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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Marco Drogo

Opinioni

Marco Drogo

Web Editor Today e TorinoToday Today

Il fantacalcio nuoce alla salute: come sopravvivere al gioco più amato

Lo sanno bene i fanta-allenatori: il fantacalcio è capace di offrire grandi e contrastanti emozioni. L’hanno imparato dall’esperienza, da quei lunedì mattina quando ci si sveglia con l’amarezza di un 65,5, a mezzo punto, a un passo da quel goal che avrebbe portato a una vittoria di corto muso e provano invece nuovamente l’amarezza di fermarsi a 0 nella casella delle reti realizzate. Conoscono bene anche la sensazione opposta, quella che si prova nelle prime giornate di campionato quando la squadra vola e inizia ad ottenere risultati.

Hanno in squadra quel bomber su cui nessuno aveva scommesso o hanno deciso una volta tanto di provare un sistema più difensivo, che sulla carta sembra privo di ogni possibilità di prevalere, ma che invece macina punti negli scontri diretti e li ha portati al comando della classifica, grazie al modificatore della difesa e alla scelta del portiere giusto che in passato avevano troppo spesso sottovalutato.

Provano quella sana euforia dovuta al fatto di avere la piacevole sensazione di aver trovato, magari dopo anni di insoddisfazioni, la formazione, la squadra che sarà finalmente capace di condurli alla vittoria nel mitico fantacalcio.

Come un gioco, qualcosa di virtuale, riesca a coinvolgere emotivamente persone di ogni età resta un mistero. Ma non si può non parlare di passione pura quando si pensa all’impegno che milioni di persone ogni anno mettono per questo gioco virtuale.

Non esisteva nulla del fantacalcio prima che fosse inventato da Riccardo Albini, un giornalista che nel giugno del 1988 durante le sue pause pranzo in quello che era un bar del centro di Milano, la Goccia d'oro, inventò quello che sarebbe diventato uno dei giochi più amati.

Fu lui, a pensare a un gioco di fantasia che permettesse a tutti di realizzare il proprio sogno, quello di allenare la propria squadra di calcio e di portarla alla vittoria. Si ispirò a quello che stava avvenendo già da qualche tempo in America con il successo dei fantasy game e del fantasy football americano.

I dati statistici dei giocatori statunitensi divennero la base per pensare ai voti assegnati ai calciatori, che sarebbero stati proprio quelli della nostra serie A.

Poi nacquero i vari bonus, da quello principe, il mitico +3 per il goal realizzato, a quello per le reti non subite, fino alla penalità per ammonizioni ed espulsioni.

Dagli anni ’90 ad oggi il fantacalcio ha vissuto un successo travolgente, tanto che non c’è gruppo di amici e di colleghi di lavoro in cui non si giochi.

Oltre all’Italia questo gioco è diventato popolare anche in Inghilterra. Recentemente, secondo quanto riportato dal The Guardian, una ricerca condotta dalla Nottingham Trent University e pubblicata sulla rivista Human Behavior and Emerging Technologies ha messo però in guardia dai rischi del fantacalcio.

A qualcuno può sembrare impossibile ma il popolare gioco, oltre a far socializzare e discutere, avrebbe anche il rischio di compromettere la salute mentale di coloro i quali ci giocano.

Questo, spiegano i ricercatori, per gli indubbi effetti che il gioco ha avuto sull’umore dei giocatori per il loro coinvolgimento. Il sondaggio ha preso a campione 1.995 persone provenienti da 96 paesi del mondo, soggetti quasi tutti maschi con l'età media di 33 anni.

Il 24,6% ha affermato che il gioco ha causato loro un leggero calo dell’umore, il 44% degli utenti che ha trascorso più di 45 minuti a giocare ha registrato un umore di gran lunga peggiore, Il 34% degli intervistati ha affermato, invece, di provare un vero stato di "ansia" mentre il 37% ha addirittura confessato come il gioco abbia avuto un serio impatto sulla loro vita causando quello che i ricercatori chiamano "deficit funzionale".

Questo, perché, secondo il dottor Luke Wilkins, il ricercatore principale dello studio, “Il fantacalcio è impossibile da vincere per la stragrande maggioranza di chi ci gioca ed è possibile che più una persona viene investita, più sarà influenzata negativamente quando perde. Il nostro studio mette in evidenza gli aspetti positivi generali che il gioco può portare, ma avverte anche dei potenziali aspetti negativi e giustifica l’idea che si dovrebbe fare di più per monitorare la quantità di tempo dedicata a questo gioco”.

Ma quanto tempo ci vuole per studiare la formazione sotto l’ombrellone, per prepararsi all’asta, per mettere in campo la squadra, per pensare a come risollevarla a gennaio e per portarla al successo in primavera? Decisamente troppo soprattutto per chi ha continuato a perdere. Così ogni anno tutti, tranne il vincitore, avrebbero voglia di mollare, dopo essere arrivati esausti a maggio. Soprattutto considerando il tempo perso e le inevitabili discussioni con tutte le persone non coinvolte con questa per loro inspiegabile e assurda passione.

Basterà l’assenza del calcio e l’arrivo dei nuovi giocatori per riaccendere la voglia di rivalsa. Sarà nuovamente ansia da fantacalcio: un gioco con cui, come tutti gli altri, non bisogna esagerare.

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