Giovedì, 22 Aprile 2021

T3 e l'ecosistema dell'innovazione: un unicum nel suo genere a livello europeo

Il coordinatore Pierluigi Argoneto racconta come la struttura di trasferimento tecnologico della Regione Basilicata si sia distinta in poco più di un anno dal suo avvio

Pierluigi Argoneto

L'ecosistema dell'innovazione è per definizione in divenire, costituisce di per sè una narrazione in progresssivo svolgimento. Come si colloca al suo interno una realtà come T3 Innovation, la struttura di trasferimento tecnologico della Regione Basilicata, in particolar modo a livello territoriale e quali sono i benefici raccolti dalla comunità che il progetto ha creato? Lo abbiamo chiesto al coordinatore del servizio Pierluigi Argoneto.

Come collocherebbe T3 nell’ecosistema dell’innovazione sul piano locale e nazionale?

T3 Innovation costituisce di per sé una innovazione. Il trasferimento tecnologico, tema ormai di attualità sebbene tanto abusato quanto incompreso nelle sue potenzialità, è condizione indispensabile per una progettualità di sistema (che coinvolga cioè tutti i principali player di un territorio: imprese, pubblica amministrazione, mondo della ricerca e delle startup). Lontano dal paradigma classico che prevede da un lato la produzione di innovazione, nei centri di ricerca, e dall’altro chi potenzialmente può adottare tali soluzioni nei propri processi produttivi, le aziende, T3 Innovation agisce in modo costante e trasversale tra tutti gli attori dell’ecosistema dell’innovazione per creare continuamente contaminazione, cross fertilization, occasioni di conoscenza, progettualità e valorizzazione della ricerca. Ritengo che, ad oggi, un servizio così strutturato di offerta di servizi di consulenza strategica, puntuali e di sistema, sull’intero territorio di una Regione italiana, rappresenti se non un’eccezione sicuramente un unicum nel suo genere a livello europeo.

In quale direzione l’impatto culturale dell’operato di T3 le sembra più efficace?

Il nostro Paese ha quanto mai bisogno di riscoprire e definire un’identità e una prospettiva di futuro. Ha la necessità profonda di una maggiore consapevolezza dei benefici che possono derivare dal puntare sulle competenze e sulla conoscenza per risultare competitivi sul mercato globale. Penso che l’impatto culturale dell’operato di T3 Innovation sul territorio lucano vada in questa direzione: non è possibile misurare quantitativamente le ricadute su un territorio di un investimento strategico, quale T3 è, in un lasso di tempo limitato. Sarebbe come voler misurare la velocità della luce con il contachilometri di una macchina: una follia, oltre che un errore metodologico. L’impatto di questo tipo di investimenti non può che essere valutato nell’arco di un periodo medio-lungo: in fondo lo dicono tutti gli indicatori macro economici dei Paesi più avanzati. I Paesi che, nel mondo, hanno un PIL più elevato e in crescita sono gli stessi nei quali gli investimenti in università, ricerca e sviluppo, imprese innovative sono più elevati. Non è un caso e non è un’inversione di tendenza che si può realizzare in pochi anni. Con T3 innovation stiamo stimolando in Basilicata quella sana "propulsione endogena" allo sviluppo, alimentando quel "brodo imprenditoriale" in grado di sostenere quegli animal spirits economici che possono derivare solo dalla interazione costante tra giovani, imprese e università.


In che modo gli eventi e le attività svolte e quelli che si svolgeranno hanno influito e influiranno positivamente sulla comunità che il progetto ha creato e che punta a consolidare e implementare?

Ad oggi abbiamo assistito oltre 430 imprese, mappato ed interagito con la quasi totalità dei ricercatori presenti in regione, supportato oltre 150 team di aspiranti imprenditori. Non sono solo numeri, sebbene di tutto rispetto considerando l’area economicamente svantaggiata nella quale ci muoviamo e il costante tasso di emigrazione giovanile lucana, forse uno dei più drammatici delle regioni del Sud Italia. Sono storie, persone, racconti di una comunità che non vuole arrendersi alle congiunture economiche e di sviluppo sfavorevoli, ma che vede nell’innovazione la chiave di volta per lo sviluppo dell’intero territorio. Si tratta di una comunità che ad oggi è in grado di riconoscersi ed intercettarsi sul tema della conoscenza e delle competenze, sulla prospettiva di un futuro condiviso che punta all’interazione e alla co-progettazione di soluzioni economiche e di sviluppo innovative. Si tratta di una base di dati e relazioni notevole che ora ha necessità di essere potenziata e resa ancora più operativa perché inizi a portare benefici sul territorio, cercando di invertire i trend negativi (scarsità popolazione e PIL limitato) che prima ho citato.

Quali prospettive a lungo termine per i beneficiari?

C’è una frase stupenda che pronuncia la Regina Rossa del libro di Carroll, "Alice oltre lo specchio": Qui devi correre più che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte, devi correre almeno il doppio! Penso che questa frase sia adatta alla Basilicata, al Sud, ma forse anche a tutta l’Italia se consideriamo i trend economici degli ultimi anni. La prospettiva a lungo termine dei beneficiari di T3 Innovation deve essere necessariamente questa: essere consapevoli delle difficoltà iniziali, ma con lo sguardo rivolto al futuro, non a quanto accadrà o potrebbe accadere l’indomani. Se riuscissimo a cambiare il mindset culturale nel quale ci muoviamo indirizzandolo verso questa prospettiva, oltre alle ricadute analitiche e puntuali che comunque abbiamo già provocato, sarebbe un risultato enorme. Una vera best practice da imitare.

Come si configura questa esperienza di coordinamento nel suo percorso personale?

Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di lavorare in diversi ambienti: quello della ricerca, delle imprese, della pubblica amministrazione, delle startup. In tutti ho riscontrato grandi potenzialità e, spesso, grandi delusioni derivanti dalle occasioni mancate per mancanza di relazioni, continuità di rapporti, possibilità di sviluppo, collaborazioni strategiche. Nel coordinamento di T3 Innovation, esperienza tanto complessa quanto sfidante, il tentativo è quello di limare, perlomeno a livello territoriale, quei vincoli - spesso autoimposti - che costituiscono un limite invalicabile allo sviluppo economico, sociale, culturale del nostro territorio. Un sogno utopico? Una pazzia? Probabile. Ma una pazzia lucida. Ricordo che, quando mi è stata offerta l’opportunità di questo incarico, la prima cosa a cui ho pensato è stata una battuta del romanzo "Catch 22" di Joseph Heller che riguardava i regolamenti a cui i piloti dell’aviazione statunitense erano soggetti durante la seconda guerra mondiale: Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo. Dunque, perché non provarci nemmeno?

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