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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Italia attenta alle 'piccole': l'Armenia può fare lo scherzo

Prandelli tocca ferro ma ottobre non è agosto e l'Italia vuole partire col piede giusto nella lunga strada che la deve portare in Brasile

Azzurri, attenti alle piccole. Il segnale di pericolo dovrebbe essere messo all'ingresso di Coverciano per ricordare alla nazionale, attesa venerdì da un inedito confronto con l'Armenia nelle qualificazioni mondiali, quante insidie sono venute in confronti sulla carta scontati. L'Italia infatti va a nozze sempre quando affronta la Germania, spesso col Brasile, compete ad armi pari con le grandi del pallone, ma ha un rapporto conflittuale con le cenerentole. La madre di tutte le umiliazioni azzurre è la disfatta con la Corea del Nord: un gol del dentista Pak Doo Ik manda a casa l'Italia di Mondino Fabbri nei Mondiali inglesi del 1966 dopo il primo turno e diventa il paradigma del crollo calcistico. Ma per la nazionale è il terzo tonfo di fila ai mondiali con avversarie di rango inferiore. 

Nel 1958 gli azzurri infatti trovano disco rosso nelle qualificazioni con l'Irlanda del Nord perdendo a Belfast 2-1 e provocando un primo trauma nel calcio italiano. Ancora maggiori polemiche si sviluppano nel 1962 per il ko ai mondiali con il 2-0 subito nella corrida col Cile anche per la disastrosa direzione di Aston, con gli azzurri in nove. Poi ci sono due brutte figure indolori: ai mondiali del 1970, nel primo turno giocato col freno a mano tirato, gli azzurri si fanno imporre il pareggio da Israele con Riva ancora spuntato prima dell'epopea che li conduce in finale. Identico percorso nel 1982: l'1-1 col gol di Graziani nel primo girone col Camerun indigna i tifosi, vengono lanciate accuse di combine, poi si sveglia Paolo Rossi ed è mundial a Madrid sotto gli occhi di Pertini. Ira e polemiche nel 2002 dopo il 3-2 con la Corea del Sud che cancella gli azzurri dagli ottavi con forti accuse all'arbitro Moreno per l'espulsione di Totti e un gol annullato a Tommasi. 
 
Storia recente, la brutta figura nei mondiali del Sudafrica, col l'eliminazione dopo un deludente 3-2 con la Slovacchia che segue gli 1-1 con i modesti Paraguay e Australia. Altre brutte figure in gare di qualificazione non procurano danni eccessivi: 1-1 con Cipro nel 1983,1-1 ad Ancona con la Bielorussia nel 1999 e a Napoli con la Lituania nel 2006. Poi c'è il capitolo amichevoli, tallone d'Achille della nazionale a partire dalla fine degli anni '80, da quando la scomposizione politica dell'Urss e della Jugoslavia moltiplica gli avversari di consistenza inferiore. E fioccano le prestazioni choc: nel 1988 la Giovane Italia di Vicini si fa battere 1-0 dal Galles a Brescia prima di un buon europeo che si ferma alle semifinali con l'Urss di Mikhailicenko. Nello stesso anno l'Olimpica di Rocca viene tramortita 4-0 dallo Zambia. Perde 2-1 con la Bosnia l'Italia di Sacchi nel 1996, ma la gara ha soprattutto una forte valenza simbolica in una Sarajevo che cerca di tornare a vivere dopo la guerra. 
 
È l'ultima panchina di Sacchi, che torna al Milan. A fine 2001 l'Italia del Trap, in viaggio esplorativo a un anno dai mondiali, pareggia 1-1 a Saitama col Giappone. Poi cominciano le amichevoli di agosto ed è caporetto: nel 2002 la Slovenia vince 1-0 a Trieste. Nel 2004 è traumatico il debutto di Lippi, ko 2-0 a Reykjavik con l'Islanda; al ct sulla strada del mondiale non riesce neanche al rivincita: 0-0 in casa con l'Islanda a Padova nel 2005. Dopo il biennio di Donadoni torna Lippi e nella Conf Cup del 2009 l'Italia fa harakiri 1-0 a Johannesburg con l'Egitto (che era stato calpestato nel 1928 11-3 alle Olimpiadi,massimo score della storia azzurra), poi nel marzo del 2010 c'è un modesto 0-0 col Camerun a Montecarlo. Due brutte figure toccano infine anche a Prandelli: nell'avvio della sua gestione, agosto 2010, la Costa d'Avorio si impone 1-0 a Londra, poi nel febbraio scorso gli azzurri vanno ko 1-0 a Genova con gli Usa. Ora c'è l'Armenia del quotato Mkhitarian e Prandelli tocca ferro, ma ottobre non è agosto e l'Italia vuole partire col piede giusto nella lunga strada che la deve portare in Brasile

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