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Energia

L’importanza della riqualificazione energetica degli edifici storici italiani

Molti i casi interessanti: efficienza e uso delle rinnovabili richiedono in questo caso interventi e prodotti specifici

La riqualificazione energetica degli edifici è un tema molto caldo che non interessa solo gli immobili dei privati, ma anche quelli storici. In Italia in particolare è un argomento di stretta attualità vista la ricchezza del nostro patrimonio artistico.

Riuscire a riqualificarli rappresenta una sfida importante perché bisogna mantenere immutato il loro valore storico e artistico ed è un’opportunità ulteriore per valorizzare il patrimonio culturale.

L’approccio migliore è quello trovare una via di mezzo che richiede dei compromessi. Durante un convegno organizzato dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio/Soprintendenza speciale per il PNRR e il MAXXI si è appunto ribadito come la presenza della pubblica amministrazione che ricopre un ruolo attivo possa aiutare a ottenere un intervento di riqualificazione energetica più integrato nell’immobile.

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La sfida dei vincoli patrimoniali

All’interno della legislazione italiana ci sono dei vincoli specifici relativi agli interventi di riqualificazione. Molti degli edifici storici, infatti sono sottoposti a vincoli normativi che limitano gli interventi di riqualificazione. Inoltre gli edifici storici hanno caratteristiche differenti rispetto a quelli moderni per questo non solo bisogna conoscere i vincoli e le leggi per intervenire in modo adeguato e spesso i costi sono maggiori.

Nonostante queste difficoltà, la riqualificazione energetica comporta una serie di vantaggi. Il più importante è avere edifici con consumi ridotti e ridotte emissioni di CO2 con benefici economici e ambientali. Inoltre, con la riqualificazione, questi immobili diventano più confortevoli e si aumenta la loro fruibilità.

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Gli interventi necessari per la riqualificazione degli edifici storici

Ci sono vari interventi, il principale è l’isolamento termico delle pareti, dei pavimenti e dei tetti. A questi va aggiunta anche la sostituzione degli infissi vecchi, con quelli che riducono la dispersione del calore e impianti di riscaldamento e raffreddamento che tengono sotto controllo i consumi energetici. Infine un altro esempio è l’utilizzo dell’illuminazione a LED, una scelta che aiuta considerevolmente a ridimensionare i consumi energetici.

Alcuni esempi di riqualificazione energetica degli edifici storici

Prendendo spunto dalle direttive vigenti, ci sono stati esempi degni di nota di riqualificazione energetica degli edifici storici. Una delle regioni coinvolte è stato l’Abruzzo: qui al centro dell’interesse c’è stato il Castello Camponeschi (AQ) dove il consiglio regionale ha preso atto dell’approvazione da parte della Sovrintendenza dell’inserimento del coppo fotovoltaico sulle coperture. Dato che l’intervento non rendeva autonomo il castello, regione e Sovrintendenza hanno deciso di realizzare un borgo fotovoltaico vicino alla struttura che l’ha resa del tutto autonoma. Un traguardo interessante perché il borgo stesso non ha alcun impatto visivo sul contesto che la circonda.

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La collaborazione tra Sovrintendenza e realtà comunali trova poi in Navelli (sempre nell’Aquilano) l’esempio virtuoso. Qui i pannelli fotovoltaici non si “addicevano” al borgo, allora si è scelto di dividerlo in zone domandandosi quali impianti e fonti rinnovabili potessero essere installati, ma anche quali interventi fossero permessi. Ogni zona ha avuto la sua scheda con tutti gli interventi che si potevano realizzare. Partendo da tutto questo, un gruppo di 6 comuni vicino alla Majella (Pescocostanzo, Rivisondoli, Pacentro, Cansano, Campo di Giove, Pettorano sul Gizio) ha collaborato con la Sovrintendenza per individuare le aree in cui localizzare gli impianti fotovoltaici e le modalità di installazione.

Non solo in Abruzzo, anche in Campania ci sono casi da prendere in considerazione come il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli che rappresenta il primo esempio di partnership tra pubblico e privato per la riqualificazione di un museo: in questo è stata determinante la collaborazione anche del Ministero dei Beni Culturali e di Invitalia, centrale di committenza. L’investimento che si aggira sui 45.726.000 euro, di cui circa il 48% circa del totale è pubblico e il restante arriva dal committente privato: in pratica è stata prevista la riqualificazione energetica attraverso un impianto fotovoltaico e un impianto di trigenerazione, in grado di autoprodurre più del 90% dell’energia necessaria al Museo con un risparmio di circa il 50%.

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