Scuola, test sierologici a tappeto: 2 milioni di esami per insegnanti e bidelli

Si parla di circa un milione e 900mila persone da testare in 15 giorni prima dell'inizio delle lezioni, scrive il Corriere della Sera riportando le indicazioni del Comitato tecnico scientifico consegnate al governo

Test sierologici per insegnanti e personale scolastico prima dell'inizio delle lezioni e chi risulterà positivo dovrà fare anche il tampone. Questa l'indicazione che il Comitato tecnico scientifico ha consegnato al governo, secondo quanto scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, in vista della riapertura delle lezioni frontali a settembre con il ritorno in classe degli alunni.

Mancherebbe ormai soltanto la decisione finale, ma lo screening a tappeto prima dell'inizio dell'anno scolastico "appare scontato" e il commissario Domenico Arcuri sarebbe già pronto ad attivare la gara d'appalto per la fornitura di due milioni di test, rivela il Corriere. Per quanto riguarda invece gli studenti, si prevedono verifiche "a campione" durante tutto l'anno scolastico.

Il ministro della Salute Roberto Speranza aveva già aperto ai test su insegnanti e personale e altre indicazioni. "La mia proposta è di ricostruire un rapporto organico tra scuola e sanità: recuperiamo il senso di una norma del 1961 che introduceva la medicina scolastica, superata negli anni '90 – aveva detto Speranza in una recente intervista a Repubblica - Una relazione organica costante della prevenzione sanitaria con le scuole. Ho proposto alle Regioni che questo modello venga ripristinato. Ci saranno test sierologici sui lavoratori, molecolari sulla popolazione scolastica. Un monitoraggio costante". La possibilità di effettuare i test sierologici sarebbe stata accolta in maniera favorevole anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina.

Scuola, test per docenti e personale ATA prima dell'inizio delle lezioni

Per gli esperti è essenziale che gli accertamenti siano effettuati a ridosso dell'avvio dell'anno scolastico, con risposta quasi immediata, così da avere la garanzia di un rientro in classe senza problemi e in sicurezza e ridurre il più possibile il rischio di trasmissione del virus. Chi risulterà positivo a test dovrà sottoporsi al tampone e in caso di conferma dovrà restare in isolamento.

I test non potranno essere obbligatori, scrive il Corriere (anche se "appare scontato che alla fine tutti decideranno di sottoporsi al test proprio nell'interesse della collettività e dei ragazzi"). Le Regioni dovranno fornire l'elenco delle scuole e programmare l'esecuzione dei test in accordo con i provveditorati. Si parla di circa un milione e 900mila persone da testare in 15 giorni, per un'operazione rapida che consentirebbe di avere una "mappatura" della situazione prima che i ragazzi ritornino sui banchi e che potrebbe vedere scendere in campo anche esercito e forze di polizia per procedere ai prelievi (questo sarebbe il suggerimento dei Cts).

Controlli "a campione" per gli studenti durante l'anno scolastico

Diverso il discorso per quanto riguarda gli studenti. Appare infatti decisamente poco realistico ipotizzare di poter testare gli oltre 8 milioni di studenti prima del rientro sui banchi. Più fattibile invece diluire i controlli "a campione" nel corso dell'anno e affidarsi al controllo dei genitori e al rispetto delle linee guida diffuse nelle scorse settimane: niente scuola per chi presenta sintomi, accesso vietato a chi ha una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi, distanziamento minimo di un metro e laddove questo non sia possibile uso della mascherina. Se uno studente dovesse risultare positivo dovrà entrare subito in isolamento, mentre per i compagni e gli insegnanti che sono entrati in contatto con lui scatterà la procedura di controllo per la messa in quarantena e l'esecuzione del tampone, riassume il Corsera.

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Si sta valutando inoltre la presenza di personale medico negli istituti. Una proposta che già avanzata negli anni scorsi da più parti e tornata ovviamente in auge vista l'attuale situazione. Il ministero della Salute "sta valutando tutte le opzioni e poi se ne discuterà nell'ambito della conferenza Stato-Regioni", scrive il Corriere, in vista della ripartenza in sicurezza.

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