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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Calcio

Guerra e sport: è giusto escludere gli atleti russi da ogni competizione?

Fuori dai Mondiali di calcio e dalle competizioni di tutte le altre discipline, lo sport esclude gli atleti russi.

Lo sport ha deciso: la Russia non può partecipare alle competizioni internazionali. Il messaggio del Comitato Olimpico internazionale è stato recepito subito dal calcio che ha escluso la Nazionale dai Mondiali e i club russi dai tornei internazionali. 

Perché è giusto escludere la Russia dallo sport….

Una decisione che non è un unica nella storia, anzi, basta tornare al 1992 quando la Jugoslavia fu esclusa dall’Europeo di calcio, dove partiva tra le favorite. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha costretto ancora una volta lo sport a fare una scelta e alla fine si è deciso per l’esclusione. Scelta giusta, oppure no? L’analisi non è semplice, il tema è complicato. A livello politico e diplomatico forse è davvero la cosa giusta da fare.

Il mondo vuole cercare di essere il più compatto possibile nelle sanzioni e così lo sport non si è tirato indietro. Ammettere gli atleti russi poteva essere vista come una “falla”, o addirittura come un modo per girarsi dall’altra parte e far finta di nulla, errore che il mondo ha già fatto in passato con conseguenze drammatiche. 

…. E perché no

La guerra però non è solo diplomazia e politica, la guerra entra nella vita delle persone e ovviamente degli atleti. Escludere la Russia significa allontanare dai campi di tutto il pianeta dei ragazzi e delle ragazze che coltivano la propria passione, che lavorano duro per raggiungere i propri obiettivi e che oggi per scelte altrui devono fermarsi mettendo nel cassetto i propri sogni. 

Lo sport dovrebbe essere veicolo di pace, anche quando questa sembra lontana e difficile da raggiungere. Non è di certo un abbraccio sul podio delle Olimpiadi di Pechino tra un ucraino e un russo a fermare la guerra, ma è un segnale, una scelta di due ragazzi che nemici davvero non lo vogliono essere. E allora l’esclusione è una sanzione che colpisce lievemente la Russia, difficile pensare che nelle stanze dei bottoni qualcuno stia pensando allo sport in questo momento, ma diventa un macigno per gli sportivi che magari sono anche contrari alla guerra.

E'questa l'unica ragione per cui il Cio e gli altri organismi internazionali dello sport potevano scegliere un'altra strada, ma sarebbe stato davvero giusto? Probabilmente no, perché se è vero che da una parte c’è chi è stato escluso, dall’altra ci sono quegli atleti che scendono in campo ben sapendo che i propri familiari e amici sono in fuga o ancora peggio sotto le bombe del nemico. La realtà è che in guerra perdono tutti e questa è solo l’ultima dimostrazione. 
 

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