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Lunedì, 20 Maggio 2024
Calcio

Chi è Joselu, bomber di scorta del Real Madrid ed eroe (non per caso) della qualificazione alla finale di Champions

34 anni compiuti da poco, arrivato per la prima volta in nazionale dodici mesi fa, con la sua doppietta ha steso il Bayern Monaco nella semifinale vestendo la maglia del club che tifa e nel quale è cresciuto ed ha fatto ritorno la scorsa estate

90 minuti en el Bernabéu son molto longo”. Era la frase che pronunciò Juanito, quasi quarant’anni fa, replicando a chi sosteneva quanto fosse complesso per il Real Madrid ribaltare lo 0-2 dell’andata di semifinale contro l’Inter in Coppa Uefa 1985 (cosa che puntualmente avvenne). La stessa che venne ripresa dai profili social del club due anni fa, quando in occasione degli ottavi di Champions contro il Paris Saint Germain, i blancos dopo un’ora di gioco nel match di ritorno si erano trovati sotto di una rete e con lo 0-1 dell’andata in Francia da ribaltare. In quell’occasione ci pensò Benzema con un tripletta in diciassette minuti a decidere, poi furono le inglesi Chelsea, Manchester City e Liverpool a finire schiacciate e ad osservare il club spagnolo alzare per la quattordicesima volta la coppa “dalle grandi orecchie”.

Tra i tanti supporters presenti nella capitale transalpina – location della finalissima – a festeggiare l’ennesimo trionfo galactico c’era anche un ex giocatore, da tifoso qualunque. Che da giovane nella seconda squadra segnava parecchio (40 centri in 73 partite) ed una volta promosso nella prima fece esattamente il suo dovere messo in campo da José Mourinho, timbrando il cartellino due volte in altrettante apparizioni. Perché José Luís Sanmartín Mato, meglio conosciuto come Joselu, era sempre stato affidabile, ma forse non esattamente lo “spaccaporte” necessario ad un club destinato a primeggiare. E così, arrivano i trasferimenti in Bundesliga (tra cui Hoffenheim ed Hannover), in Premier (Stoke City e Newcastle), il picco di rendimento in Germania nell’Eintracht (14 gol) più tanta legna e sportellate in area, nel dna di una punta fisicamente rocciosa ma non esattamente pichichi.

Ma la vita sa essere strana tanto quanto il calcio. La Liga lo riabbraccia a 29 anni, in maglia Alavés, indossata tre stagioni con 36 reti all’attivo, 14 delle quali l’ultimo campionato ma insufficienti ad evitare la retrocessione dei biancoblù. E allora ancora Serie A iberica, stavolta all’Espanyol con cui nell’anno 2022/2023 arriva a festeggiare il suo personal best di gol in un torneo (sedici, che gli valgono la medaglia di bronzo nel podio nella graduatoria dei marcatori) ed anche una clamorosa chiamata in nazionale, nella quale esordisce due giorni prima del suo trentatreesimo compleanno. Ricambia il regalo come sa fare lui: dentro nove minuti alla fine del match valevole per le qualificazioni all’Europeo contro la Norvegia, e doppietta per il 3-0 finale.

Il Real, intanto, lo scruta. A Re Carlo Ancelotti un bomber di scorta servirebbe, Joselu possiede il valore aggiunto di non pretendere il posto e di amare quella maglia indossata da ragazzino, quel club che ha sempre seguito, anche sullo schermo (come testimonia un suo vecchio tweet in cui chiedeva aiuto agli altri utenti per sapere come vedere in streaming il match di Supercoppa del 2012 contro il Barça). Operazione low-cost, con un prestito oneroso pari a mezzo milione di euro che è più o meno l’ingaggio per una giornata di lavoro nel campionato saudita di Benzema, che in estate aveva lasciato scoperto uno slot nel reparto offensivo senza essere sostituito con un centravanti dalle medesime caratteristiche. Imparagonabili i due, chiaramente, e Joselu lo sa come pure il pubblico di Madrid, che lo vede più volte chiedere scusa per qualche errore grossolano sottoporta. Ma sa farsi perdonare, perché in poco meno di 2000 minuti di impiego part-time (solo 16 volte da titolare) la mette dentro 16 volte. Gladiatorio, umile ed anche efficace: difficile, considerando l’attaccamento alla maglia, non volergli bene.

Il resto è storia. Condensata ancora in nove minuti, gli stessi che gli furono concessi al debutto con la Nazionale. Entra per raddrizzare una semifinale di ritorno di Champions contro il Bayern che si sta mettendo maluccio, ed il suo uno-due in 120 secondi rivolta la sfida come un guanto eleggendolo a uomo della provvidenza madrilena, a simbolo dell’ennesima pazzesca rimonta di un Real che non muore mai e che sente l’odore della coppa come lo squalo quello del sangue. Ma in fondo, al Bernabéu quei maledetti 90 minuti possono essere lunghissimi. A Joselu ne sono bastati molti meno per avere un posticino nella storia della società. E con la finale di Champions alle porte, chissà se la sua firma non riesca ad essere tra quelle in grassetto in calce all’ennesimo trionfo.

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