Il settore dimenticato dello Street Food, buco da un miliardo: "Così possiamo ripartire"

Circa 25mila aziende della categoria sono ferme da novembre e ad oggi non hanno prospettive o linee guida per tornare a lavorare. Le proposte di Alfredo Orofino, organizzatore del Festival Internazionale dello Street Food

Alfredo Orofini

Le conseguenze economiche legate all'emergenza coronavirus hanno attirato nel baratro diversi settori. Tra aiuti (arrivati e non), linee guida e nuove misure, c'è chi è ripartito e chi lo farà presto, ma c'è anche chi è stato completamente dimenticato dal Governo e dai decreti. Parliamo del settore dello Street Food, il cibo da strada, che oltre ai danni economici provocati dalla chiusura forzata, ha pagato un prezzo molto più alto dovuto alla stagionalità. 

Street Food in crisi, perdite per circa un miliardo di euro

Si tratta di una categoria che vive grazie agli eventi, da quelli dedicati al food ai concerti, dalle sagre alle partite negli stadi: tutta una serie di situazioni che, a causa della pandemia, sono state annullate, posticipate o snaturate. In Italia sono circa 25mila le aziende che si occupano di somministrazione itinerante, inserite nella stessa categoria degli ambulanti, ma con esigenze totalmente diverse da chi opera nei mercati. Una situazione complessa che in questi mesi di lockdown si è tradotta in un “buco nero” da oltre un miliardo di euro, come sottolineato a Today da Alfredo Orofino, imprenditore, ideatore ed organizzatore del Festival Internazionale dello Street Food: ''Ad aprile le perdite erano state quantificate intorno ai 200 milioni di euro, ma considerando il numero di eventi andati perduti negli ultimi due mesi, arriviamo a una cifra che oscilla tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Il tutto senza contare la merce andata a male o vicina alla scadenza: se includiamo anche questo fattore la perdita diventa ancora più ampia''.

Una situazione deficitaria che coinvolge migliaia di famiglie e lavoratori, che si sentono dimenticati ed invisibili, ignorati dalle istituzioni e abbandonati a loro stessi. Le misure emanate dall'esecutivo per partite Iva e piccole imprese non sono servite a tenere a galla i lavoratori di questa categoria: ''Parliamo soprattutto di lavoratori con partita Iva e piccole imprese spesso a conduzione familiare -  ha sottolineato Orofino - Il bonus da 600 euro e gli aiuti a fondo perduto non hanno certo risolto il problema, anzi, soprattutto in merito alla seconda misura, si tratta di aiuti condizionati da molta burocrazia, difficili da richiedere e ancor più complicati da ottenere. Il problema non sono i soldi, ma la burocrazia: neanche le banche sanno come comportarsi, si parlato molto di sburocratizzare, ma decreti da centinaia di pagine non hanno certo alleggerito una situazione già disastrosa''.

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Se si pensa allo street food viene subito in mente il classico camioncino del “paninaro”, ma il danno provocato a questa categoria è ben più ampio e coinvolge anche altri settori, come spiegato da Orofino a Today: ''Soltanto il circuito del Festival Internazionale dello Street Food conta circa 100 eventi, una dinamica che crea di fatto un grande movimento economico, che riguarda un vasto indotto, dagli operatori agli alberghi, dalla pubblicità al suolo pubblico, fino alla manovalanza e al personale che poi viene effettivamente impiegato in questi eventi. Una serie di micro e macro strutture che di questo passo andranno inevitabilmente a morire''.

Street Food in crisi, la "strada" per ripartire

Ma in questo momento di crisi ed incertezza, come può ripartire il settore dello Street Food? Un'idea per tornare a lavorare, in sicurezza e nel rispetto delle norme vigenti, arriva dall'imprenditore Orofino: ''Si tratta del progetto “International Street Food Take Away”, una proposta che può inserirsi in questa fase 2. La creazione di un mercato temporaneo di circa 10 giorni, in cui far sostare in uno spazio delimitato tra i 7 e i 10 operatori, ognuno con una diversa tipologia di cucina, distanziati tra loro di almeno tre metri, che potrebbero somministrare le pietanze da asporto ai clienti, mantenendo così le distanze di sicurezza e ovviamente utilizzando tutti i dispositivi di protezione. File e assembramenti potrebbero inoltre essere evitati grazie alle prenotazioni tramite app o telefono, o con la consegna a domicilio degli ordini''. 

