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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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Sprechi alimentari, non è solo una questione di cibo

Mentre il Pianeta fa fatica a procurare risorse per i suoi sette miliardi di persone, almeno un terzo di tutto ciò che coltiviamo si perde tra il campo e il consumatore. È urgente ridurre il nostro impatto ambientale, anche mangiando consapevolmente

Quando si parla di sprechi alimentari, l’associazione più immediata è l’immagine del cibo che finisce tra i rifiuti, ma non è altrettanto istantaneo l’altro aspetto di una tematica così delicata e ampia. Pur volendo evitare retorica e inflazionati luoghi comuni non si può schivare una riflessione tanto semplice quanto paradossale: la fame è aumentata, mentre una parte di popolazione è diventata più ricca e ha prodotto molto più cibo che in passato. Un limite intrinseco del rapporto tra uomo e ambiente? O vigono forse leggi non adeguate per la distribuzione del prodotto globale?

Il recente rapporto targato WWF, “Quanta Natura Sprechiamo” analizza gli impatti ambientali lungo tutta la catena alimentare, dalla produzione delle materie prime fino alla trasformazione, alla distribuzione, al consumo e allo smaltimento. È necessario e urgente, per l’associazione ambientalista,  migliorare il rapporto del cibo con l’ambiente e quel che viene proposto per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso è un approccio integrato tra mondo scientifico, i cittadini, le imprese, i decisori politici, le organizzazioni di consumatori e altre organizzazioni non governative. Il WWF non ha dubbi e individua nell’eliminazione degli sprechi alimentari una rilevante opportunità per “ridurre la nostra pesante impronta sul Pianeta Terra.

Anche per l’UNEP - che in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2013 ha scelto il tema Think.Eat.Save. Reduce Your Foodprint (Pensa Mangia Risparmia. Riduci la tua Impronta alimentare) - si tratta di una questione etica economica e ambientale, dato l'enorme spreco di energia, acqua, fertilizzanti e altri fattori della catena alimentare, a causa del cibo prodotto, ma mai mangiato. In effetti, almeno un terzo di tutto ciò che coltiviamo su questo Pianeta si perde tra il campo e il consumatore. Ma se molto è stato fatto in questa direzione, tanto altro in programma è stato disatteso e i problemi da risolvere sono ancora tanti. Sempre secondo l’UNEP 200 milioni di persone possono essere nutrite con la quantità di cibo sprecata in Europa e ogni anno si sperpera quasi tanto cibo quanto ne produce l’intera rete alimentare del Sud Africa.

Mentre il Pianeta, infatti, fa fatica a procurare risorse per i suoi sette miliardi di persone (che diventeranno 9 miliardi nel 2050), la Fao stima che un terzo della produzione globale di cibo è sprecata o persa. E questo accade nello stesso momento in cui una persona su sette ogni giorno va a letto affamata e più di 20.000 bambini di età inferiore ai cinque anni muore quotidianamente per fame.

Ogni piccola azione, pensata, può avere un grande impatto, a livello micro e macroeconomico, fino a coinvolgere l’economia domestica. Qualunque sia il proprio rapporto con il cibo, di mero sostentamento o di sfizio culinario, si può fare uno sforzo in più e aver cura di quanto e come si acquista e poi non si consuma: riducendo l’Impronta alimentare. Quindi mangiare, ma farlo consapevolmente, perché la quantità di cibo che viene persa lungo l'intera catena alimentare in fase di produzione, distribuzione, consumo e smaltimento ha implicazioni economiche, sociali e ambientali impressionanti, e stanno continuando a crescere come una minaccia reale per il Pianeta.

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