Domenica, 9 Maggio 2021
L'opinione di Andrea Falla

L'opinione di Andrea Falla

A cura di Andrea Falla

La feccia social e gli insulti al figlio di Pirlo

L'allenatore della Juventus, Andrea Pirlo (Foto Ansa)

''Devi morire insieme a tuo padre". Una frase che già così risulta subito disturbante: un augurio di morte difficile da assegnare anche al peggiore dei nemici. Eppure il destinatario di questo messaggio crudele e gratuito non è certo un ''mostro'', ma un ragazzo di soli 17 anni, di nome Nicola. La sua colpa? Essere il figlio di Andrea Pirlo, ex calciatore e adesso allenatore della Juventus. E poi? E poi basta. Non c'è altro. Se non altri messaggi, altri insulti e frasi deplorevoli, che attraverso i social possono essere recapitati con semplicità al destinatario.

Una gogna social, quella toccata a Nicola Pirlo, che ha lasciato incredulo lo stesso ragazzo, costretto suo malgrado a dover pubblicare un lungo post per chiarire la sua posizione. 

''Io non sono una persona che giudica, non mi piace farlo - scrive il giovane su Instagram - ognuno ha il diritto di poter dire ciò che vuole, sono io il primo a farlo e non vorrei mai che qualcuno mi togliesse la libertà di parola. I miei genitori mi hanno insegnato ad avere idee e soprattutto ascoltare quelle degli altri, ma credo che a tutto ciò ci sia un limite e già da tempo questo limite è stato superato''. 

''Ho 17 anni - prosegue Nicola nel suo post - e quotidianamente ricevo messaggi di questo genere, non perché io faccia qualcosa in particolare, ma solo perché sono figlio di un allenatore. Questa sarebbe la mia 'colpa' e la motivazione per la quale, ogni giorno, mi arrivano messaggi di augurata di morte e di insulti vari. Vorrei chiedervi - conclude - di mettervi per un solo secondo nei mei panni e chiedervi come vi sentireste''.

Una replica chiara ed educata a quella parte dei social che, diciamolo, meriterebbe come minimo il sequestro della tastiera e della connessione. Un esercito di ''leoni da tastiera'' che ogni giorno sfoga la propria frustrazione su Facebook, su Instagram o su Twitter, spargendo odio e minacce anche contro chi non ha nessuna colpa. 

È vero, la Juventus guidata da Andrea Pirlo sta portando a conclusione una stagione al di sotto delle aspettative, fuori dalla Champions (ma in finale di Coppa Italia) e fuori dalla lotta Scudetto, che dopo 9 anni andrà a finire su una maglia differente. Ma anche se i bianconeri fossero retrocessi in Serie B, nessuna persona, da Pirlo alla sua famiglia, meriterebbe un trattamento del genere.

Ogni tifoso può comprendere l'indignazione per i risultati storti della propria squadra del cuore, ma dal dispiacere per una mancata vittoria all'augurare la morte ad un ragazzo di 17 anni perché figlio di un allenatore, la strada è lunga e piena di cattivi pensieri.  Comportamenti ingiustificabili che mostrano quanto possono essere pericolosi i social se utilizzati nel modo sbagliato e che, purtroppo, avvengono sempre più spesso. 

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