Venerdì, 17 Settembre 2021

Chi ha vinto e chi ha perso lo Scudetto sotto l'ombrellone

Tammy Abraham (Foto Ansa)

Si è da poco conclusa la sessione di calciomercato che verrà ricordata per lo storico passaggio di Lionel Messi dal Barcelona al Psg, una sessione folle e ricca di imprevisti, condizionata dagli effetti nefasti della pandemia sui conti dei club. Se all'ombra della Torre Eiffel i soldi degli sceicchi hanno attratto campioni come Donnarumma, Ramos, Messi e Hakimi, dalle nostre parti la situazione è stata ben differente.

La carenza di ''pecunia'' che ha coinvolto tutte le big, chi più chi meno, ha prodotto un mercato fatto di addii illustri, come quelli di Lukaku e Cristiano Ronaldo, e trattative contorte e fantasiose, prestiti pluriennali, diritti e obblighi di riscatto e tanti parametri zero. Così, in un mercato dagli incastri difficili, chi ha avuto la meglio, oltre ai club che hanno avuto qualche soldo da spendere, è stato chi, con un po' di ingegno e qualche scommessa a migliorare in qualche modo la propria rosa. Chi ha vinto lo Scudetto sotto l'ombrellone? Andiamo a scoprire le squadre promosse e quelle bocciate.

Roma, voto 8: pesa l'effetto Mou

Se c'è stata una regina del mercato tra le squadre di Serie A è senza dubbio la Roma.  Friedkin non ha badato a spese per rinforzare la squadra, riuscendo anche a non perdere troppi pezzi pregiati. Alla fine l'unico sacrificio è stato quello di Dzeko, sostituito con un investimento oneroso per l'attaccante del Chelsea Abraham, che ha già fatto vedere ottime cose nelle sue prime uscite. A lui si è aggiunto il jolly offensivo Shomurodov, il portiere del Portogallo Rui Patricio e il terzino Matias Vina, arrivato per tamponare l'assenza di Spinazzola e rivelatosi una vera sorpresa. Se a questa infornata di forze fresche e ad un'ossatura rimasta quasi intatta uniamo il carisma e l'esperienza di Mourinho, la Roma non può che essere uscita rinforzata da questo calciomercato.

Milan, voto 7: cambiare poco, cambiare bene

Per il Milan (e non solo) le necessità sono state principalmente due: riempire i buchi lasciati dalle uscite e aggiungere qualcosa dove mancava.Nonostante Donnarumma e Calhanoglu siano andati via senza portare un euro, la dirigenza rossonera è riuscita a puntellare la rosa senza spender troppo. In porta è arrivato Magnain, a cui vanno aggiunte garanzie come Florenzi, Bakayoko e Giroud, mentre per riempire il vuoto di fantasia lasciato dal centrocampista turco è arrivata la conferma di Brahim Diaz e l'acquisto di Messias. Al netto delle perdite, il Milan rimane una delle poche squadre a non aver cambiato allenatore, con Pioli che ha comunque ottenuto un gruppo folto e preparato ad affrontare il ritorno in Champions.

Inter, voto 7: addii dolorosi (ma non troppo)

Conte, Lukaku, Hakimi. Tre pezzi grossi dell'Inter scudettata che hanno salutato Milano. Una partenza che aveva fatto scendere i nerazzurri nella griglia di partenza. Eppure, nonostante le defezioni, Marotta è stato abile a sfruttare gli affari in uscita per fare cassa e riequilibrare i conti della società, facendo un buon mercato con quel che rimaneva. Calhanoglu a zero è servito per sopperire all'assenza di Eriksen, l'olandese Dumfries è arrivato per occupare la fascia destra lasciata libera del terzino marocchino, mentre in attacco Dzeko e Correa sono andati a sopperire la partenza di Big Rom, mettendo a disposizione di Inzaghi un reparto offensivo più variegato di quello dello scorso anno. Se aggiungiamo anche la permanenza di Dimarco, tornato dopo un'ottima stagione al Verona, ai pronti rinnovi di Barella, Lautaro e Brozovic, il voto per l'Inter non più che essere più che sufficiente.

Lazio, voto 7: rivoluzione Sarri

Il passaggio da Inzaghi a Sarri ha prodotto anche un sostanziale cambio di modulo, di conseguenza, il mercato della Lazio è stato articolato e mirato, sostenuto per lo più da una cessione praticamente obbligata, quella di Correa. Il fedelissimo Hysaj ha sistemato la corsia sinistra, ma le grandi novità sono tutte da centrocampo in su. Basic, costoso e tutto da scoprire, mentre il cavallo di ritorno Felipe Anderson e l'ex romanista Pedro sono state due operazioni low cost e senza sorprese. Il colpo finale Zaccagni è quella ciliegina sulla torta che rende ancora più temibili i biancocelesti.

Atalanta, voto 6,5: certezze e volti nuovi

Da Zapata a Muriel, passando per Gosens e Ilicic, in molti avevano bussato alla porta dell'Atalanta per i gioielli di Gasperini. Alla fine le uniche partenze sono state quelle di Romero e Gollini, prontamente sostituiti con Demiral e Musso. Una rosa rodata e affidabile che potrà contare anche su Zappacosta, il giovane Lovato e l'olandese Koopmeiners. Un mercato equilibrato che conferma gli orobici come una delle big del nostro campionato.

Napoli, voto 5,5: troppo poco per la svolta

Con l'arrivo di Luciano Spalletti ci si aspettava un mercato più articolato, invece De Laurentiis si è limitato a lasciare praticamente intatta la rosa che era di Gattuso, non mettendo a segno nessun colpo di rilievo, ma non perdendo neanche i pezzi grossi, Insigne in primis. In difesa è arrivato lo svincolato Juan Jesus, mentre a centrocampo Anguissa, forse troppo poco per recuperare il gap che separa gli azzurri dalla zona Champions.

Juventus, voto 5: manca il dopo-Ronaldo

Inutile girarci intorno: se perdi uno come Cristiano Ronaldo e non lo sostituisci in maniera adeguata non puoi che uscirne indebolita. È quello che, a conti fatti, è successo alla Juve in questa sessione di mercato, un periodo di trattative che inizialmente sembrava mirare a sopperire le carenze tecniche del centrocampo bianconero. Non a caso è arrivato Locatelli dal Sassuolo, ma non Pjanic, mentre il problema di trovare un sostituto di Ronaldo è esploso a fine mercato, lasciando alla dirigenza juventina poco spazio di manovra. Oltre al giovane Kaio Jorge, in attacco è tornato Moise Kean, vecchia conoscenza del nostro campionato che, con tutto il rispetto, non può colmare, per peso e per gol, l'addio di un campione come CR7.

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