Sabato, 17 Aprile 2021

Che cos'è l'innovazione? Analisi di un'epidemia

Il primo ad associare il concetto di innovazione all'andamento di tipo epidemiologico è stato lo studioso Joseph Schumpeter, all’inizio del secolo scorso

Come un’influenza. Una malattia infettiva. Così, secondo alcuni eminenti studiosi, si diffonde l’innovazione: esattamente con lo stesso andamento di tipo epidemiologico. Il primo a ipotizzare questa tendenza è stato Joseph Schumpeter, all’inizio del secolo scorso. Professore nelle Università di ?ernovcy e Graz, Ministro delle Finanze della repubblica austriaca, presidente della Biedermann Bank e, da ultimo, Professore alla Harvard University di Cambridge fino alla morte, lo studioso ha introdotto per primo nell’analisi delle dinamiche economiche l’imprenditore - e dunque l’impresa - quale elemento decisivo in grado di condizionare il mercato. 

                                                          Figura 2-3

                                                        Figura 1-2

Sua è stata anche l’analisi avente per oggetto il meccanismo detto teoria delle innovazioni. Partendo dall'ipotesi del flusso circolare del reddito (un'economia stazionaria che consuma interamente il proprio reddito, senza risparmiare) e dallo studio del comportamento dell'imprenditore considerato avulso dall'ambiente economico, Schumpeter ha inserito nel modello il fattore causale del mutamento, ossia l'innovazione, e ha messo a fuoco l'interazione dell'imprenditore-innovatore con le forze operanti sul mercato. Il processo di innovazione secondo Schumpeter si articola attraverso tre concetti concatenati, ma distinti: l’invenzione, l’innovazione e la diffusione dell’innovazione. Prima di procedere dobbiamo quindi dotarci di un vocabolario minimo condiviso.

L’invenzione rappresenta un’espressione di conoscenza che può concretizzarsi o meno in un’applicazione. Ad esempio, si ha un'invenzione quando si parla di creatività scientifica. L’innovazione, invece, costituisce l’espressione di un agire economico in grado di realizzare una nuova combinazione produttiva atta a produrre profitto; essa rappresenta di fatto un atto di creatività puramente economica. Da ultimo, la diffusione dell’innovazione è la capacità degli operatori economici di imitare le soluzioni messe a punto dai primi innovatori ed è il meccanismo che limita, nel tempo, il vantaggio competitivo delle imprese pioniere. 

In base a quanto detto è possibile avere innovazione senza nessuna invenzione, ciò avviene quando si ha solo creatività economica senza creatività scientifica, così come è possibile avere un'invenzione senza che da essa scaturisca necessariamente un’innovazione, dunque quando si ha solo creatività scientifica senza creatività economica. Il terzo caso è quello nel quale le due cose si manifestano contemporaneamente: secondo lo studioso austriaco solo in questa occasione siamo titolati a parlare di Innovazione Tecnologica.

Chiaramente non tutti arrivano contemporaneamente all’innovazione tecnologica, così come d’inverno non tutti prendono l’influenza contemporaneamente. I primi sono i veri e propri Innovatori: le imprese che sviluppano l’innovazione investendo anche sostanziosi capitali ad alto rischio di fallimento. Nel caso in cui tutto dovesse andare per il meglio, l’extra profitto per l’impresa, cioè quanto riesce a guadagnare di più grazie all’innovazione introdotta, è massimo e gli innovatori acquisiscono generalmente nuove quote di mercato. 

Ci sono poi i Primi adattatori: sono le imprese che adottano quasi subito l’innovazione, sebbene con investimenti più limitati e su una tecnologia già più solida. Condividono un extra profitto elevato con gli Innovatori ed acquisiscono significative quote di mercato. Segue poi la Maggioranza iniziale e la Maggioranza successiva per cui gli investimenti per adeguarsi all’innovazione sono sempre più ridotti, così però come i potenziali extra profitti. Da ultimo ci sono i Ritardatari, cioè le aziende che adottano per ultime l’innovazione che non godono dell’extra profitto ed adottano l’innovazione esclusivamente per non essere completamente estromesse dal mercato.

L’innovazione tecnologica non è di un solo tipo, può essere classificata in almeno quattro categorie: di prodotto, quando si riferisce alla progettazione e allo sviluppo di nuovi prodotti, oppure al miglioramento e all’assicurazione della qualità di prodotti già in portfolio per renderli più competitivi;
di processo, quando è orientata alla razionalizzazione e al miglioramento del processo di produzione, attraverso l’introduzione di automatizzazione, di flessibilità di metodologie di riduzione e razionalizzazione dei costi...; incrementale quando si traduce in modifiche di prodotti, processi o servizi esistenti; radicale o disruptive se concerne la creazione di qualcosa di completamente nuovo.

L’innovazione tecnologica dunque è, ad oggi, un fattore molto importante - se non determinante - per la crescita socio-economica in una società e in una economia basata sulla conoscenza. Tutti i dati macroeconomici dimostrano come le imprese ad alto livello tecnologico presentino il tasso più alto di crescita nella produttività e nell’occupazione. Lo stesso vale non solo per le aziende, ma anche per i Paesi e le relazioni di forza tra gli stessi. A livello globale. Dunque, come si crea innovazione tecnologica? Questo lo spunto di riflessione per l’approfondimento del prossimo articolo di questa rubrica.
 

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