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Lavoro in nero e ristorazione: a che punto siamo?

L'Iniziativa che sta cambiando il gioco - giovani professionisti rivolgono lo sguardo a un settore più luminoso e sostenibile

Secondo una ricerca condotta tra gli addetti ai lavori della ristorazione su un campione di ben 15.000 persone di entrambi i sessi, il 91% degli intervistati afferma di aver avuto esperienze di lavoro in nero.

L'indagine, condotta da Restworld, un'agenzia torinese impegnata nella valorizzazione delle risorse umane per la ristorazione pubblica, richiede una profonda riflessione per comprendere le sue conseguenze.

Luca Lotterio, CEO e co-fondatore di Restworld, sottolinea che questo fenomeno assume spesso forme differenti, "momenti grigi" che, seppur in apparenza meno gravi, contribuiscono ad aumentare notevolmente l'evasione fiscale in questo settore e l'insicurezza lavorativa.

Restworld si impegna a far luce su tutte le realtà che operano in modo etico, al fine di ridare valore a queste professioni, garantendo trasparenza e supporto costante. L'incontro tra domanda e offerta di lavoro, reso possibile da questa agenzia attraverso tecnologie sofisticate, è quindi esclusivamente indirizzato verso realtà che offrono stipendi e orari reali, opportunità di crescita e condizioni lavorative di benessere.

Attualmente, l'agenzia Restworld è gestita da 18 giovani che amministrano una community di 200 ristoranti e 100.000 addetti del settore. L'obiettivo per i prossimi 5 anni è ampliare il team a oltre 100 persone per offrire a migliaia di addetti opportunità di carriera significative e ambienti rispettosi della dignità del lavoratore.

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