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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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De Castro: "soddisfatto, ma non è la PAC che avremmo voluto"

Lunghissimi negoziati, un Parlamento europeo protagonista e numerose differenze rispetto alle proposte fatte da Cioloş. La nuova PAC spiegata dal Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha approvato il venti novembre scorso, a grande maggioranza, la riforma della Politica agricola comune (Pac). A lungo attesa, e di importanza fondamentale perché non solo pone quadri di riferimento per i Paesi, ma sostiene economicamente il settore agricolo. Per l’Italia non può che essere punto di partenza per un rilancio completo di quello che è uno dei comparti d’eccellenza della nostra Penisola. Paolo De Castro, Presidente della  Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha raccontato il suo punto di vista

È stata approvata la nuova Politica Agricola Comune  2014-2020. In cosa si differenzia dalla vecchia PAC e perché?

I negoziati sono stati lunghissimi e le differenze rispetto alla proposta che ci ha fatto il commissario Dacian Ciolo? (nel 2009 nominato, dal presidente della Commissione Europea Traian B?sescu, capo di una commissione annuale incaricata di analizzare politiche per lo sviluppo rurale ndr) sono veramente tante. Il Parlamento Europeo, in questa occasione, ha avuto i poteri di co-legislatore grazie al trattato di Lisbona, quindi abbiamo giocato un ruolo da protagonisti e molte sono le novità.
Innanzitutto è una PAC più verde e che stabilisce minimo il 30% degli aiuti diretti legati a pratiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Poi è più equa perché verranno ridistribuiti gli aiuti:si toglierà un po' a chi prendeva molto dando di più a chi prendeva poco. È ?una PAC rivolta ai giovani,  - questa è la cosa di cui il Parlamento Europeo è più orgoglioso - perché finalmente riceveranno un aiuto obbligatorio che ciascun Stato membro dovrà dare a tutti gli agricoltori che rientrino nell'et prestabilita. Si tratta di un cambiamento importante perché significa un aumento di 25-30% di aiuti agli agricoltori con meno di 40 anni. E ancora, è una PAC che aiuterà le imprese a essere più forti e competitive, e si cercherà di sostenere di più gli agricoltori che tentano di formare organizzazioni di produttori, cooperative, strumenti aggregativi per affrontare un mercato più difficile, ma anche un mercato che sta offrendo tante opportunità; ne sono un esempio le esportazioni, la crescita del fatturato, dell'occupazione, unico settore, quest'ultimo, in un momento di grave crisi economica.

Nei dibattiti sulla Pac, uno dei temi centrali è sempre stato il suo impatto economico, in particolare è stata accusata la politica agricola di ricevere troppi finanziamenti a danno delle altre politiche. In Italia, considerando il tempo di crisi, ci saranno conseguenze negative o positive?

L’avvenuto taglio del bilancio,  rispetto a quello complessivo, deciso dai capi di Stato e di Governo che hanno ridotto il finanziamento europeo di parecchie decine di miliardi di euro, tutto sommato è una riduzione non particolarmente grave. L'Italia porta a casa un calo di circa sei punti e mezzo percentuali sugli aiuti diretti e una riduzione minima dello sviluppo rurale, praticamente le stesse risorse, per il 2014 – 2020, di quelle ricevute nel 2006/2013. Riguardo a quanti soldi spende l'Europa per l’agricoltura, c’è da dire che praticamente ci si occupa solo di agricoltura, fondi regionali e ricerca. Il problema è che l'Europa fa troppo poco, noi abbiamo solo l'1% delle risorse europee, e se pensiamo per esempio che Stati Uniti hanno il 23% del bilancio federale, facendo il confronto ci accorgeremo che le politiche americane spendono in valore assoluto molto di più di noi: 85miliardi di dollari contro 52miliardi di euro. L’auspicio è che si possa fare di più.

Come ha risposto il settore agricolo alla neonata riforma?

Le organizzazioni degli agricoltori, delle cooperative sindacali hanno sicuramente tirato un respiro di sollievo. Le prime proposte che aveva messo sul tavolo il commissario Ciolo? erano assolutamente penalizzanti per l'agricoltura e soprattutto per quella mediterranea: Spagna, Francia, Italia, Grecia e Portogallo sono stati i principali protagonisti dei cambiamenti che hanno concesso più attenzione al valore delle produzioni. La sostenibilità ambientale non può prescindere dalla sostenibilità economica e sociale altrimenti il rischio è che le imprese chiudano e non c’è ambiente che potrà essere tutelato senza imprese.

Dei sette punti messi in rilievo da Ciolo?, quindi l'alimentazione, la globalizzazione, l'ambiente, la sfida economica,  quella territoriale, la diversità dell'agricoltura e la semplificazione della politica, cosa è rimasto fuori?

Il tema che di più ha deluso il Parlamento europeo è quello della competitività. Viviamo in un mondo globale e competitivo, perciò dobbiamo organizzarci per essere più forti, dare maggiore attenzione alla ricerca all'innovazione e a tutti quegli strumenti che possono rendere le nostre imprese più forti. Co sono già i sistemi assicurativi, i fondi mutualistici, però io penso che la revisione della PAC del 2017 ci darà la possibilità di migliorare l’attuale proposta e renderla ancora più vicina agli interessi delle nostre imprese. Del resto sono quelle che stanno dando più soddisfazione dal punto di vista economico, sono le uniche imprese che in un momento di crisi continuano a crescere.

Si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti?

Certamente soddisfatto se guardo la posizione iniziale, ma non posso dire certo che questa PAC sia quella che avremmo voluto e scritto noi. Rispetto alle proposte del commissario Ciolos il testo finale approvato oggi, considero sicuramente i tanti miglioramenti fatti. Il ruolo del Parlamento è stato importantissimo e di questo tutti i nostri 85 deputati europei che compongono la commissione sono orgogliosi.

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