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Giovedì, 30 Giugno 2022

L'ex tennista Bottazzi: "Berrettini è tra i favoriti a Wimbledon"

L'ex atleta milanese che ha incrociato la racchetta con Bjorn Borg racconta aneddoti e protagonisti del tennis nel libro "Break point"

Luca Bottazzi, ex campione milanese di tennis che ha incrociato la racchetta con grandi sportivi del calibro di Bjorn Borg, racconta nel suo libro "Break Point" aneddoti e protagonisti di uno degli sport singolari più antichi del mondo, amato persino da Carlo V d'Asburgo, imperatore del Sacro romano impero.

Bottazzi, vorrei anzitutto chiederle come vede i tennisti italiani per il prossimo Wimbledon.
"Abbiamo iniziato a vincere qualche anno fa con le donne e ora è il turno degli uomini. Berrettini ha conseguito importanti successi a Stoccarda e al Queens, e ora si propone tra i favoriti di Wimbledon. Sinner, invece, è un attimo in difficoltà con qualche problema fisico, però è un grande giocatore, e quindi l'Italia sta vivendo un momento straordinario".

Cosa pensa invece dell'esclusione dei tennisti russi?
"Per me è sbagliato. Un tennista quando scende in campo rappresenta se stesso, non il paese in cui è nato. Se questa iniziativa fosse servita a far terminare la guerra allora, forse, avrebbe potuto avere un senso, ma in questo modo si danneggiano solamente l'uomo e lo sportivo, che ricordiamolo, è in ogni caso un lavoratore. Il tennis ha sempre avuto la capacità di creare ponti, è successo in mille occasioni, e per questo bisognerebbe dare una chance allo sport, perché è accaduto già in passato che lo sport aiutasse a evitare l'orrore che è la guerra".

Quali sono invece i ricordi di Luca Bottazzi tennista?
"Ricordo con piacere le vittorie in diversi titoli italiani conseguiti nelle categorie giovanili, la medaglia al valore atletico del CONI grazie alla maglia azzurra vestita negli anni Ottanta, essere stato top 5 nella classifica nazionale di serie A e top 130 in quella mondiale ATP, l’aver giocato tornei nel circuito ATP come gli Internazionali d’Italia, il Roland Garros, Wimbledon, Forest Hills, incontrando campionissimi di questo sport e avendone battuti alcuni, come il ceco Jan Kodes, già campione al Roland Garros e a Wimbledon. Per motivi personali ho poi lasciato il tennis giocato giovanissimo, avevo ventitre anni".

Oggi invece fa l'allenatore e l'insegnante.
"Appena smesso ho iniziato ad allenare delle giovani promesse poi in grado di vincere titoli nazionali giovanili, poi anche professionisti. Beh, non c’è bisogno di parlarvi del più forte di tutti ovvero Bjorn Borg, un giocatore che ho allenato come sparring nel periodo nel quale voleva ritornare alle gare. Ma non era ciò che sentivo come vocazione e quindi successivamente, mi sono dedicato totalmente all’insegnamento focalizzandomi sulla scuola tennis di base, dai primi passi con la racchetta da tennis ai giovani futuri tennisti. Per questa ragione ho realizzato, con altri autorevoli colleghi, un’associazione di ricerca in ambito scientifico che si occupasse di questo meraviglioso sport quale è il tennis. Abbiamo dunque creato R.I.T.A., ovvero la Italian Research Tennis Association".

Che cos'è R.I.T.A.?
"Dopo anni di studi e di sperimentazioni, nel 2003 è stato presentato al Congresso Scientifico della Federazione Mondiale di Tennis (ITF) a Londra, un nuovo metodo supportato da basi scientifiche per l’insegnamento del tennis, il quale è stato approvato e validato. La Federazione verificata l’efficacia innovativa del metodo R.I.T.A. ha proposto buona parte di questo sistema di insegnamento facendolo suo realizzando, a distanza di due anni, “Play and Stay”. Ebbene, attraverso il metodo RITA, si conseguono gli obiettivi di riuscire a far giocare chiunque, di favorire l’integrazione tra gli allievi attraverso una corretta alfabetizzazione motoria che inizia in tenera età con la psicomotricità. In altre parole, il tennis diventa uno strumento in grado di concorrere allo sviluppo dell’intelligenza umana, e così alla formazione dell’individuo. Mantenere il cervello acceso, imparando a cercare una soluzione ambientale funzionale offrendo il meglio di se stessi giorno dopo giorno, è la filosofia che disegna questo percorso. Le nostre scuole R.I.T.A. Tennis Academy si trovano a Milano e più precisamente a San Donato e a Segrate".

Da professore universitario, qual è ora, come vede il tennis oggi?
"Aver giocato a livello professionistico consente di sedersi in prima fila nel teatro del tennis. Un punto di osservazione privilegiato in grado di regalare esperienze di vita uniche, ma nel contempo se non si coltiva il lato educativo e formativo non si raggiunge un livello di consapevolezza capace di offrire uno sguardo completo, a trecentosessanta gradi, sull’intero mondo della racchetta. Ho avuto la fortuna di conoscere campioni immensi con un talento unico, in alcuni casi (vedi Bjorn Borg), ma in nessuno di loro ho riscontrato altrettanta grandezza nella conoscenza dell’essenza intima di questo sport. Il processo circolare insegnamento/apprendimento, in riferimento all’ontogenesi delle fasi di crescita dell’individuo, è materia che quasi nessuno ritiene di coltivare. Eppure, la stessa è alla base per la crescita di ogni individuo, sportivo e tennista. Purtroppo, l’insegnamento non è concepito generalmente in questo mondo; quindi come una progressione e una crescita graduale basata sulle capacità individuali, ma viene perseguito in riferimento a stereotipi legati alla fenomenologia del “campionismo”che per la quasi totalità dei praticanti è irraggiungibile. Il mio desiderio è quello di riuscire a far si che tutti gli appassionati possano arrivare a raggiungere il loro massimo potenziale, ma attraverso un modello agli antipodi rispetto a quello propinato oggi nel mondo della racchetta. L’idea è quella di realizzare un nuovo e innovativo programma diffuso per il livello a cui appartengono la stragrande maggioranza dei giocatori di tennis. Una iniziativa che sto implementando con la collaborazione di esperti convinti che il programma potrà risultare un modello di riferimento nel futuro".

C'è poi un progetto di ditattica per tennisti amatoriali. In cosa consiste?
"Vivere senza cultura è come essere amputati di un senso vitale. La velocità, il mezzo che attualmente contamina ogni settore, tende a escludere proprio la cultura a beneficio della fluida superficialità. E’ un fatto sotto gli occhi di tutti! Eppure, in ogni genere di processo di apprendimento, viene prima l’elemento precisione rispetto alla velocità. Al contrario, il rischio di produrre incompetenze dilaganti e il caos più totale aumenterebbe vertiginosamente. Ecco perché nel mio ambito mi occupo di cultura dedicandomi alla metodologia e alla didattica per l’insegnamento del tennis. Il fine, o meglio la speranza, è fornire un contributo per scongiurare il trionfo dell’incompetenza in una società sempre più liquida, per dirla alla Bauman. Così, nell’ultimo libro, attraverso storie particolari vengono raccontati avvenimenti in grado di far capire il tennis di ieri, così come quello di oggi, dove cammina già il domani. Il titolo è “Break Point”, l’attimo fuggente capace di fare la vera differenza in una partita di tennis così come nell’avventura dell’esistenza".

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