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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Gamechangers

Novameat, la bistecca stampata in 3D può cambiare il mondo

Fondata da Giuseppe Scionti, Novameat ha sede a Barcellona. La sua mission è cambiare radicalmente il modo di intendere l’alimentazione nel mondo, grazie al processo della microestrusione.

I fan di Star Trek sicuramente ricorderanno il potere sconvolgente del replicatore, macchina tecnologica capace di ricreare qualsiasi varietà di cibo partendo dall'energia pura o da una materia inerte. Un imprenditore italiano, Giuseppe Scionti, classe 1986, ha accontentato tutti, possiamo dire “replicando il replicatore”.

Stiamo parlando di Novameat, una start up ormai di dominio pubblico, che è riuscita a riprodurre, grazie a un processo di stampa in 3D basato sulla microestrusione, la struttura interna della carne, dandogli la stessa compattezza e resistenza al taglio.

Novameat: la bistecca del futuro

La bistecca del futuro creata da Novameat è interamente vegetale, ma il gusto e la consistenza sono quanto di più vicino a una bistecca tradizionale. È realizzata con acqua, proteine di pisello isolate, olio di girasole, fibre delle alghe, estratto di succo di barbabietola e aromi naturali.

Il progetto prevede un percorso ancora lungo: non è ancora possibile, infatti, commercializzare le stampanti 3D per uso domestico. Eppure, questa rivoluzione potrebbe essere presente già in parecchi ristoranti entro la fine di quest’anno e nel 2022  potrà essere prodotta su grande scala con macchine industriali.

L’idea di Scionti mira a rivoluzionare in maniera concreta l'industria alimentare e l'ambiente nonché il singolo consumatore, che vedrà un forte apporto proteico in Novameat, perfettamente comparabile a quello della carne.

Alternative alla carne

In tutto il mondo è già presente il commercio di prodotti analoghi alla carne. Basti pensare a Beyond Meat, prodotto di origine proteica, completamente vegetale, dal sapore e dalla consistenza del tutto simile a quello di origine animale. Oppure Quorn, marchio commerciale di un composto alimentare formato da più ingredienti, tra cui il Fusarium venenatum, fungo filamentoso e rosa dalla consistenza dura, simile a quella delle fibre muscolari.

La differenza tra queste due realtà e Novameat è però sostanziale: “Noi per fare la carne creiamo delle microfibre con la tecnologia della microestrusione che si basa sulla tecnica della biostampa in cui si creano microfilamenti che ricreano i tessuti muscolari dell'animale” ha affermato Scionti. “La differenza rispetto alla produzione in commercio è che le fibre si orientano in modo che queste molecole vegetali diano un risultato molto simile a quello di un muscolo animale per resistenza meccanica”.

La difficoltà in Italia

Ingegnere biomedico, Scionti ha fondato la startup Novameat a Barcellona. Il vero obiettivo, prima ancora che la realizzazione di questa rivoluzione a livello globale, è quello di “spiegarlo agli italiani”. Una nazione non estranea al valore dell’innovazione, ma che molto spesso, a causa della dieta mediterranea (considerata un esempio nel resto del mondo) non vede oltre e non vuole scardinare la tradizione.

Ecco spiegato perché non esistono al momento investitori italiani in grado di competere con quelli americani.  Un ostacolo che però non complica la realizzazione di questa visione. Come ha dichiarato Scionti: “non è questione di “se” mangeremo la carne del futuro, è solo questione di “quando”.

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