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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Calcio

Draghi e Gravina d'accordo: "Il calcio non si fermerà"

Il numero uno della Federcalcio dopo la telefonata del Premier: "Non ci ha chiesto di fermare i campionati né tantomeno di proclamare una chiusura dei tornei a tempo indeterminato. Esiste il rischio che un ulteriore incremento dei contagi ci riporti agli stadi con le porte chiuse"

Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha avuto rassicurazioni dal Premier Mario Draghi in un colloquio telefonico in cui è stata fatta un'ampia analisi del momento che il calcio italiano sta vivendo a causa dell'ondata di contagi delle ultime settimane: il calcio non si fermerà, rispettando però la salute dei suoi protagonisti e dei tifosi. Unico rischio, ma al momento non ci sono decisioni ufficiali al riguardo, è quello di tornare a giocare a porte chiuse negli stadi.

Il numero della Federcalcio ha raccontato il contenuto della telefonata con il Presidentel del Consiglio ai colleghi di Tuttosport: «La telefonata di Draghi è stata improntata al massimo pragmatismo - ha detto Gravina - . Non c’è stato nessun aut aut né tantomeno il pre-annuncio dello stop a ogni attività agonistica. Al Presidente del Consiglio ho illustrato la situazione del nostro calcio, alla luce della quarta ondata del virus. Il capo del governo non ci ha chiesto di fermare i campionati né tantomeno di proclamare una chiusura dei tornei a tempo indeterminato. Draghi ha voluto conoscere lo stato di un movimento che conta un milione di tesserati, è l’espressione di una tra le prime dieci aziende italiane, con un sistema professionistico che ha subito danni per oltre un miliardo di euro a causa del COVID. Di fronte all’incremento delle positività, La Lega B, la Lega Pro e i Dilettanti hanno già procrastinato rispettivi tornei con una decisione saggia e tempestiva. In termini numerici, il più colpito dal contagio risulta essere il settore giovanile scolastico. la cui attività è stata sospesa».

Gravina ha spiegato anche l'ipotesi di tornare a giocare a porte chiuse: «Come già accadde due anni fa, al tempo della prima e della seconda ondata, il sistema calcio ribadisce la ferma volontà di andare avanti, di superare i nuovi ostacoli che la recrudescenza del Covid sta frapponendo sulla sua strada. Esiste, evidentemente, il rischio che un ulteriore incremento dei contagi ci riporti agli stadi con le porte chiuse: è già avvenuto in Bundesliga, mentre in altri Paesi sono state adottate decisioni che hanno comunque imposto la riduzione del numero degli spettatori. Nessuno può prevedere con certezza l’evoluzione della situazione. Ciò che conta è mettere in sicurezza il nostro sport e, anche su questo punto, la condivisione con Draghi è stata totale».

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