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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Calcio

Milan, lo scudetto silenzioso di Ricky Massara

Il 53enne ds del Diavolo, allievo di Walter Sabatini ed ex attaccante del Pescara di Galeone, tra i segreti del successo rossonero. Tra i suoi colpi Leao, Tonali, Tomori e Maignan

Una carriera iniziata quattordici anni fa all’ombra di Walter Sabatini, da tre anni accanto a Paolo Maldini nel Milan: Frederic Massara, per i pescaresi Ricky, vince il suo primo scudetto. A 53 anni, il ds rossonero – ex stella del Pescara di Galeone dei primi anni '90 - entra definitivamente nell’olimpo del calcio italiano, in veste dirigenziale.

Da calciatore, Massara ha speso tutta la carriera tra B e C, eccetto la parentesi nella massima serie proprio con il Pescara. Ha chiuso nella sua terra adottiva giocando in Eccellenza con le maglie di Francavilla e Montesilvano, iniziando poi l’esperienza da allenatore nei dilettanti e con la  squadra del Cus dell’università d’Annunzio di Chieti, prima del ritorno nei professionisti come collaboratore, tra gli altri, di Gianni Simonelli al Benevento.

A Palermo l’incontro – un autentico colpo di fulmine umano e calcistico – con Walter Sabatini, fine conoscitore di calcio e talent scout di talento, oggi artefice dietro le quinte della clamorosa salvezza della Salernitana in serie A. Massara è entrato nel 2008 nello staff dell’allora ds del club rosanero, che lo ha voluto con sé anche alla Roma negli anni successivi. In giallorosso Massara acquisisce esperienza preziosa e prende le redini della gestione tecnica quando Sabatini viene scelto da Suning per seguire il progetto doppio Inter e Jiangsu. Il rapporto tra Massara e la Roma si scioglie nel 2019. Quando da Trigoria lo lasciano andare via, Sabatini avverte il club: “Massara è un valore aggiunto, farlo andar via è un errore”.

Quell’estate arriva la chiamata del Milan, che lo vuole per dare il via alla rifondazione che porterà alla festa di domenica scorsa: un triennio di scelte difficili, di intuizioni geniali e di basso profilo, che ha avuto come coronamento il ritorno del Milan sul trono d’Italia, vincitore del suo 19° scudetto. Sempre accanto alla leggenda Paolo Maldini, Massara ha dimostrato di essere uno dei migliori profili dirigenziali del calcio italiano, con umiltà, stile, riservatezza e nessuna smania di protagonismo. Eppure, tra i suoi colpi ci sono alcuni dei più importanti artefici del tricolore: Leao, Tonali, Tomori e Maignan, per citarne alcuni.

“Un traguardo che va a suggellare una stagione memorabile – ha detto Massara dopo la festa rossonera – . Complimenti a Pioli e ai giocatori per aver riportato il Milan nel posto in cui merita di stare. La mia carriera da dirigente? Esiste solo perché esiste il Milan. Costruire una squadra è una cosa diversa, una responsabile più grande di quella che hai da calciatore. Faccio da poco il dirigente e ho ancora tanto da imparare. Questa è la festa del mister e della squadra. Il Milan ha una dna speciale, non si abbatte mai e ha tifosi incredibili. In questi tre anni abbiamo detto tante cose ai nostri calciatori, puntualmente tutte si sono avverate”.

Le sue lacrime, da solo in panchina all’Olimpico dopo aver battuto la Lazio e aver scavalcato l’Inter nella corsa scudetto, lo scorso 25 aprile, resteranno un’immagine simbolo di questo scudetto del Diavolo e un poster della stagione che i tifosi rossoneri non dimenticheranno mai.

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