Martedì, 19 Ottobre 2021
T3 Basilicata

Biotecnologie, bioeconomia di tipo industriale e biotecnologie verdi: un centro nel cuore della Basilicata

Il Centro Ricerche Alsia Metapontum Agrobios è una realtà di eccellenza che si occupa dell'uso delle piante e della loro applicazione in vari settori, da quello agricolo a quello industriale

Biotecnologie verdi, competenze specialistiche, infrastrutture e sofisticate piattaforme tecnologiche. Sono questi gli elementi alla base del Centro Ricerche - Metapontum Agrobios, acquisito nel 2013 dall’ALSIA - Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura, una delle realtà di eccellenza della Ricerca e Sviluppo sul territorio della Basilicata. Abbiamo intervistato il Direttore del Centro Ricerche, Francesco Cellini, per farci raccontare le principali attività e progetti futuri del centro.

Quali linee di ricerca segue il suo gruppo?
Ci occupiamo dell'uso delle piante e della loro applicazione in vari settori, da quello agricolo a quello industriale. Tutti sanno che con le piante si possono produrre alimenti, ma si può fare molto di più: è possibile produrre anche beni e prodotti ad uso industriale in grado di sostituire progressivamente ciò che oggi si ricava dal petrolio, realizzare prodotti molto più sostenibili. Le attività del Centro che stanno riscontrando particolare successo riguardano gli approcci di genomica applicati al miglioramento genetico delle piante, studi di grande interesse sia in ambito agroalimentare che agroindustriale, effettuati mediante l’utilizzo di strumenti che vanno dai marker al sequenziamento del DNA. Le attività sono volte a selezionare piante “migliorate”, resistenti ai cambiamenti climatici o alle patologie ad essi legate. Lavoriamo, inoltre, sullo sviluppo di colture in grado di produrre molecole di interesse farmaceutico. Il centro, dunque, si occupa in particolar modo di tematiche relative alla biotecnologie, la bioeconomia di tipo industriale e le biotecnologie verdi.


Quali sono le applicazioni pratiche della sua ricerca che pensa possano interessare interlocutori industriali e soggetti terzi in genere
Il nostro centro svolge soprattutto attività di exploitation, cioè progetti di sviluppo e innovazione che abbiano un seguito applicativo e prototipale, mantenendo una relazione costante e continua con il mondo della ricerca. Questo modello rappresenta l’aspetto più strategico della nostra struttura. Ci posizioniamo in uno di quei punti in cui esiste una debolezza del sistema nazionale che è proprio quello di legare il mondo della ricerca con la sfera più applicativa e industriale.

Per citare qualche esempio, recentemente abbiamo realizzato in collaborazione con un’importante multinazionale un progetto riguardante le varietà di riso per migliorarle geneticamente e renderle più resistenti a stress abiotici. Inoltre, attraverso i metodi di incrocio, la selezione di tipo molecolare e l’impiego di strumenti particolarmente sofisticati, abbiamo sviluppato nuovi prodotti, riducendo di un terzo i tempi di realizzazione. Altro progetto che ci sta dando grandissime soddisfazioni è quello legato all'uso di tecnologia ad alta processività di immagine per lo studio delle caratteristiche delle piante: un sistema che consente di studiare il fenotipo delle piante poste in situazioni di stress o sottoposte a particolari trattamenti. Presso la nostra struttura, infatti, è presente una piattaforma di plant phenomics, unica in Italia e tra le poche in Europa.

Quante persone compongono il suo gruppo di ricerca? Ha già attive relazioni nazionali o internazionali con gruppi con cui collabora?
Nel mio team sono presenti diciotto risorse a tempo indeterminato e c'è una possibilità concreta che il numero delle persone aumenti di circa due unità. L'agenzia, inoltre, investe in attività di R&D su alcuni settori esplorativi: è attivo un dottorato di ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi della Basilicata e uno con l'Università di Parma, oltre a ospitare cinque unità, tra tesisti e dottorandi, in collaborazione con altre Università italiane.

