Giovedì, 22 Aprile 2021

Qualità dell'aria in casa: i dati durante il lockdown

Durante il lockdown il 55% delle persone ha respirato aria malsana all’interno delle proprie abitazioni

Nelle abitazioni italiane, durante il lockdown, si è registrato un notevole incremento dell'inquinamento dell'aria interna, così come di quello acustico. É questo il risultato di uno studio condotto da Netatmo nell’arco di tempo tra il 1 marzo e il 26 aprile 2020 in 6 Paesi europei. 

In media, il 55% delle case italiane prese in esame ha superato la soglia di 1.000 parti per milione (ppm) di CO2 almeno una volta a settimana, un dato che posiziona il nostro Paese dietro a Germania, Francia, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca.

Il picco di inquinamento domestico si è registrato durante la prima settimana di lockdown e in particolare nella giornata di venerdì 13 marzo, quando nel 69% delle abitazioni italiane l’aria è risultata malsana. Lo scorso anno, nello stesso giorno, solo il 51% delle case ha oltrepassato la soglia di 1.000 ppm di CO2. Il giorno nero del 2019 è stato il 7 aprile, ma con una percentuale "solo" del 62,99%. 

Il ricambio d'aria inadeguato e il lockdown hanno determinato questo risultato, dimostrando che è essenziale adottare buone abitudini e far arieggiare gli ambienti almeno due volte al giorno, come suggeriscono molte organizzazioni sanitarie.

La crescita dell’inquinamento acustico 

Un altro aspetto rilevante da sottolineare riguarda l’inquinamento acustico. Durante il lockdown, gli italiani hanno vissuto in un ambiente più rumoroso. Infatti, a causa della presenza in casa di tutti i membri della famiglia, il livello di pressione sonora è aumentato del 67%, passando dai 41,94 dB in media del 2019 ai 44,16 dB nel 2020.

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