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Domenica, 5 Dicembre 2021
Calcio

Il calcio è dei procuratori? Da Romagnoli a De Bruyne, c’è chi dice no

I procuratori dei giocatori negli anni hanno avuto sempre più peso nel mondo del calcio ma da Romagnoli a De Bruyne c'è chi si oppone.

Sono lo spauracchio delle società e dei tifosi, sono il male del calcio secondo molti, sono però anche quelli che permettono ai giocatori di strappare accordi milionari. Sono i procuratori additati da tanti come figure diaboliche che dettano le leggi del calciomercato pensando solo al proprio conto in banca. Da Mendes a Raiola, quando decidono che un loro giocatore deve cambiare aria trovano sempre il modo per vincere la battaglia. 

I procuratori perdono importanza? Il caso Romagnoli

C’è chi però si sta opponendo a questa logica, in Italia per esempio il Milan ha già dimostrato ampiamente di non voler sottostare alle leggi degli agenti. Donnarumma e Calhanoglu sono due esempi lampanti, Kessiè potrebbe diventare il prossimo a dire addio per le esose richieste di chi ne cura gli interessi, ma c’è anche chi sta iniziando a ribelllarsi.

E’Alessio Romagnoli che ha il contratto in scadenza con i rossoneri a fine stagione, al momento percepisce sei milioni all'anno, ma Maldini e Massara sono stati chiari: oltre ai 3,5 non si può andare per il rinnovo. La cifra è troppo bassa per Raiola, procuratore del difensore centrale, ma il suo assistito vorrebbe rimanere a Milanello dove non è titolare, ma è capitano e ben inserito nelle rotazioni di Pioli. Così il calciatore avrebbe deciso, secondo la Gazzetta dello Sport, di continuare la trattativa in solitaria, senza Raiola al suo fianco per cercare di strappare l'accordo e rimanere al Milan. 

Da De Bruyne a Kimmich, quelli senza procuratore

Un caso con pochi precedenti in Italia e anche in Europa, anche se nel Vecchio Continente già due grandi campioni si sono seduti al tavolo delle trattative con le rispettive società senza un procuratore. Il primo è stato Joshua Kimmich, jolly del Bayern Monaco di cui è una colonna da tempo. Un anno fa ha firmato il rinnovo dopo aver lasciato l’agenzia che curava si suoi interessi spiegando: “Sono convinto di poter essere il miglior rappresentante di me stesso”.

Diverso il caso di Kevin De Bruyne, tra i migliori centrocampisti del mondo. Anche lui ha detto “no” al procuratore quando ha rinnovato con il Manchester City, ma al contrario di Kimmich ha chiesto aiuto ad un’agenzia di analisi dei dati. Sono stati analizzati i numeri del giocatore, che alla fine ha strappato un aumento, e quelli della squadra per capire per quanto potrà rimanere competitiva. Il team ha dato a De Bruyne i dati giusti e così il belga ha deciso di rinnovare il contratto con i citizens. Tre esempi che magari non fanno una prova, ma mettono pressione ai procuratori che rischiano di perdere il loro enorme potere.
 

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