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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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La rinascita delle cose rotte

Riparare invece che buttare: l'economia circolare dei piccoli centri di riparazione

“Le conviene comprarlo nuovo”: quante volte nella nostra vita ci siamo sentiti ripetere questa frase nel vano tentativo  di riparare un apparecchio elettronico o un piccolo elettrodomestico? I motivi poi che vengono accampati sono sempre più o meno gli stessi: “il costo dell'intervento è sproporzionato al valore dell'oggetto”, “non si trovano i pezzi di ricambio” oppure “è un guasto irreparabile”.  Una forma mentis figlia della società dei consumi: il nostro potere di acquisto medio sommato alla pressione esercitata dal marketing e all’economia globalizzata ci portano ad accumulare tantissime “cose”, dalle più utili alle più improbabili. Queste “cose” tendono ovviamente a rompersi a causa dell’uso e, oggigiorno, quando ci si rompe qualcosa il nostro primo pensiero non è più “come ripararlo”, ma quale versione nuova acquistare di quello stesso oggetto. Fortunatamente però, in questo periodo storico in cui la sostenibilità ambientale è al centro dell'attenzione mondiale, qualcosa sta cambiando: riparare gli oggetti sta tornando di moda.

Repair cafè e Restarter

Il trend in questione ha origini nel Nord Europa, e più precisamente in Svezia: qui il governo ha introdotto una pioggia di incentivi e bonus per chi sceglie la via della riparazione. Dalla Svezia poi il “movimento” ha riscosso un grande successo in Gran Bretagna, dove sono nati i Restarter, e nei Paesi Bassi, dove hanno avuto origine i Repair cafè. 
I Restarter sono una vera e propria comunità nata anche grazie al web. Nei Restart Party organizzati da queste associazioni, qualsiasi oggetto tecnologico può essere portato per la riparazione. I Restart Party si stanno diffondendo in Lombardia, in Piemonte e in Veneto, con un epicentro in Toscana, dove la comunità Restarters Firenze ha perfino una pagina Facebook aggiornata con l’appuntamento della settimana.
I repair Cafè invece sono nati grazie all'impegno di Martine Postma, una mamma olandese stufa di dover riacquistare ad ogni guasto lo smartphone o un elettrodomestico. In poco tempo la donna, ex giornalista, ha dato vita ad un vero e proprio network che ad oggi conta più di 1500 punti di riparazione in tutto il mondo, dei quali 12 in Italia.

Riparare, riusare, riciclare: i vantaggi dell'economia circolare

Repair Cafè e Restarter sono due declinazioni di una realtà più grande: l'economia circolare. Questo modello di produzione e consumo implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile e si fonda sulle “3R”:  riparare, riusare e riciclare. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore. I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo. I vantaggi del riparare però non si limitano al solo settore economico ed ecologico. C'è anche un vantaggio sociale: l’industria delle riparazioni sta creando opportunità di lavoro in settori dell’artigianato che rischiavano di scomparire. Inoltre le associazioni impegnate in questo settore favoriscono lo stare insieme, favorendo la coesione nel tessuto sociale delle città. 
 

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