L'Agenzia è parte del Cluster Tecnologico Nazionale Spring e del Cluster Lucano di bioeconomia; abbiamo partecipato operativamente alla scrittura della Strategia Nazionale della bioeconomia e abbiamo apportato il nostro contributo nell’ambito della  Conferenza Stato-Regioni, rappresentando il punto di riferimento tecnico per la bioeconomia. Al tempo stesso, abbiamo un'interazione molto solida con altri centri ricerca nazionali, mi riferisco alle relazioni strutturali con il CNR, di cui ospitiamo una unità di ricerca presso il nostro centro.

A livello internazionale le relazioni nascono prevalentemente su base progettuale, siamo ora coinvolti in progetti europei, quali Horizon 2020 e altri progetti che promuovono l'innovazione delle imprese. Abbiamo partecipato a progetti transnazionali che riguardano il Mediterraneo, nello specifico avviando relazioni con l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari - CIHEAM, per una collaborazione con la sponda sud del Mediterraneo. Abbiamo, inoltre, tantissime collaborazioni in Spagna, Germania, Irlanda... In questo momento siamo il nodo nazionale del grande progetto strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca ESFRI, acronimo di European Strategy Forum on Research Infrastructures, denominato EMPHASIS, che è parte della Roadmap ESFRI 2016.

In questo suo percorso, come T3 Innovation le è stato utile e su quali aspetti?
T3 Innovation ha restituito un'ottima analisi a seguito delle interviste condotte con i singoli gruppi che si occupano di settori specifici nella nostra struttura. Nel corso di tali interazioni e studi sono emersi interessanti scenari nel campo sementiero, potenzialmente oggetto di sviluppo per la nostra struttura. Le aspettative future circa la collaborazione con T3 Innovation riguardano più fronti: da una parte auspichiamo di potenziare la nostra già strutturata rete di relazioni con il mondo della Ricerca e Sviluppo in ambito nazionale e internazionale; inoltre, per quanto siano già in essere relazioni con il mondo privato e in particolar modo con le realtà afferenti al settore agroalimentare, l'interesse è quello di interagire meglio con gli stakeholder regionali grazie all’operato di T3 Innovation.

Per noi, infine, ancora molto debole è la relazione con il mondo delle start up e degli spin off, cioè aziende neonate che hanno bisogno di servizi di ricerca e di supporto nella fase di proof-of-concept; anche su questo aspetto la struttura di trasferimento tecnologico regionale sta rappresentando un’opportunità importante per la nostra Agenzia. Credo strategicamente che la relazione con T3 Innovation possa contribuire significativamente a migliorare l'efficacia del nostro intervento sul territorio. Siamo due strumenti che la Regione Basilicata ha messo in atto per operare in sinergia con gli ambiti produttivi territoriali e non solo, è dunque opportuno e auspicabile che le due strutture si supportino reciprocamente, operando in maniera strutturata. In conclusione, credo che se si lavorasse per l’armonizzazione degli strumenti, a mio avviso, ci sarebbero tutte le condizioni per attrarre investimenti da fuori della regione, sia per attività di ricerca e sviluppo che per creare nuove attività produttive sul territorio.

Come vede la sua attività nel prossimo futuro? Quali sono i prossimi step che intende perseguire?
Per il prossimo futuro stiamo investendo, sia come agenzia che come gruppo di ricerca, sull'agricoltura di precisione e sullo Smart Farming. Stiamo, infatti, attualmente coordinando in Basilicata due progetti sull'agricoltura di precisione finanziati dal PSR FEASR Basilicata: il primo, “Agrotech Basilicata”, che mette insieme imprese ed enti di ricerca per cercare di stimolare l'adozione di tecnologie di agricoltura di precisione da parte degli agricoltori; il secondo, dedicato alle piccole e medie imprese lucane che operano anche nel campo dell’ICT, prevede lo sviluppo di prototipi, per esempio il prototipo di Smart Tunnel, per alcuni tipi di colture come la fragola.

Puntiamo molto, inoltre, sullo sviluppo di colture e tecnologie che consentono di ottenere dalle piante sostanze di interesse industriale, come per esempio polimeri, oli... A tal proposito, tramite il Cluster lucano di Bioeconomia,  facciamo parte di un progetto di tipo bio-economico, finalizzato ad ottimizzare la produzione di biogas di una bioraffineria e, contemporaneamente, sfruttare al meglio le biomasse in entrata.

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