Mercoledì, 12 Maggio 2021
L'opinione di Andrea Falla

L'opinione di Andrea Falla

A cura di Andrea Falla

Quando una festa rovina la festa

I tifosi dell'Inter durante in festeggiamenti a Milano (Foto Ansa)

Onore all'Inter di Conte, che con quattro giornate di anticipo ha conquistato il suo 19esimo Scudetto, spodestando l'egemonia juventina che durava ormai da nove lunghissimi anni. Un'impresa sportiva raggiunta con il lavoro e l'impegno, una vittoria meritata, arrivata nell'anno del Covid e degli stadi vuoti. Un anno da incubo per tutti. C'è chi si è ammalato, chi ha detto addio a persone care, chi ha perso il lavoro, chi non ha più un soldo, chi non vede la propria famiglia da mesi e chi, semplicemente, va avanti a fatica con la propria vita.

Sarà per questo che ieri, guardando le immagini dei tifosi interisti in massa a piazza Duomo, a Milano, ho percepito un senso di rassegnazione e di sconfitta. Tifo Inter da quando sono nato, ho gioito e pianto tante volte, ho sentito le storie di Suarez e Facchetti e dei tre tedeschi, ho visto Ronaldo e il Triplete, ma anche Gresko e De Boer in panchina, guardando ogni partita, dall'amichevole con la rappresentativa tirolese all'ultima di campionato. 

Eppure, nonostante la felicità per la vittoria della mia squadra del cuore, in quelle immagini ho visto un fallimento. Da interista e da tifoso posso provare a capire la voglia di festeggiare una vittoria, arrivata dopo tanto tempo e  in un periodo particolare. Ma non così. Non in questo modo. Non dopo quasi 15 mesi di sacrifici, di lockdown e coprifuoco, di bar e ristoranti chiusi per evitare assembramenti, mesi di stadi vuoti, di concerti annullati, di cinema e teatri sbarrati, un periodo senza viaggi e senza discoteche, tutto per cercare, in ogni modo possibile, di arginare questa maledetta pandemia e tornare alla normalità.

Quando ho visto le foto non ho pensato all'Inter Campione d'Italia, ho pensato a tutte quelle persone che non possono aprire il proprio locale, che hanno perso tutto eppure continuano a sperare in una ripartenza, un punto di svolta che sembra fare due passi ogni volta che ne facciamo uno. Un assembramento di 30mila persone, senza controlli di alcun genere e senza rispettare le regole, in un momento come questo, non è una festa ma un atto di incoscienza, che non si limita a rovinare la celebrazione di un'impresa sportiva (la cui importanza resta comunque marginale), ma rischia di rendere vani tutti gli sforzi e i sacrifici fatti nelle ultime settimane. Ci saranno altre partite ed altre vittorie e, quando il virus sarà sconfitto, sarà quello il momento di festeggiare tutti insieme, di abbracciarci senza pensieri e di sorridere liberamente. Ma quel momento non è ancora arrivato. Avevo voglia di festeggiare. Adesso non ne ho più.

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