Scuola: i test a campione per gli studenti

L'annuncio di Azzolina. Non è ancora chiaro se saranno esami salivari o con prelievo di sangue: "Ma a scuola il rischio zero non esiste". Intanto è allarme per i tanti falsi negativi del mese di agosto

L'anmnuncio è arrivato dalla stessa ministra Lucia Azzolina: nelle scuole italiane che stanno per riaprire dopo sei mesi di pausa forzata saranno fatti "test a campione anche agli studenti", con il consenso dei genitori. L’ipotesi è di usare i test antigenici sulla saliva. E dopo la decisione francese, ora anche l’Italia intende valutare il dimezzamento dei tempi di quarantena riducendoli a sette giorni. Ma torniamo ai test agli studenti per rilevare l'eventuale positività al coronavirus.

Scuola: i test a campione anche per gli studenti

Al Senato ieri era il giorno dell'informativa della ministra dell'Istruzione che ha affrontato i temi più caldi: "Siamo consapevoli del fatto che il rischio zero non esista, anche a scuola" ha detto la ministra. Per questo "durante l'anno saranno fatti test a campione anche agli studenti per provare a ridurre il più possibile il rischio per avere la massima sicurezza. I test sierologici al personale scolastico ci sono, tanto personale li sta facendo".  

La ministra, scrive Michele Bocci su Repubblica si spinge molto più avanti del Cts, che per ora ha solo immaginato gli esami agli alunni, e oltretutto parla di un test diverso da quello indicato dai tecnici. Per gli alunni Azzolina annuncia un prelievo di sangue (così funziona il sierologico) mentre il Comitato tecnico scientifico da lei nominato suggeriva per gli studenti i test salivari, molto meno invasivi. Andrà fatta chiarezza.

Dopo aver considerato «meritevoli di considerazione» campagne di analisi su docenti e ragazzi il 23 giugno, il Comitato è andato più nello specifico il primo luglio. Quel giorno, prima è stato illustrato nel dettaglio come doveva funzionare lo screening degli operatori scolastici con il sierologico (in corso in questi giorni con risultati per ora non positivi) poi si è affrontato il tema studenti. In modo però ben diverso dalla ministra. "Per valutare il tasso di infezione da coronavirus e la dinamica di diffusione — dice il verbale — potrebbe essere proposta anche l’effettuazione di un’indagine molecolare su un campione rappresentativo della popolazione scolastica».

Siamo ancora al condizionale e da allora il tema non è più stato affrontato (e comunque non è stato scritto alcun protocollo operativo). Inoltre si parla di esami diversi dal sierologico che ricerca gli anticorpi legati al virus. Gli esperti pensano a test che dicono se l’infezione è in corso come «tamponi rino-faringei, ovvero test su saliva come alternativa meno invasiva e più economica». Non c’è dunque da parte del Comitato l’intenzione di prendere il sangue, fosse anche una goccia come in certi sierologici, agli alunni. Intanto per il tipo di risposta che si cerca, ma forse anche perché si è immaginato che un prelievo non sarebbe accettato da molti genitori, che ovviamente dovranno dare il loro consenso all’accertamento sui figli minorenni.

"Per rispettare il principio di distanziamento abbiamo poi lavorato tanto sul reperimento degli spazi", ha anche detto Azzolina ieri in Senato. "Abbiamo dato agli Enti locali 330 milioni per l'edilizia leggera e altri 30 milioni straordinari sull'edilizia scolastica finanziando quasi 6 mila Enti. Grazie al proficuo lavoro parlamentare dei mesi scorsi, poteri commissariali sono stati attribuiti a Sindaci, Presidenti di Province e Città metropolitane per sbloccare i cantieri e procedere con sollecitudine alla realizzazione dei lavori necessari".

Nelle prossime settimane "sarà fondamentale il senso di responsabilità di ciascuno e il rispetto delle Linee guida e dei Protocolli emanati insieme alle competenti autorità sanitarie. Sono stati mesi, quelli appena trascorsi, di intenso lavoro".

Scuola, inizio rinviato?

Test rapidi, nuovi dubbi: non sono affidabili?

Intanto è allarme per i test rapidi negativi eseguiti nel mese di agosto: "Uno su sei si è poi rivelato positivo", racconta il Fatto Quotidiano oggi in un articolo di Vincenzo Bisbiglia. Ed è un problema. Oltre una persona su sei fra quelle risultate negative al ritorno dalle vacanze, in realtà era positiva. Quasi una su tre, fra quelle analizzate con il test meno affidabile. Lo rivela una relazione riservata dell’Istituto Spallanzani di Roma, di cui il quotidiano è entrato in possesso.

Il documento di sei pagine, sottoscritto dalla direttrice del labora- torio, Maria Rosaria Capobianchi, è allegato a una missiva del 20 agosto del dirigente dell’Area rete ospedaliera della Regione Lazio, Giuseppe Spi- ga, che invita all’utilizzo dei test rapidi anche nei pronto soccorso. Si tratta dei tamponi veloci impiegati da Ferrago- sto all’aeroporto di Fiumicino. Il documento mette nero su bianco i dati sulla validazione dei test antigenici prodotti dalla Sd Biosensor Inc., lo “Standard Q” e lo “Standard F”, utiliz- zati nell’ultimo mese proprio su spinta dello Spallanzani e dell’unità di crisi della Regione Lazio. I tamponi sono stati rianalizzati in laboratorio fra Roma e Emilia-Romagna, ma il risultato non combacia. Per quanto riguarda lo “Standard Q”, di 850 test risultati negativi sul posto, infatti, ben 256 in realtà erano positivi, il 30% del campione.

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I “falsi negativi” potrebbero - il condizionale è d'obbligo - essere migliaia. I tamponi rapidi possono non essere precisissimi, ma  “è un rischio che ci siamo presi, è meglio di niente, nessuno ti dà la sicurezza al 100%”, dice Pier Luigi Bartoletti, medico e componente dell’unità di crisi regionale del Lazio. Dall’intro - duzione di questi test, la città di Roma ha quintuplicato i tamponi effettuati, dato cui si sta accodando il resto del Paese. Solo il Lazio viaggia a un ritmo di 10.000 tamponi al giorno, di cui l’80% sono appunto test rapidi. “Nessun falso negativo ha generato focolai”, dice ancora al Fatto Bartoletti, che aggiunge: “Sono complementari ai tamponi e ai test sierologici, ognuno ha la sua funzione”.

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