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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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La favola di Eric e Silvia: quando la corsa diventa un inno alla vita

Eric Roldan, runner iberico, da anni partecipa a manifestazioni podistiche spingendo lungo tutto il percorso mamma Silvia, affetta da sclerosi multipla e costretta sulla sedia a rotelle. Ed a Barcellona i Roldan hanno conquistato il record mondiale

Gli inglesi lo chiamano “Win-Win”, ad indicare la presenza di soli vincitori in una data situazione. Per Eric Domingo Roldan, spagnolo di 28 anni, impiegato nel ramo marketing di un’azienda di moda, questa doppia vittoria è prassi consolidata da diversi anni. L’atleta iberico partecipa infatti dal 2016 con la mamma Silvia, malata di sclerosi multipla e costretta su una sedia a rotelle, a diverse competizioni spingendo la sua carrozzina per decine di chilometri: fino a percorrerne 42, per la precisione, più 195 metri, vale a dire la distanza di un’intera maratona. Una vittoria a prescindere per Eric e Silvia, un inno alla vita ed un connubio speciale, quello tra una madre ed un figlio “cresciuto pensando che potevo non esserci più – ha dichiarato la signora Roldan - ma sua madre ci sarà sempre”.

Ed a Barcellona, nell’edizione 2021 della corsa ed ennesima tappa del “tour” di gare podistiche fatto dai Roldan, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia neuro-degenerativa e contestualmente raccogliere fondi per la Fondazione Spagnola Sclerosi Multipla, è arrivata anche la magia dell’iscrizione nel Guinness dei Primati: 2 ore, 53 minuti e 28 secondi. Record del Mondo limato di oltre cinque minuti e promessa mantenuta, come scrive il runner sul suo account Instagram.

Nella storia, o meglio nella favola di Eric e di mamma Silvia, oltre al legame indissolubile tra una madre ed un figlio e la straordinaria dignità nel vivere una malattia così invalidante, c’è molto di quello che nella frenesia della quotidianità e nell’indifferenza si tende a perdere, lungo quei chilometri materialmente o metaforicamente percorsi durante la routine giornaliera. C’è la forza di volontà nel combattere per arrivare a conquistare un traguardo che sembra irraggiungibile ed il non arrendersi al cospetto delle difficoltà, sentendosi così forte da “prendersi il rischio ed accettare le conseguenze, perché si vive una volta sola”, come ha dichiarato Eric alla fine della gara.

Il canto di Silvia, a sprigionare quella voglia di vivere, a certificare quell’allegria che la malattia non è riuscita a scalfire, è stata una sorta di colonna sonora che ha accompagnato la corsa di Eric, tra gli applausi del pubblico lungo la strada e “scortato” da una staffetta di amici che lo accompagnato fino all’arrivo. E’ stato poi il cronometro a rendere indimenticabile il transito sotto lo striscione, a coronare quel sogno che l’atleta iberico aveva cominciato a cullare un lustro fa. A rendere l’impresa eccezionale, che - in fondo - non è solo essere normali, ma anche meravigliosamente speciali. Come Eric e Silvia.

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