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Venerdì, 28 Gennaio 2022
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L’Etna entra a far parte del firmamento UNESCO

L’Unesco conferisce al Bel Paese altri due riconoscimenti. A gioire soprattutto la Sicilia e la Toscana: l’Etna e le Ville Medicee diventano patrimonio dell’umanità

Vivere in un luogo dove ogni giorno si può ammirare un vulcano è già una bel dono, se poi il vulcano in questione viene pure proclamato patrimonio mondiale dell’Unesco, diventa un vero privilegio. Si tratta dell’Etna, il Monte ‘siculo’ alto 3.343 metri e definito, dal comitato che ha assegnato il riconoscimento,  come uno dei “più emblematici e attivi del mondo”. L’attività del vulcano risale a più di 500.000 anni fa  ed è storicamente descritta da almeno 2.700 anni.

La decisione è stata presa a Phnom Penh, in Cambogia, durante il 37° World Heritage Committee (Comitato del Patrimonio Mondiale). Assieme all’Etna premiate anche le ville medicee, come testimonianza dell'influenza esercitata dai Medici sulla cultura europea moderna attraverso il loro mecenatismo.


La doppia proclamazione (l'Etna e le ville medicee) rinvigorisce il primo posto dell'Italia nella classifica delle meraviglie dell’umanità, con ben 49 siti iscritti. Consolidare il primato però vuol dire anche aumentare la responsabilità, di fronte al mondo, di preservare posti così straordinari. 
Soprattutto quelli che diventano patrimonio dell’umanità per “meriti” naturali. Forse non tutti sanno che i luoghi speciali proclamati dall’Unesco patrimonio dell’umanità non sono solo opere costruite dalla mano dell’uomo come città e monumenti (il centro di Roma, la reggia di Caserta, Verona, solo per citarne alcuni), ma anche luoghi scelti per criteri esclusivamente naturali.

Il Bel Paese, con l’inserimento dell’Etna nella Lista del Patrimonio Mondiale, ne vanta quattro: le isole Eolie sempre in Sicilia, il Monte San Giorgio in Lombardia e le Dolomiti del Trentino Alto Adige.
Uomo e natura non sono in contrapposizione, anzi. La Convenzione per il patrimonio mondiale del 1972, riconosce i modi in cui l'uomo interagisce con la natura, e il fondamentale bisogno di preservare l'equilibrio fra i due. Così, oltre ai criteri naturali esistono come detto quelli culturali e il quinto di questi prevede che un luogo sia un esempio eccezionale di insediamento umano, di utilizzo del territorio o del mare, rappresentativo di una o più culture e dell'interazione dell’uomo con l'ambiente specialmente quando questo è diventato vulnerabile sotto l'impatto di cambiamenti irreversibili.

Ecco allora che l’Italia può esser fiera di ospitare nei suoi confini Venezia e la sua laguna, i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera, il Delta del Po, Portovenere, le Cinque Terre e le Isole (Palmaria, Tino e Tinetto) e la Costiera Amalfitana.

Che la straordinarietà di questi posti vada tutelata affinché anche le generazioni future possano goderne, è abbastanza scontato. Ma cosa facciamo per proteggere e valorizzare risorse tanto importanti?
Secondo dati dell’Istat, nel 2010 l'ammontare della spesa ambientale erogata dalle regioni italiane è stata pari a 4.329 milioni di euro, corrispondente a una spesa media di 71,6 euro per abitante, con un'incidenza sul Prodotto interno lordo (Pil) pari allo 0,28%. Rispetto al 2009 la spesa è diminuita di circa il 15%!

In Italia oltre la metà dei soldi destinati all’ambiente è impegnata per la sua tutela, ma questo non basta se non viene accompagnato da un investimento per la valorizzazione, anche in senso turistico, delle nostre bellezze.

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