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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Biologico, Vizioli: "in un momento di crisi è uno dei pochi settori che cresce"

Il presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica spiega il successo delle Biodomeniche, parla di Politica agricola e di come dovrebbe migliorare, perché il 40% del bilancio comunitario è investito in agricoltura

“L'agricoltura biologica è un metodo di produzione. Se viene applicato questo metodo che parte dalla bio diversità del suolo e dell'ambiente in cui si coltiva e quindi dalla fertilità organica del terreno sicuramente si parla di qualità organolettica e nutrizionale”  Così spiega Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, perché il cibo bio significa realmente un diverso metodo agricolo. E come capire se davvero l’etichetta rappresenta una garanzia di qualità?  Se il mondo del biologico è il settore anticrisi, cosa è necessario potenziare? La Politica Agricola Comunitaria è una tutela per i produttori?
Lo scorso 6 ottobre in molte regioni italiane, si è organizzata la Biodomenica, l’iniziativa che ormai da 13 anni riunisce in piazza i produttori biologici e gli appassionati del settore, invogliando  i meno informati alla conoscenza dell’agricoltura biologica e dell’insieme dei valori che essa rappresenta. Domenica prossima in altre città del Bel Paese. Com’è andata?  Anche questo lo abbiamo chiesto al presidente Aiab

Com'è andata la prima Biodomenica di quest'anno nelle piazze italiane?
È  andata bene nonostante il mal tempo: è un appuntamento giunto alla quattordicesima edizione, ed è l'opportunità dei consumatori di incontrare direttamente in piazza, cosa ormai molto sviluppata nei mercati rionali e zonali. Quest'anno la nostra biodomenica era focalizzata sui temi del lavoro, dell'ambiente e quindi della biodiversità. Su questo sono stati poi chiamati i consumatori a interloquire.

L'iniziativa è stata inserita nelle attività del progetto Europeo Mind The CAP. Di cosa si tratta?
Si tratta di dire che la politica agricola comunitaria riguarda tutti. Fino a oggi le scelte di politica agricola sono state ristrette a una cerchia di poche associazioni di categoria, mentre la Pac è pagata con i soldi dei contribuenti; i quali hanno il diritto di sapere che oltre il 40% del bilancio comunitario è investito in agricoltura. Quindi decidere quale ambiente, quale salute, quale impatto deve avere il mondo agricolo è molto importante. Noi cerchiamo di informare la collettività su come potrebbe trarre benefici da una politica agricola che finalmente - perché non è mai successo -incentivi il governo del territorio alla salvaguardia dell'ambiente ed eviti di distribuire a pioggia  garantendo a tutti lo stesso premio anche se non tutte le azioni sono uguali. Conferire lo stesso contributo ad agricoltori che hanno attenzioni diverse all'ambiente è un grave errore.

Lei pensa che ci sia disinformazione su questo? E le biodomeniche si pongono come obiettivo anche di informare là dove si pecca?
Sì, perché se noi chiediamo a qualsiasi consumatore, qualsiasi cittadino che va a fare la spesa, se sa cosa sia la politica agricola, se conosce quali sono i contributi che vanno alle aziende, la risposta è negativa: non è informato perché, nonostante sia l'unica politica agricola comunitaria esistente, è un argomento su cui non viene minimamente coinvolto. Il mondo del biologico ha un forte bisogno di alleanza con i cittadini consumatori perché la richiesta di un modello sostenibile di agricoltura che in qualche modo ‘riporti’ alla collettività, prodotti sani e buoni per chi li mangia, per l'ambiente in cui sono coltivati, ma anche per la salute di chi li coltiva è interesse di tutta la collettività e non solo del mondo agricolo.

Dati SINAB hanno mostrato numeri in aumento del settore biologico nel 2012, per superficie coltivata operatori e consumatori.  Anche nel 2013 la fetta di mercato bio si confermerà uno dei pochi in crescita, dunque in qualche modo “anticrisi”?
Ad oggi stiamo parlando di un più 8% ed è questo uno dei motivi per cui è importante che la politica agricola tenga conto e sostenga il biologico, perché in un momento di crisi è uno dei pochi settori che cresce e quindi vuol dire che c'è un'attenzione e un bisogno da parte dei consumatori di avere la possibilità di arrivare al prodotto bio. Di conseguenza è importante e necessario che la politica agricola abbia un occhio di riguardo e in qualche modo riconosca a chi fa agricoltura biologica il ruolo sociale che svolge all'interno della collettività.

Il biologico si propone come cibo di qualità e consumo consapevole. Ma è così certo che ogni etichetta Bio rispetti questi criteri? A cosa bisogna fare attenzione?
L'agricoltura biologica è un metodo di produzione. Se viene applicato questo metodo che parte dalla bio diversità del suolo e dell'ambiente in cui si coltiva e quindi dalla fertilità organica del terreno sicuramente si parla di qualità organolettica e nutrizionale. Detto questo, la garanzia che ha il consumatore è un sistema di controllo, nel momento in cui c'è un'etichetta che dichiara prodotto biologico, questa ha un valore solo se è indicato anche l'organismo di controllo che ha autorizzato quel prodotto a entrare sul mercato. Noi siamo coscienti che tutto il sistema di controllo deve crescere, deve modificare anche i suoi atteggiamenti, perché un eccesso di burocrazia sta penalizzando molto i piccoli agricoltori, è vero che il consumatore è stato spaventato da scandali che ci sono stati e purtroppo sono scandali che riguardano l'importazione. È fondamentale, lo ripeto, che ci sia un sostegno, una strategia, perché di fronte al fatto che cresce la domanda interna, noi dobbiamo rispondere con la crescita della produzione interna e non con la crescita dell'importazione.

Qual è questo organismo di controllo?
Gli organismi di controllo sono numerosi e autorizzati dal Ministero. Sull'etichetta dei prodotti si trova il codice IT, se l'organismo di controllo è italiano, e un numero corrispondente, ed è questo l'elemento di garanzia che permette a chiunque abbia dei sospetti di portare il prodotto in questione ai Nas, oppure alla commissione frodi, ai vigili sanitari e attraverso quel codice numerico si risale alla produzione potendo tracciare tutto il percorso della filiera garantendo così il sistema di controllo e la certificazione.

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