Ovviamente tutte le idee per far ripartire lo street food contemplano ogni tipo di contromisura necessaria in questo momento di emergenza sanitaria: ''Stuart agli ingressi, dispenser di liquido igienizzante, dispositivi di protezione per gli operatori e luoghi adatti. In Italia esistono un'infinità di location idonee a questo genere di iniziative, ma purtroppo, nessuno ci prende in considerazione''.

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''Molti operatori con licenza di somministrazione itinerante - ha aggiunto Orofino - hanno chiesto ai propri Comuni di potersi 'piazzare' in alcune zone della città, ovviamente quelle con caratteristiche adeguate a questo genere di attività. Ma la risposta è sempre stata 'no'. Il motivo? Mancano delle linee guida e delle indicazioni precise, inoltre l'attuale normativa, che le amministrazioni dovrebbero modificare, concede ai somministratori itineranti di sostare per massimo 1-2 ore in un posto. Un'ipotesi improponibile, ma che potrebbe essere bypassata semplicemente con delle deroghe da parte dei Comuni''.

Street Food in crisi, la politica si inizia a muovere

E la politica? Nei mesi passati l'imprenditore ha scritto una lettera al premier Conte e a tutte le Regioni, ma soltanto negli ultimi giorni qualcosa ha iniziato a muoversi. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha dato voce a questa situazione drammatica: ''Un altro settore investito dalla crisi economica dovuta all'emergenza Covid è il 'cibo di strada', il cosiddetto 'street food', rappresentato da 25mila operatori - cuochi, chef, pizzaioli, artigiani e professionisti del gusto - che da anni portano nelle piazze italiane l'eccellenza del made in Italy, accostandola a un'idea di comunità e di sano intrattenimento all'aria aperta''.

"Va scongiurata la chiusura di questo settore - ha aggiunto Rampelli - che può conoscere in una nazione squisitamente mediterranea la sua consacrazione. La perdita di posti di lavoro e il fallimento di tante piccole imprese della ristorazione produrrebbero un rallentamento nello sviluppo di questa novità del cibo di strada di qualità che è cresciuto a dismisura in pochi anni. Il governo intervenga attivando contributi a fondo perduto per gli operatori, l'azzeramento degli oneri fiscali per l'anno in corso e misure per snellire gli adempimenti burocratici".

All'appello di Orofino hanno risposto anche il deputato Alessandro Giglio Vigna e il senatore Manuel Verscovi, entrambi della Lega, che hanno presentato un'interrogazione: ''Oltre alla domanda di contributi a fondo perduto e l'azzeramento degli oneri fiscali per l'anno in corso, ciò che è più urgente, sottolinea la categoria, è la semplificazione burocratica. Ulteriori richieste per rimettersi in cammino sono: tempi rapidi per la risposta dalle amministrazioni quando si chiede un permesso per un evento (ora è di 30/60 giorni); deroga per la stanzialità (la licenza itinerante prevede al massimo due ore di sosta in un punto); concessione per essere inseriti anche nelle aree mercatali ed istituzione e concessione gratuita di un'area centrale della città adibita al cibo di strada con le norme in vigore''.

Ma al di là delle misure, ai lavoratori dello Street Food interessa soltanto una cosa, come confermato dall'appello di Alfredo Orofino: ''Noi vogliamo ripartire, creare una continuità lavorativa e impedire che queste piccole aziende chiudano per sempre. Se ci saranno degli aiuti li prenderemo, perché ne abbiamo bisogno, ma la nostra priorità è poter tornare a lavorare''.

''Quello che auspico – conclude Orofino – è che venga spesa simbolicamente una lacrimuccia anche per noi e che chi prende le decisioni si metta una mano sulla coscienza. Vogliamo tornare a vivere, perché la nostra vita è fatta di strada e ristorazione''.

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