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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Calcio

Roberto Mancini, l'allenatore ottimista senza colpe (o quasi) nel disastro azzurro

L’Italia è ripiombata nell’incubo playoff per la qualificazione ai Mondiali e Roberto Mancini è ingiustamente sul banco degli imputati.

“Andremo al Mondiale e magari poi lo vinceremo”, Roberto Mancini non si abbatte, anzi rilancia le ambizioni azzurre dopo la notte di Belfast. La sua Nazionale dovrà passare dalla trappola dei playoff per volare in Qatar, un incubo diventato realtà negli ultimi due mesi quando i Campioni d’Europa non sono andati oltre al pareggio contro Bulgaria, Svizzera, due volte, e Irlanda del Nord. Saranno gli spareggi a decidere quindi se andremo ai Mondiali e l’impresa non sarà facile, una tra Portogallo, Russia e Svezia andrà affrontata, e battuta, in una partita “secca” che si annuncia durissima. 

L’ottimismo di Roberto Mancini per l’Italia ai Mondiali, nonostante i playoff

Non ha paura Roberto Mancini e lo grida al mondo pochi minuti dopo non aver sfondato il muro irlandese che paralizza l'Italia senza anima, scarica a livello fisico e mentale e con pochissime idee. Nel paese dei 60 milioni di allenatori il Commissario tecnico non può che finire sul banco degli imputati. Il processo è partito, ma questa volta al Mancio si possono addurre pochissime colpe. 

Andare a giocare in Irlanda senza centravanti è stato un errore, certo, ma che alternative aveva? Far tirare i due rigori con la Svizzera a Jorginho non è stata una grande idea (ora che li ha sbagliati), va comunque detto che gli altri in campo non abbiano proprio fatto a gara per prendersi que due palloni così pesanti. I lunghi fraseggi per aggirare il muro irlandese non sono stati un piano vincente, ma se l’Europeo lo hai vinto tenendo in mano il pallino del gioco, con complimenti a profusione in arrivo da tutta l’Italia pallonara, perché cambiare strategia? E anche in questo caso, quale altra tattica si poteva impostare?

Il vero problema è la Serie A non Roberto Mancini

La realtà è che Roberto Mancini ha più alibi che colpe. L’Italia si è presentata alle due gare fondamentali senza Spinazzola, Verratti, il criticatissimo Immobile, Pellegrini, Zaniolo e compagnia, tutti infortunati. Le alternative non sono all’altezza, inutile girarci intorno, e la colpa non è del CT, ma di una di Serie A che mai come negli ultimi anni è serbatoio povero di talenti. 

Nel nostro campionato il 60% dei giocatori che scendono in campo da titolari sono stranieri, lo dice il CIES, e la percentuale sale se si guardano le “big”, quelle che hanno sempre fornito alla Nazionale le armi per centrare i propri obiettivi. Il problema principale è la mancanza di un centravanti di livello, chi critica Immobile e Belotti e insieme Mancini che li convoca, dovrebbe forse dare prima un’occhiata alle formazioni che comandano la classifica. Il Napoli ha Osimhen, e Mertens come alternativa, nel Milan lottano per un posto Ibrahimovic e Giroud. l’Atalanta punta su Zapata e Muriel, la Roma su Abraham, la Fiorentina su Vlahovic, la Juventus su Morata, il Bologna su Arnautovic, il Verona su Simeone. Se nelle prime dieci in classifica l’unico titolare azzurrabile è Ciro Immobile, cosa dovrebbe fare Mancini? Ed è solo la punta dell’iceberg, perché anche in difesa, dove una volta eravamo maestri, ora le speranze sono legate a Bastoni e Mancini, unici titolari di prospettiva delle “grandi”. 

A marzo ci giocheremo la qualificazione ai Mondiali in due partite, Mancini ripartirà dal suo ottimismo e con una speranza: arrivare alle sfide della vita con l’undici titolare tutto a disposizione. Senza i migliori  l’Italia farà fatica e rischierà di fallire l’appuntamento per la seconda volta di fila. Un disastro di cui il Mancio non avrà molte colpe, ma di cui sarà additato come unico responsabile. Nel Paese dei 60 milioni di allenatore quasi sempre si fa così, cercare di trovare una soluzione a lungo termine, come fatto per esempio da Francia e Belgio, è molto più difficile. A noi non resta che augurare buona fortuna al comandate del miracolo di Euro 2020, un’impresa esaltante compiuta da un mister e da 23 ragazzi, non da un movimento intero.

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