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Domenica, 28 Novembre 2021
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Ridurre e riciclare prima di tutto

I comuni italiani smaltiscono ancora troppi rifiuti in discarica. Ecco le proposte di Legambiente per un’Italia rifiuti free

Sono ancora troppi i rifiuti smaltiti in discarica nel nostro Paese: ad affermarlo Legambiente nel dossier presentato lo scorso 19 novembre a Roma in occasione del convegno “Ridurre e riciclare prima di tutto”. Ma non è l’unica. I dati del rapporto dell’Ispra, che la stessa Legambiente riprende, parlano chiaro: nel 2012 è finito sotto terra il 39% dei rifiuti urbani, 11,7 milioni di tonnellate ovvero 196 kg per abitante in un anno. 186 erano, invece, le discariche attive: un numero elevato che fa comprendere come la normativa europea riguardo proprio questa pratica non è stata ancora recepita correttamente nel nostro Paese. Questa, infatti, prevede, oramai da più di vent’anni, che lo smaltimento in discarica diventi un’opzione residuale dopo prevenzione, riciclaggio e recupero.
 

Insomma l’Italia ancora oggi ha una gestione non molto virtuosa dei propri rifiuti con gravi conseguenze non solo sul piano ambientale, sicuramente il più importante, ma anche su quello economico: la Commissione europea ha, infatti, avviato diverse procedure d’infrazione sulle nostre discariche e se l’Italia non intraprenderà le bonifica spenderà in multe più di quanto spenderebbe per concludere le operazioni di risanamento ambientale delle aree in cui insistono gli impianti.
 

La fotografia scattata da Legambiente delinea una situazione molto eterogena per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dove i casi peggiori nel 2012 sono risultati in Sicilia (83% dei rifiuti urbani smaltiti in discarica, 404 kg per abitante), Calabria (81%, 356 kg/ab) e Liguria (66%, 388 kg/ab). Il record per quantitativi smaltiti sotto terra in valore assoluto spetta però al Lazio (2,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani), seguito dalla Sicilia (2 milioni di tonnellate) e dalla Puglia (1,2 milioni di tonnellate). Ma la questione è di portata nazionale: sottolinea l’Associazione ambientalista che nel 2012 la metà delle regioni italiane smaltisce in discarica più del 50% dei propri rifiuti urbani.
 

Per quanto riguarda le discariche attive, 79 sono localizzate al Nord, 66 al Centro e 41 al Sud. La regione col maggior numero di impianti è l’Emilia Romagna (18), seguita da Piemonte (16), Sicilia, Toscana e Trentino Alto Adige (14).
 

Visti questi dati, per nulla confortanti, che cosa si può fare, allora, per invertire la rotta e ridurre finalmente il conferimento in discarica? E’ questa la domanda cruciale che si pone l’Associazione ambientalista, che propone come soluzione di “tartassare la discarica”. Cosa vuol dire? significa eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti, incentivare il riciclaggio perché diventi più conveniente del recupero energetico e promuovere serie politiche di prevenzione con il principio “chi inquina paga”.
 

Il basso costo di smaltimento dei rifiuti in discarica in diversi territori rappresenta sicuramente il maggiore appeal per questa pratica: ad esempio in Puglia il costo medio è di 50 euro per tonnellata, mentre nel Lazio si va dai 40 ai 70 euro/t. Ed è proprio su questo aspetto che la politica deve concentrare le sue forze per trovare immediatamente una soluzione. Quando, infatti, i costi sono alti, diventa più conveniente sviluppare la differenziata e il riciclaggio, come dimostrano le regioni più all’avanguardia su questo fronte: è il caso del Veneto (differenziata pari al 63%) dove il costo della discarica arriva fino a 150 euro/t o del Trentino (differenziata pari al 62%) con i suoi 119 euro/t.
 

«La strada per uscire dall’emergenza non è in discesa ma se c’è la volontà politica si può fare anche in tempi brevi» ha spiegato nel corso del convegno Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente.

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