci il più possibile, dall'altro bisogna vaccinare il più possibile. Ci vogliono i vaccini, non è il momento delle scuse. Il virus se ne frega dei colori, dei motivi per cui i vaccini non ci sono''. 

Senza dubbio più incisivo il commento di Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia:  Affermare che la riapertura delle scuole non causi un incremento dei casi è, diciamo, una baggianata. Riaprendo le scuole senza avere vaccinato come ha fatto il Regno Unito, ci prendiamo un grande rischio, perché dove si è riaperta la scuola, immediatamente c'è stato un impatto sulla trasmissione del virus".

Per il virologo, nella riapertura delle scuole avremmo dovuto seguire l'esempio dell'Inghilterra "che per 4-5 mesi ha sì chiuso, ma ha vaccinato moltissime persone. Vaccinando molto, molto di più di quanto è stato fatto in Italia, allora potevi permetterti di ricominciare le lezioni". Quanto al vaccino AstraZeneca, secondo Crisanti, "c'è stato un disastro di comunicazione e sono stati esasperati eventi normali per lo sviluppo della campagna vaccinale. Si tratta di un vaccino estremamente sicuro, lo dimostra l'esperienza del Regno Unito. Sebbene il meccanismo sia diverso, per una persona soggetta a trombi è molto più pericoloso prendere l'aereo che farsi il vaccino". 

E conclude: "Dobbiamo vaccinare molto di più, su questo non ci sono dubbi. Riaprire tutto con faciloneria significa prepararsi a una tranvata, visto che siamo sempre sopra ai 15mila casi giornalieri. Siamo ancora in tempo per avere una estate migliore. Bisogna vaccinare, ma anche difenderci dalle varianti, controllando meglio le nostre frontiere e aumentando molto di più il sequenziamento. Poi, in autunno, ci troveremo con un numero di persone vaccinate molto elevato e la situazione sarà migliore. Avremo protetto tutte le categorie più a rischio, anche se non credo alla possibilità di raggiungere l'immunità di gregge. Ci sono solo due incognite: la durata della protezione e la capacità di identificare eventuali nuove varianti".

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