Venerdì, 23 Luglio 2021
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Smartphone (anche) a scuola? No, grazie: "Elemento di distrazione, grave danno per gli alunni"

Il pedagogista Daniele Novara boccia in toto l'apertura della ministra Fedeli all'uso dei cellulari in aula. E mette in guardia sull'abuso dello smartphone tra i giovanissimi: "Inammissibile che in Italia un bambino di otto anni possa avere una carta telefonica"

Immagine d'archivio

Smartphone in classe? No, grazie. Daniele Novara, autore e pedagogista, nonché fondatore e direttore del Centro di Formazione Professionale Polivalente di Lecco, boccia in toto l’apertura del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli all’uso dei cellulari durante le lezioni. Raggiunto al telefono da Today.it, Nspiega il perché in modo chiaro e deciso. La sua è una stroncatura senza possibilità di appello.

Primo: "A livello scolastico lo smartphone vuol dire distrazione: non c’è nessuna possibilità di utilizzarlo come apprendimento". Secondo: "Il cellulare incentiva l’utilizzo di una tastiera invece della biro e della grafia comune creando così un grave danno nello sviluppo neuro cerebrale dei bambini". Detto in altre parole "l’uso della tastiera non permette al cervello di utilizzare tutte le sue potenzialità". Terzo: "Lo smarthpone è uno strumento individuale a tutti gli effetti o quasi tutti. Noi pedagogisti sosteniamo che la tecnologia può essere un’opportunità, se usata collettivamente. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell'isolamento e nella distrazione, sottraendoli all'apprendimento sociale condiviso coi compagni".

Non pago il pedagogista fa a pezzi il 'mito' della didattica digitale che, dice, "non ha nessuna vera matrice pedagogica" e "non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa. Dove prima c'erano una cattedra e un docente da ascoltare perennemente, oggi troviamo uno schermo e delle crocette da fissare con una tastiera". 

Ma allora come spiegare la volontà del ministro di creare una commissione ad hoc per trattare il tema? "Mi sembra un’idea balzana, ma non credo che una proposta del genere possa andare molto avanti. Come le è venuta? Non lo so. Dovrebbe chiederlo al ministro". Un’idea però se l’è fatta. "Se le lobby digitali hanno avuto un peso? Ovviamente penso di sì". Di più. Consentire l’uso degli smartphone in classe vorrebbe dire "svendere la scuola italiana alle lobby digitali". 

Ma il problema dell’uso dei cellulari tra i ragazzini è molto più complesso e travalica le mura scolastiche. "L’abuso degli smartphone sta creando una situazione devastante" e a farne le spese sarà "un’intera generazione di bambini". Sarebbe troppo facile però scaricare tutte le responsabilità sulle famiglie. "I genitori italiani sono sotto attacco. Il nostro è l’unico Paese al mondo che consente ad un bimbo di otto anni di avere una carta telefonica. Basta la firma di un genitore".

Ed è "curioso", prosegue Novara, che l’Italia "non abbia recepito le direttive contenute nel nuovo regolamento europeo che fissa 16 anni il limite per l’uso dei social". Così come è curioso "che per l'alcool e per il tabacco sia proibita la vendita ai minori di 18 anni, ma che viceversa un bambino di 8 anni possa acquistare uno smartphone con internet incorporato". Una deriva molto pericolosa. "Se un bambino di otto anni finisce su un video porno o su un filmato dell’Isis resta traumatizzato. È  inammissibile che la legge conceda una possibilità del genere".

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