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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Energia

Piano energia, le nuove misure del governo

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in tema di aiuti ed energia: dal gas al carbone, passando per energie rinnovabili e rigassificatori, ecco le novità in arrivo

Il conflitto tra Russia e Ucraina, oltre a generare profondo dolore e incertezza per il futuro, ha messo in crisi i già difficili equilibri economici e ambientali di moltissimi Paesi. L’impennata dei prezzi delle materie prime, l’incertezza dei mercati economici, la paura della mancanza di gas, il tasso di inflazione in crescita e l’aumento dei costi delle bollette che mette in crisi famiglie e imprese stanno incidendo fortemente anche sulla spinta verso la riduzione progressiva dell’uso dei combustibili fossili e la transizione energetica stabilita anche a seguito del G20 di Roma.

Una situazione che il governo ha deciso di affrontare con il decreto aiuti ed energia approvato nella giornata del 2 maggio.

"Nel clima di grandissima incertezza che c'è, il governo fa il possibile per poter dare un senso di direzione, di vicinanza, a tutti gli italiani e le azioni, le decisioni di oggi rappresentano bene questa determinazione del governo. In un certo senso, è il senso del governo stesso", ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nell'illustrare il decreto.

Dall’indipendenza dal gas russo alla semplificazione dei procedimenti relativi alla realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, vediamo i punti salienti del nuovo decreto energia.

L’indipendenza dal gas russo

Tra i punti più importanti affrontanti dal nuovo decreto legge in materia di energia troviamo la situazione sul gas proveniente dalla Russia, riguardo al quale la "strategia del governo è quella di affrancarsi il più rapidamente possibile”.

Come affermato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani durante la conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri "l'obiettivo primario è quello di riuscire a trovare sorgenti di gas che ci consentano in tempi relativamente rapidi, eventualmente, di rimpiazzare i 29 miliardi di metri cubi che sono importati dalla Russia".

La principale fonte di approvigionamento di gas, infatti, è proprio la Russia, dalla quale abbiamo importato 30 miliardi di metri cubi di gas solo nel 2021. 

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La strategia per affrontare e ridurre questa dipendenza energetica, dunque, si fonda principalmente su tre principi cardine:

  • perseguire la diversificazione delle forniture, aumentando il gas che arriva in Italia attraverso i gasdotti – ad esempio solo dall’Algeria nell’arco di tre anni ci sarà un aumento del gas importato di 9 miliardi di metri cubi
  • aumentare la quantità di gas liquefatto che arriva in Italia via nave – “grazie agli accordi con Algeria, Angola, Congo, Qatar il gas liquefatto importato aumenterà di 1,5 miliardi di metri cubi quest’anno per arrivare a regime, nella seconda metà del 2024, a 12,7 miliardi di metri cubi”, ha affermato Cingolani
  • puntare sulle energie rinnovabili e sul piano risparmi – la crescita delle energie rinnovabili ci consente di risparmiare 7 miliardi di metri cubi di gas al 2025, mentre le altre misure di risparmio, come il controllo delle temperature domestiche o lo sviluppo di biocarburanti, ci permettono di tagliare 2,5 miliardi di metri cubi quest’anno e arrivare a oltre 10 miliardi nel 2025.

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Nel decreto, inoltre, troviamo anche un’importantissima norma sui rigassificatori: “Al fine di potenziare la sicurezza energetica nazionale e diversificare le fonti di approvvigionamento, le opere finalizzate all'incremento della capacità di rigassificazione nazionale costituiscono interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti. Per la celere realizzazione di tali opere, saranno nominati uno o più Commissari straordinari di governo”. Il gas naturale liquido (Gnl), infatti, per poter essere immesso nella rete dei gasdotti deve essere trattato nei rigassificatori. Di conseguenza, per aumentare la capacità di rigassificazione del nostro Paese verranno installati due rigassificatori galleggianti, uno entro l'inizio del prossimo anno il primo e l'altro a fine 2023.

Le centrali a carbone

Per emanciparsi dal gas russo, un altro punto cruciale riguarda le centrali a carbone. Con il nuovo decreto legge è stato stabilito che le 4 centrali a carbone che erano in dismissione – ovvero quelle di Brindisi, Civitavecchia (RM), Fusina (VE) e Monfalcone (GO) - verranno nuovamente mandate a pieno regime, consentendoci di risparmiare 3,5 miliardi di metri cubi di gas, per un massimo di 12/24 mesi. L’incremento della produzione da fonti fossili tramite l'utilizzo delle centrali a carbone, dunque, è una misura temporanea tramite la quale non si intende rinunciare al percorso di decarbonizzazione, una volta venuta meno l'emergenza.

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Al riguardo, il ministro Cingolani ha affermato che “emetteranno più CO2, ma nel frattempo accelereremo così tanto con le rinnovabili che tali emissioni verranno presto compensate. E rimane comunque una misura transitoria».

Le energie rinnovabili

Con questo nuovo decreto, infine, sono state approvate “numerose liberalizzazioni e importanti riforme nel settore delle energie rinnovabili” che dovrebbero permettere, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, di accelerare la transizione ecologica e “di fare quello scatto negli investimenti nelle rinnovabili che contribuiranno sicuramente a renderci più indipendenti dal gas russo” spiega il premier Mario Draghi.

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Il governo, dunque, vuole guardare oltre questa fase di emergenza. Di conseguenza sono state individuate ulteriori aree idonee ai fini dell’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e vengono ulteriormente semplificati i procedimenti relativi alla realizzazione degli impianti. Vengono inoltre introdotte misure per potenziare la produzione di energia rinnovabile per il settore agricolo e per semplificare i procedimenti di autorizzazione per ammodernare le linee elettriche esistenti. 

“Nonostante la guerra in Ucraina, siamo determinati a perseguire l’obiettivo che ci siamo dati: ridurre del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030. E, come è scritto nel Pnrr, far sì che in quello stesso anno il 72% dell’elettricità sia prodotta da fonti rinnovabili” conclude Cingolani.

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