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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Cambiamenti climatici, Silvestrini: “ci vuole la volontà politica”

Il direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia, sulle evidenze scientifiche del quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici, spiega il bisogno di manovre decise dei Governi, ma non nasconde il suo pessimismo

Lo scorso 27 settembre l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, ha reso pubblico l’attesissimo quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici. Le valutazioni emerse non lasciano spazio a equivoci: gli esseri umani sono i principali colpevoli di un Pianeta Terra in pericolo. Gli studi scientifici sono sempre più accurati e precisi e i dati a disposizione sono molti di più. Ecco perché la sicurezza di una responsabilità antropica è quasi incontestabile. Ma il futuro del Pianeta è in mano ai decisori ai politici e gli interessi economici in gioco dipendono da equilibri molto sottili e precari. Abbiamo cercato di capire cosa possiamo aspettarci e quali sono gli scenari probabili e abbiamo chiesto a Gianni Silvestrini, presidente del comitato scientifico di Kyoto Club, un punto di vista sulla situazione.

Può spiegarci, in estrema sintesi, a che punto è la conoscenza scientifica sui Cambiamenti climatici?
 Il rapporto di Ipcc, un organismo delle nazioni Unite che raggruppa centinaia di scienziati di tutti ipaesi ha permesso di fare il punto, di tutta l'evoluzione della conoscenza scientifica dell'uso di modelli di simulazione degli ultimi anni e questa elaborazione ha costituito di prendere atto di alcuni elementi importanti. Il primo è che si stanno restringendo i  margini di incertezza: se si guardano i vari rapporti che sono usciti negli ultimi 25 anni, si vede che ogni rapporto ha permesso di fare un passo in avanti nella conoscenza e nell'esclusione di dubbi. Quindi l'uso di modelli di simulazione sempre più raffinati e l'acquisizione di dati sperimentali ha consentito di restringere i margini di errore. Questo permette di poter fare delle valutazioni, sugli scenari sul medio e lungo periodo, anche qui con un margine di errore inferiore. Alcuni dati compresi nell'ultimo rapporto, ci indicano la gravità della situazione e indicano anche quali sono valutazioni che si fanno realisticamente sulla evoluzione possibile nei prossimi decenni.

 Il quinto Rapporto Ipcc sul cambiamento climatico illustra quattro scenari possibili. Nel più drammatico i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 - 2005. In quello più favorevole, i mari aumenteranno di 24 centimetri e la temperatura aumenterà di un grado. Sono entrambi probabili o la virtù sta nel mezzo? 
Chiaramente gli scenari dipenderanno in maniera molto determinante dalle politiche che verranno adottate dai vari governi. In questo momento  assistiamo ad alcune azioni virtuose, alcuni successi anche, pensiamo per esempio al campo delle fonti rinnovabili: la riduzione dei costi del fotovoltaico ha prospettive molto interessanti, non immaginabili fino a qualche anno fa. Però è vero che se si vuole evitare lo scenario peggiore è necessario che si arrivi entro il 2015 a un accordo mondiale sul clima che riguardi tutti i Paesi non solo gli industrializzati, ma anche i Paesi in via di sviluppo o ex in via di sviluppo come Cina e Brasile. Questa è la vera partita: abbiamo due anni di tempo per capire se lo scenario alto o lo scenario basso saranno i più probabili. Se si raggiungerà un accordo mondiale è probabile che riusciamo a mantenerci nella fascia bassa anche se io sono molto pessimista. Si tratta di mettere in discussione l'intera economia, perché parliamo di trasporti, di edilizia, della produzione di energia. È un'impresa molto complessa che riguarda interessi molto elevati e questo spiega la resistenza, anche di fronte a dati inoppugnabili, ad adottare politiche coraggiose sul fronte del clima.

Ipotizziamo che i governi finora contrari si convincano della responsabilità umana sui cambiamenti climatici. Dovrebbero, come lei ha appena spiegato, immediatamente mettere in atto politiche adeguate. In primis le chiedo quali sono, secondo lei, le più importanti e urgenti? E quanto tempo occorrerà perché se ne possa trarre beneficio?
 Il settore nel quale si sono visti i cambiamenti più rapidi è stato quello della produzione di energia elettrica, in questo settore si è avuta un'evoluzione molto rapida delle tecnologie delle fonti rinnovabili; quindi ci sono prospettive al fine di una progressiva decarbonizzazione che riguarda non solo i Paesi industrializzati. Anche la Cina ha iniziato un processo sulla diffusione dell'eolico, del fotovoltaico ed è probabile che questo processo vada avanti. Nel settore dell'edilizia alcuni Paesi alcune aree hanno definito con chiarezza gli obiettivi. L'Europa vuole che si avvii un processo di decarbonizzazione nel settore dell'edilizia: vale a dire che dal 2021 tutti i nuovi edifici siano quasi a consumo zero, ma ovviamente è un processo che va generalizzato. Il settore trasporti è forse più difficile da trattare e su questo ci sarà la necessità di una evoluzione sia dal punto di vista delle tecnologie, pensiamo alla possibile diffusione di veicoli elettrici; Per il governo della mobilità pensiamo alle nostre città: soluzioni soft come il car scharing possono dare sicuramente un grosso sollievo fornire lo stesso servizio avendo l'uso dell'auto, ma non la proprietà e questo consente di ridurre il numero di auto in circolazione. C'è bisogno di grande intelligenza e creatività, la tecnologia può fare e sta facendo molto, ma ci vuole la volontà politica forte perché si ottengano i risultati che consentano di evitare un esito catastrofico come sarebbe se non si arrivasse a un'azione congiunta in tutti i paesi del mondo.

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