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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Il duello

Milan-Inter è anche Ibrahimovic contro Dzeko, la sfida tra bomber senza tempo: chi il più decisivo?

Lo svedese trascina i rossoneri con la sua personalità, il bosniaco ha già fatto dimenticare Lukaku

Milan-Inter, una gara che promette scintille. I rossoneri, primi in classifica a pari merito con il Napoli con i loro 31 punti, cercano conferme per ribadire le proprie ambizioni scudetto, mentre i nerazzurri, già a -7 dal tandem di testa, non possono permettersi scivoloni se quelle stesse ambizioni vogliono mantenerle intatte. Ma il derby della Madonnina non sarà solamente la sfida tra la coralità degli uomini di Pioli e la frizzantezza della squadra di Simone Inzaghi: a mettere ulteriore pepe al match sarà anche il duello a distanza tra Zlatan Ibrahimovic ed Edin Dzeko, due veterani del gol.

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Ibrahimovic, fuoriclasse senza tempo

Ha spento 40 candeline lo scorso 3 ottobre, ma a vederlo giocare, proprio, non si direbbe. Ibrahimovic, malgrado una carta d'identità non certo delle più verdi, continua ad essere decisivo per il suo Milan, trascinato dall'entusiasmo di un ragazzino e quella personalità caratteristica dei grandi che, a lui, non è mai mancata. Dopo un inizio di stagione trascorso ai box a causa di alcuni problemi fisici, il centravanti svedese si è rimesso a disposizione del tecnico Stefano Pioli nelle ultime settimane timbrando subito il cartellino nelle gare contro Bologna e Roma. E le reti in campionato, dopo quella di inizio stagione contro la Lazio, sono già tre in appena cinque presenze.

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Dzeko, il bomber di razza che ha già fatto dimenticare Lukaku

Era arrivato tra lo scetticismo generale, ritenuto da buona parte di tifosi e addetti ai lavori non adeguato a sostituire il partente Romelu Lukaku, ed invece, in appena poche settimane, Edin Dzeko si è caricato sulle spalle il peso dell'attacco nerazzurro. Già sette le reti in campionato, a cui si aggiunge quella segnata in Champions League nella gara di San Siro contro lo Sheriff. Non male per chi, dopo una stagione sottotono con la Roma e con 35 primavere sulle spalle, era stato già definito da molti "bollito".

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