Martedì, 2 Marzo 2021

Come trasformare un crisi pandemica in un’opportunità economica e sociale in cinque step

Una start up ha lanciato il kit test portatile per monitorare in autonomia le contaminazioni ambientali da Covid nei luoghi di lavoro

Il Digital Innovation Days 2020, l’evento online legato al mondo del digitale in tutte le sue sfaccettature, ha trovato, in questo periodo così particolare a livello globale, la sua perfetta collocazione. Mai come di questi tempi la digitalizzazione si sta rivelando infatti utile ed efficace nella vita quotidiana delle persone e soprattutto nella sfera lavorativa propria delle aziende.

Si è parlato soprattutto di start up, le vere protagoniste di questa transizione al digitale. E parlare oggi di start up significa parlare di tecnologia applicata ai più diversi settori e contesti, significa parlare di buone idee che riescono a sovvertire la normale ma spesso obsoleta concezione di business e gli storici rapporti concorrenziali tra operatori del mercato, significa avere a che fare con imprenditori giovani che vedono opportunità e sfide anche là dove gli altri vedono solamente una crisi e troppo spesso una buona scusa per chiudere bottega.

E, dunque, quale miglior terreno di sfida degli ultimi otto mesi, in cui l’emergenza Covid e il suo impatto economico a dir poco devastante hanno messo in ginocchio aziende e attività commerciali? Come poter trasformare una crisi pandemica di tale portata in un’opportunità di business?

Il caso Hyris: una strategia impeccabile in 5 step

Ebbene, c’è chi non solo è riuscito nell’impresa, ma è stato in grado di andare oltre e unire  il proprio business all’utilità sociale. É il caso di Hyris, start up leader nell’Artificial Intelligence applicata alla diagnostica avanzata. Cinque i passaggi fondamentali che hanno guidato la strategia aziendale in questo sconvolgente periodo storico:

  1. Creare un prodotto utile e necessario sfruttando tutte le tecnologie a disposizone. Hyris ha creato bCUBE, una piattaforma a dir poco rivoluzionaria di analisi di DNA portatile, sviluppando un kit test che consente di effettuare in autonomia le analisi di contaminazione ambientale da Covid. Un’idea perfetta per il periodo storico in cui viviamo e uno strumento scientifico decisamente utile alla ripartenza post-pandemia, che consente di monitorare la sicurezza di ambienti chiusi quali luoghi di lavoro.
  2. Un prodotto accessibile a tutti. Il test di bCUBE è basato sul tampone molecolare, lo stesso utilizzato nelle strutture sanitarie per rilevare la presenza di materiale genetico del Coronavirus nell’organismo umano. Se finora però, il tampone era una "tecnologia” appannaggio di medici e tecnici specialisti, oggi Hyris è riuscito a renderla accessibile a tutti, non rivolgendosi al target più scontato, quello dei laboratori e dei tecnici specializzati appunto, ma a quello di operatori non esperti, imprenditori in primis, permettendo così anche alle aziende di attuare autonomamente protocolli di monitoraggio in modo rapido ed efficiente, e a costi nettamente ridotti.
  3. Penetrare in un mercato notoriamente poco accessibile. La “liberalizzazione” di una tecnologia che, come detto, fino ad oggi era appannaggio di professionisti della sanità, ha permesso a Hyris di sfondare un mercato solitamente accessibile solo agli addetti ai lavori, con un prodotto che da un lato è uguale a quello proposto da questi, e che dall’altro è in grado di semplificarne la procedura di utilizzo: in pochi e semplici passaggi, infatti, chiunque può usare il kit portatile e, tramite un software di facile utilizzo, anche l’interpretazione dei risultati è alla portata di chi non ha esperienza di test genetici.
  4. L’“effetto cavia” è un ostacolo superabile. Se creare un tale prodotto trova teoricamente il sicuro interesse delle aziende in un’ottica di riapertura e ripartenza post-Covid, è proprio in esse però che è destinato a trovare anche i più grossi ostacoli, nel momento in cui le aziende chiedono garanzie e referenze autorevoli per essere le prime a testare su se stesse tale nuova tecnologia. L’“effetto cavia” in questo caso fa paura, soprattutto per il fatto che si tratta di una tecnologia legata a temi tanto delicati come la salute dei propri dipendenti e la sicurezza dei luoghi di lavoro, e ciò non fa che aumentare la cautela delle aziende nel suo utilizzo. Per questo Hyris ha attivato prontamente, viste le urgenti necessità dettate dalla pandemia, una stretta collaborazione con l’Università John Hopkins di Baltimora che, in qualità di referente più che autorevole, ha permesso di validare la tecnologia di eCUBE, così da agevolare l’iniziale penetrazione nel mercato del kit portatile.
  5. La crisi finirà, ma l’idea è replicabile. Il prodotto di Hyris, nei mesi caldi della pandemia e in quelli successivi, ha ottenuto subito grande apprezzamento e seguito sia in termini di ritorni economici che, evidentemente, dal punto di vista dell’utilità sociale. Il suo essere smart, fruibile da tutti e a basso costo, oltre che proposto esattamente nel momento in cui le aziende ne avevano più bisogno, ne ha decretato il rapido successo. Certo, è un successo che, non ce ne voglia Hyris, speriamo tutti non durerà, perché destinato a scemare insieme all’affievolirsi dell’emergenza pandemica. Questo il motivo per cui l’azienda ha deciso di non fermarsi e puntare ancora più in alto, pensando più in grande e ponendo lo step successivo nella creazione di un test simile da utilizzare però nei Paesi Africani per la lotta contro la malaria.

La soluzione giusta al momento giusto: il futuro è delle start up

Cosa ci insegna l’esperienza di Hyris? Che per fare business oggi è necessario sì avere un prodotto forte e innovativo, ma soprattutto che questo porti con sé un reale valore e un’utilità per il pubblico, intercettando le esigenze di questo nel preciso momento in cui esse si manifestano. Questa, dunque, la vera sfida delle start up: esserci nel momento del bisogno con la giusta soluzione. 

Se poi ne beneficia tutta la società, allora non ci sarà possibilità di fallire.

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