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Lunedì, 16 Maggio 2022
Calcio

Fiorentina, a Bergamo in Coppa per aprire ufficialmente il "post Vlahovic"

La squadra viola, dopo aver ciccato la sfida casalinga contro la Lazio in campionato, prova il colpaccio al Gewiss Stadium ripartendo di slancio dopo l'addio della punta serba

Al di là dell’effettiva importanza costituita dalla qualificazione in palio per il turno successivo, il match di Coppa Italia della Fiorentina a Bergamo rappresenta l’occasione per l’apertura ufficiale del capitolo “post-Vlahovic”, dopo la falsa partenza nella sfida interna con la Lazio.
A suscitare perplessità, più che altro, è quella fastidiosa brezza che ha cominciato a soffiare dopo la netta sconfitta subita contro i biancocelesti. Un 3-0 netto, che ha messo in mostra una squadra ben differente da quella a tratti addirittura spumeggiante vista nella prima parte di campionato, ma che ha anche fatto riaffiorare pericolose derive critiche, legate alla qualità di una rosa che – è bene ricordarlo – non è equiparabile a quella delle formazioni ricomprese nella parte di classifica occupata dai gigliati, ma ciò nonostante è ancora in piena corsa per un posto in Europa. E soprattutto alle effettive capacità di un allenatore come Italiano inspiegabilmente finito, se non proprio sul banco degli imputati, quantomeno sul registro degli indagati per il crollo del “Franchi”.

In prima istanza, nelle valutazioni post-Lazio vanno inserite le attenuanti d’ufficio. Un attaccante come Vlahovic, al momento uno dei più “decisivi” a livello europeo, non è rimpiazzabile da un bomber “pronto uso” alla sua altezza, a meno che non si scomodino i vari Haaland, Lewandowski o Benzema. Nè si può imputare alla società la colpa di averlo ceduto (vista la volontà del giocatore), o la mancata permuta con una punta che garantisse gol a grappoli nell’immediato. Si è invece scelto di battere la strada che porta a pedine contestuali alla progettualità intavolata, ovvero futuribili ma evidentemente ancora non perfettamente inseriti nei meccanismi del gioco del tecnico, operazione per cui si richiede pazienza (Ikoné, Piatek e Cabral non sono arrivati in estate, ma solo qualche settimana fa). La stessa accondiscendenza che andrebbe messa valutando le difficoltà emerse a centrocampo, dove un Torreira spompato è stato costretto a stringere i denti vista anche la partenza di Pulgar e l’indisponibilità di Amrabat.

Il tutto, senza però attingere a piene mani dal serbatoio degli alibi. Aver rinunciato al principale finalizzatore in squadra non significa infatti avere una scusa preconfezionata da mettere sul piatto in caso di digiuno. Italiano questo lo sa e lo ha rimarcato nella conferenza stampa, dichiarando che la sua squadra è più forte di prima. Magari iperbolizzando un po’ il concetto, ma proprio per sgomberare il campo da un rischio del genere. Però, la lacuna venutasi a creare va colmata con diligenza, non cedendo alla tentazione di pancia del “chiodo scaccia chiodo” e lamentandosi se il risultato non è soddisfacente. E passa attraverso l’unità di intenti che il gruppo deve concretamente dimostrare, ognuno portando in dote qualcosa in più e responsabilizzandosi ulteriormente, anche nell’ottica di garantire maggiore supporto a chi, quel Vlahovic, dovrà sostituirlo.

E quindi, a pennello, arriva la partita del Gewiss Stadium. Che vale per la Coppa Italia, da cui essere eliminati non è certo il male assoluto, ma che visto anche il recente appannamento dell’Atalanta potrebbe davvero essere una valida occasione per prendere due piccioni con una fava. Innanzitutto, significherebbe ritornare tra le top 4 nella competizione, traguardo che manca da tre stagioni, e secondariamente dare una verniciata di ottimismo ad un gruppo che non difetta certo di compattezza, ma che ha bisogno di sentirsi forte come quando c’era DV9 a levare le castagne dal fuoco in area ed a metterle nel sacco. E questa, forse, sarebbe una vittoria ancora più importante del risultato del quarto di finale. Perché sarebbe un peccato uscire dalla Coppa, ma trovarsi a bivaccare a primavera in un prato lontano dallo smog della bassa classifica ma senza prospettive di avvicinamento alle ridenti cime europee, lo sarebbe ancora di più.

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