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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Calcio

Marco Modolo, la favola del Venezia: dalla D alla A a 32 anni

Il difensore sei anni fa aveva scelto di giocare nei dilettanti per sposare la causa della squadra della sua città. Domenica scorsa contro la Roma ha coronato il sogno di giocare nella massima serie

Non è solo un gioco. E' una favola. E' una storia di sogni realizzati. Marco Modolo, difensore centrale veneziano, 32 anni, domenica scorsa ha coronato il sogno che aveva da bambino: giocare in serie A con la maglia della squadra della sua città.
Non era scontato, sei anni fa, quando Modolo aveva scelto di difendere i colori del Venezia in serie D, a 26 anni, con la squadra ripartita qualche anno prima da un fallimento. La tenacia e l'attaccamento a quella maglia, però, hanno portato lontano sia il club sia Modolo: 4 promozioni in 6 stagioni, ed ecco che la zucca si trasforma in carrozza. Ma senza bacchetta magica, solo sudore e voglia di arrivare.
I suoi 20' finali nella vittoria storica al Penzo contro la Roma sono un manifesto da far vedere a tanti giovani che si affacciano al calcio e che spesso non sanno cosa significhi fare gavetta. Cresciuto nelle giovanili dell'Inter, Modolo aveva già mangiato il pane duro dei dilettanti nel 2008 con la Sanvitese Calcio (e la Rappresentativa alla Viareggio Cup), prima di farsi strada nei professionisti tra C, B e la massima serie slovena.
Dopo l'ultima esperienza deludente a Carpi (solo tre presenze in B), nel 2015, ha scelto di tornare nei Dilettanti per sposare il progetto della squadra della sua città: “Domenica scorsa è stata una sorta di chiusura di un cerchio”, ha detto in un’intervista sui canali ufficiali del club. “Quando ho accettato di scendere in Serie D col Venezia sapevo in cuor mio che avremmo scritto assieme pagine importanti. Ma se a 32 anni ho avuto la mia occasione è anche perché mi sono allenato pazientemente, ho superato gli infortuni e sostenuto i compagni dalla panchina".
Ceccaroni voleva fargli indossare la fascia di capitano al momento del suoi ingresso in campo... “Quello di Pietro è stato un bellissimo gesto, anche se non si poteva. Fosse stato possibile il cambio gliel’avrei lasciata, per il giocatore che è, per l’uomo e per il gesto che voleva fare. Dalla D alla A sembra passata un’eternità, ma in realtà non è passato così tanto tempo".
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