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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Calcio

Braccio di ferro Lega-Asl: chi gioca (forse) e chi no

Quattro partite che non si disputeranno, prossimo turno con diversi match in bilico: lo scenario proposto da questo inizio di 2022 non induce all'ottimismo

Anno nuovo, braccio di ferro vecchio quello tra Lega Calcio e Asl Italiane, con i club di serie A spettatori interessati. Da una parte la difesa da parte della lega della sua linea guida tracciata che fissa il rinvio dell’incontro solo nel caso in cui vengano a mancare i tredici giocatori (con un portiere) necessari per scendere in campo. Dall’altra le autorità sanitarie locali, estranee a tali logiche e operanti allo scopo di salvaguardare la salute pubblica, alle quali compete quindi anche la scelta di mettere in quarantena un intero gruppo squadra e impedire di fatto la partenza di una squadra in trasferta. E che pertanto, stando alle notizie delle ultime ore, sembra avere ben salde in mano redini e destini del massimo campionato di calcio.

Cosa è accaduto in passato

Il primo caso è datato 4 ottobre 2020, con la famosa Juventus-Napoli non disputata per il provvedimento dell’Asl campana che blocca la partenza dei partenopei alla volta di Torino. Dopo l’iniziale 3-0 a tavolino per i bianconeri e punto di penalizzazione ai campani, il 14 gennaio 2021 la FIGC accoglie il ricorso del Napoli – al quale viene restituito il punto tolto – e dispone la ricollocazione del match in calendario (il 7 aprile 2021). Situazione analoga il 2 marzo 2021, sfida Lazio-Torino: i granata non si presentano all’Olimpico come conseguenza della quarantena imposta al gruppo squadra dall’autorità sanitaria locale, ed al 3-0 a tavolino per i biancazzurri fa seguito il ricorso dei piemontesi, accolto con il nuovo inserimento in calendario della gara disputata due mesi più tardi. Medesimo protocollo che, a questo punto, dovrebbe seguire la sfida tra Udinese e Salernitana, non disputata per l’assenza – legata alle medesime motivazioni - dei campani allo Stadio “Friuli”.

Cosa accadrà oggi

Lo scenario, nel caso di blocco imposto dall’Asl, dovrebbe ricalcare quello già visto: una formazione a sbrigare le formalità prima dell’ingresso in campo, l’altra assente. L’arbitro, passati i 45’ menzionati dal regolamento ufficiale, dichiarerà l’impossibilità di procedere con il regolare svolgimento della partita. Situazione, questa, che dovrebbe riguardare Bologna-Inter, Salernitana-Venezia, Fiorentina-Udinese e Atalanta-Torino. Peraltro, quelli di Bologna e Salerno sarebbero i primi casi, dall’inizio della pandemia, in cui a non presentasi all’appello è la squadra di casa, mentre per le altre due sfide è la formazione ospite a non poter effettuare la trasferta come già successo in passato per via delle restrizioni imposte dall’autorità sanitaria locale. Discorso al momento diverso per Juventus-Napoli: solo nelle prossime ore si chiarirà se la gara verrà disputata o meno, con i partenopei presenti allo “Stadium” con una panchina piena di “Primavera” e solo una dozzina di giocatori della prima squadra. Ma, quindi, in linea con le nuove linee guida emanante dalla Lega.

Cosa succederà domani

E’ nei prossimi giorni che, verosimilmente, dovrebbe scoppiare il bubbone. Perché le squadre “punite” con la sconfitta tavolino faranno, di prammatica, il ricorso che ribalterà lo 0-3 inflitto dal Giudice Sportivo secondo il già citato schema dello scorso campionato, considerando che i casi Napoli e Torino hanno fatto giurisprudenza e tecnicamente un pronunciamento differente significherebbe originare un “due pesi e due misure”. Ma nella giornata di ieri il Consiglio di Lega non solo ha introdotto la già citata novità - la quale verrà ratificata nelle prossime ore con un protocollo che ricalca quello dell’Uefa – in base alla quale la squadra è tenuta a scendere in campo se avrà almeno tredici giocatori disponibili, tra cui un portiere, e nel conteggio saranno compresi anche i giocatori della Primavera. Ma sta anche valutando un ricorso al Tar per bloccare i provvedimenti delle Asl che non tengano conto delle nuove normative – datate 30 dicembre – legate all’applicazione della quarantena (ad esempio per i soggetti già vaccinati con la dose booster).

Cosa succederà nell’immediato futuro

Tale situazione mette sotto scacco anche la giornata di domenica, con particolare riferimento alle gare di Cagliari, Torino ed Udine (oltre a quella di Verona) che appaiono ad altissimo rischio di rinvio. Almeno sulla carta, però. Perché il vero problema che attanaglia la Serie A è l’incertezza, la discrezionalità delle Asl, con il “venticello” del sospetto che inizia a soffiare portando il dubbio che l’autonomia decisionale delle autorità sanitarie possa variare di città in città, e creare quindi discrepanze nella valutazione e nei provvedimenti. Servirà, quindi, una cabina di regia che permetta al più presto di trovare una sintesi tra la necessità della Lega di giocare (spinta dalla mancanza di date per recuperare eventuali partite rinviate, come si evince spulciando un calendario imballato di impegni tra Coppe Europee ed impegni delle Nazionali) e quella delle autorità sanitarie di preservare la salute ed impedire un ulteriore aumento di contagi da contatto diretto. E mentre la Figc ha preferito temporeggiare e dal Governo non sono arrivati segnali tangibili sulla volontà di sospendere temporaneamente la Serie A, il 2022 si apre così all’insegna di un caos tutt’altro che “calmo” (citando Nanni Moretti) ma senza dubbio evitabile.

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