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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Calcio

Roma, la mossa "Kansas City" di Mourinho

L'ultima conferenza stampa di Mourinho, nel post partita con il Bologna, ha visto il tecnico dribblare le domande invitando Zaniolo a riflettere sul suo futuro lontano da Roma. E intanto, sesta sconfitta in quindici partite...

Si chiama “Mossa Kansas City”. Cioè quando tutti guardano a destra, ed il vero evento sta accadendo a sinistra, come teorizzato da una nota canzone jazz degli anni 20. Un po’ quello che accade con gli illusionisti bravi, che catalizzano l’attenzione degli spettatori in un punto per poi – dalla parte opposta – proseguire nel loro gioco di prestigio. Un’abilità che ha trovato applicazione nelle truffe, nella magia ma anche nella comunicazione, con la bravura nell’attirare l’attenzione su un particolare per distoglierla da un altro.

Non ce ne voglia José Mourinho, allenatore vincente e – per distacco – il miglior comunicatore nel panorama calcistico, ma la conferenza stampa post Bologna ci è sembrato proprio un fulgido esempio della mossa in questione. Che parte da un concetto sacrosanto, legato alla scarsa “protezione” garantita ad un patrimonio della Roma – ma anche del calcio italiano in generale - come Zaniolo, per arrivare a criptare quello che ormai sta diventando un problema. Perché sei sconfitte in quindici partite in A, un primo posto nel girone di Conference League in bilico ed appena un punto racimolato tra derby, Juventus, Milan e Napoli non si possono certo ignorare. Nè essere sempre imputabili a infortuni, panchina corta (che tutto sommato non era tale, almeno fino al 6-1 rimediato in Norvegia) o accanimento arbitrale.

Un dato di fatto è incontrovertibile: che le scelte fatte dai vari direttori di gara non hanno deposto a favore della Roma. Scartando a priori l’ipotesi di preordinazione, gli episodi sfavorevoli hanno comunque avuto un peso. Ed in questo senso il richiamo ad una maggiore tutela per alcuni giocatori particolarmente bersagliati dagli interventi degli avversari ci sta tutto, ma è un refrain già noto sin dai tempi del “primo” Totti (chi ha memoria si ricorderà sia delle ruvide “attenzioni” da lui ricevute sia degli inviti ad una maggiore severità), che accomuna inoltre anche altri campioni più o meno in erba. Come è notoria la relazione complicata dei giallorossi con la buona sorte sul fronte infortuni, citando come esempio clamoroso la contemporanea assenza di tre terzini sinistri (Spinazzola, Vina e Calafiori) che ha obbligato Mourinho a modificare il modulo.

Però, alla fine sono i numeri che servono. E allora, basta mettersi d’accordo: se l’obiettivo è rientrare nell’Europa che conta, il traguardo resta ampiamente a portata di tiro, specie con il rientro di chi è attualmente ai box e magari con qualche innesto invernale a rimpolpare l’organico. E questo risparmiandosi quindi i consigli di espatriare a chi, come Zaniolo, ha dimostrato di essere attaccato alla maglia e che magari vorrebbe ulteriormente legarsi ad un club che lo ha supportato ed aspettato nei momenti bui. E magari acconsentendo a parlare della situazione che la squadra sta vivendo, senza rimbalzare domande in conferenza stampa (che ricorda pericolosamente i prestigiatori nell’inibire l’intervento al pubblico in sala per chiedere “ma come ha fatto?”) e fornendo risposte a chi legittimamente – in primis i tifosi – vorrebbe averle. Nella mossa “Kansas City” si è spesso ignari del magheggio che si sta perpetrando, fino all’amara scoperta. Qui c’è una classifica che giornalmente sbandiera la situazione. E quella, purtroppo, non si può celare.

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