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Lunedì, 29 Novembre 2021
T3 Basilicata

Risorse naturali e valorizzazione dei residui: il gruppo di ricerca del dottor Milella

Per il gruppo di ricerca T3 ha svolto ricerche di anteriorità brevettuale, ha favorito il matching con aziende del territorio e partner internazionali per la partecipazione a call europee

Le specie vegetali rappresentano un’importante risorsa che può aprire scenari applicativi inesplorati, nel settore della farmacologia, fitoterapia, nutraceutica, nella formulazione e validazione di nuovi integratori alimentari, nella valutazione qualitativa dei processi e dei prodotti industriali legati ai processi estrattivi e/o tecnologici. In un periodo in cui è importante mettere in atto le politiche europee in materia di economia circolare, la ricerca del dottor Luigi Milella, Ricercatore in Biologia Applicata e Professore Aggregato di Farmacologia e di Botanica Farmaceutica e Farmacognosia all’Università degli Studi della Basilicata, rappresenta un esempio importante dell’incontro tra la sfera accademica e il mondo imprenditoriale. Abbiamo intervistato il docente per approfondire le opportunità e gli ambiti di applicazione della sua attività scientifica.

Dottor Milella di cosa si occupa il suo gruppo di ricerca?
Il gruppo si occupa della valorizzazione delle risorse naturali partendo dal settore food, ossia da residui di prodotti derivanti dalla lavorazione industriale, fino alle risorse proprie dell’ambiente marino, portando a massimo recupero e “sfruttamento” degli elementi naturali. Più tecnicamente la nostra attività di ricerca è orientata allo studio di metaboliti secondari, ossia composti chimici prodotti del metabolismo, in diverse specie vegetali di uso alimentare e medicinale. Ci occupiamo, dunque, dello studio di sostanze naturali, di estratti vegetali, dell’ottimizzazione dei processi estrattivi, della valutazione dell'attività biologica di tali estratti.

Il gruppo di ricerca è composto, oltre a me, da due assegniste di ricerca, le dottoresse Daniela Russo e Immacolata Faraone e da tre dottorande, le dottoresse Chiara Sinisgalli, Fabiana La Banca e Maria Ponticelli. Le competenze scientifiche spaziano dalla chimica dei prodotti naturali, all’attività biologica grazie all’utilizzo di modelli in vitro, saggi su colture cellulari fino all’utilizzo di modelli in vivo preclinici, grazie alla collaborazione con colleghi dell’Ateneo come il professore Faustino Bisaccia, le professoresse Maria Francesca Armentano, Monica Carmosino e Angela Ostuni. Inoltre sono numerose e costanti le interazioni con altri gruppi di ricerca operanti prevalentemente nei settori chimico-farmaceutico e biologico, nazionali ed internazionali.

Dottor Milella, può farci qualche esempio di applicazione pratica della sua attività di ricerca?
Posso raccontare due esempi di successo attualmente raggiunti: il primo è orientato a valorizzare prodotti di nicchia, caratterizzandoli dal punto di vista chimico e affermandone le proprietà biologiche e nutraceutiche. È il caso degli studi effettuati sul peperone di Senise e sulla melanzana rossa di Rotonda: in entrambi i casi abbiamo deciso di ottenere degli estratti partendo dai residui di lavorazione e di sottoporli ad un’analisi chimica e biologica per comprenderne le attività principali. Abbiamo osservato che sia durante gli stadi di maturazione che dopo la raccolta e il loro essiccamento, le sostanze interessanti dal punto di vista biologico aumentavano in maniera consistente.

L’estratto è stato somministrato a dei modelli in vivo, sottoponendo le cavie a due tipi di dieta differenti. L’esito, per esempio nel caso del peperone, è stato: riduzione del peso, riduzione dello stato infiammatorio dovuto all’obesità, riduzione del glucosio ematico, del colesterolo cattivo (LDL), riduzione dello stato infiammatorio a livello intestinale, tutti parametri biochimici che abbattono sensibilmente il rischio cardiovascolare. Un altro esempio è quello della valorizzazione dei sottoprodotti di scarto, per esempio vinacce e il residuo di lavorazione della sansa. Su queste due matrici stiamo portando avanti un progetto che vede l’utilizzo delle risorse naturali in ambito cosmetico, settore particolarmente rilevante dal punto di vista commerciale.

Con quali altre realtà il gruppo sta interagendo per proseguire la sua attività di ricerca?
Numerose sono le collaborazioni in ambito scientifico sia nazionali per esempio con le Università di Salerno, Napoli, Bari e Pisa che internazionale con l’Università Americana, l’Oregon State University, spagnole di Granada e di Siviglia, il Food Research Center di Dublino, il Crop Research Institute di Praga e l’istituto di immunologia della Repubblica Ceca. Inoltre, sono attive molte relazioni con realtà imprenditoriali nazionali ed estere.

Molteplici sono state con T3 Innovation le occasioni di reciproco coinvolgimento. Può riassumere l’oggetto di tali interazioni?
In relazione agli studi precedentemente descritti, T3 innovation ha svolto uno screening volto a verificare la possibilità di protezione del risultato ottenuto: una ricerca di anteriorità brevettuale che ha consentito di verificare la novità del trovato e di delineare lo stato della tecnica in quel determinato settore tecnologico. La struttura ci ha coinvolti, poi, in numerosi matching con aziende del territorio che necessitavano di un partner scientifico per lo sviluppo delle proprie idee progettuali. T3 Innovation ha individuato il mio gruppo come soggetto dotato di competenze scientifiche atte a soddisfare tali esigenze e da qui sono nati numerosi progetti ed interazioni. È stato molto importante mettere in contatto esigenze specifiche aziendali con la nostra offerta tecnologica.

Nel corso di questo lungo periodo di interazione, intanto, il mio gruppo di ricerca si è costituito come spin off accademico, BioActiPlant s.r.l., specializzato nella realizzazione di analisi chimico-fisiche e nella valutazione di attività biologiche, oltre che nell'identificazione di molecole bioattive mediante tecniche spettroscopiche e spettrometriche. Abbiamo partecipato così alla Start Cup Basilicata, edizione 2018, con il progetto NHSoftgel per la realizzazione di capsule molli a base di acqua arricchita per ridurre casi di disidratazione in pazienti disfagici, progetto che si è aggiudicato il Premio Speciale Banca Popolare di Bari.

Recentissima, infine, l’interazione con un potenziale partner internazionale attivo nell’ambito dell’estrazione di bioattivi da diverse matrici naturali, mediante l’impiego di una tecnologia da loro sviluppata. L’ipotesi è quella della creazione di un partenariato per rispondere a una call europea H2020. T3 Innovation per noi ha fatto ciò che noi ricercatori non abbiamo il tempo di fare: investire tempo per cercare partner, fare in modo che la ricerca diventi utile, trasferirla alle azienda, farci pervenire le esigenze delle aziende.

Verso quali nuovi obiettivi di ricerca andrà il suo gruppo?
Stiamo pensando di investire nelle tecnologie per la veicolazione delle sostanze: molto spesso le sostanze non sono ben assorbite, hanno cioè problemi di biodisponibilità. Esistono degli strumenti di tecnologia farmaceutica con i quali si riesce a migliorare l’assorbimento delle sostanze, guidandole all’interno dell’organismo. Ci concentreremo su questi aspetti. C’è, inoltre, la volontà di approcciare agli studi clinici, obiettivo per me da sempre importante che comporterebbe la validazione in ambito umano dei nostri risultati.
 

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