La felicità è una scelta

Non possiamo controllare gli altri - entrargli nella testa e sapere cosa pensano, o nel cuore e costringerli ad amarci - ma possiamo sempre scegliere come affrontare le cose, anche un rifiuto o una delusione. Dipende in gran parte da noi. Staremo male, sì: questo non vuol dire non provare dolore, anzi il dolore può essere utile perché ci aiuta a crescere e ad imparare. Finito un tempo fisiologico e naturale di smaltimento, poi dobbiamo fare qualcosa per aiutarci: è questa la nostra responsabilità.

La responsabilità di scegliere come vivere.

La responsabilità di essere felici e di stare bene, con noi stessi prima di tutto. E questo nessuno può impedircelo, solo noi possiamo.

Ci possono fare male, è vero, ma scegliere che, anche a distanza di tempo, quella ferita nel cuore ci faccia ancora male non dipende più da chi ce l’ha fatta.

Dipende dal fatto che ci continuiamo a pensare durante il processo di cicatrizzazione e, ogni volta che lo facciamo, stiamo scegliendo di togliere la crosta prima che la pelle sotto si sia rimarginata.

Invece di pensare a noi, al nostro benessere, a ciò che ci fa stare bene, ci focalizziamo sull’esterno, sull’altro che ci ha ferito e sul torto subito e così non stiamo curando affatto quella ferita.

La pelle si sarà completamente rimarginata quando avrai dato un nuovo significato a quell’esperienza, quando avrai tratto l’insegnamento che ti serve per evolverti e quando avrai compreso.

A quel punto non sarai “guarito” o “guarita” perché non ci pensi più ma perché, anche se ci penserai, non ti farà più male.

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