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Lunedì, 6 Febbraio 2023
MONDIALI QATAR 2022

Mondiali 2022, le pagelle del Gruppo E: capolavoro Giappone, Germania flop

La selezione guidata dal c.t. Moriyasu chiude il girone eliminatorio al primo posto. Non sfigura il Costarica, Spagna camaleontica e...calcolatrice

Prima il Marocco, poche ore dopo il Giappone: sono Africa ed Asia a infliggere due colpi bassi alla nobiltà del calcio continentale. Dopo il Belgio, tocca infatti alla Germania fare le valigie, estromessa dalla seconcda fase per effetto del terzo posto davanti alla Costa Rica ma dietro ai nipponici ed alla Spagna. Per i tedeschi, seconda eliminazione consecutiva nella fase a girone della rassegna iridata

Giappone – Voto: 9

Il Giappone che batte 2-1 prima la Germania e poi la Spagna ai Mondiali non è più solo roba da “Capitan Tsubasa” (il manga che in Italia è meglio conosciuto come Holly e Benji). I Samurai Blu lo hanno fatto davvero, divenendo la prima formazione asiatica della storia a battere due nazionali Campioni del Mondo nella stessa edizione della kermesse iridata. Ma più in generale, i nipponici hanno avuto la forza di sovvertire quel pronostico che, al momento dei sorteggi, li voleva in Qatar come spettatori della scontata qualificazione delle due europee inserite nella Pool E. All’esordio, il Giappone ha subito steso una Germania incapace di infliggere il colpo del k.o. e piegata in rimonta, ed ha completato l’opera contro la Spagna copiando ed incollando un secondo tempo giocato ad un’intensità pazzesca. Tra i segreti dei Samurai Blu c’è proprio il cambio di ritmo tra prima e seconda frazione, oltre un’applicazione difensiva quasi commovente nel pressare, contrastare e “sporcare” la manovra offensiva degli avversari. In avanti, c’è tanta velocità ma anche tecnica che in molti hanno adeguatamente affinato nel vecchio continente, dove giocano venti dei ventisei convocati. Discorso a parte merita il c.t. Moriyasu: ha cambiato modulo (passando con disinvoltura dalla difesa a quattro a quella a tre), ha alternato 21 giocatori in campo – dei ventitré di movimento – riuscendo sempre a trovare la soluzione adeguata per superare le criticità. Due i nei: lo scivolone contro la Costa Rica, che poteva costare carissimo, e il pallone forse completamente uscito sul cross di Mitoma per Tanaka che ha timbrato il 2-1 contro gli iberici. Ma il Var ha convalidato: ed ora c’è la Croazia.

Spagna – Voto: 7,5

Deflagra con la Costa Rica, gestisce con la Germania e dà come l’impressione di accontentarsi della sconfitta di misura col Giappone, lasciando ai nipponici il primo posto. E’ una Spagna contraddittoria quella vista nel tris di incontri del girone eliminatorio, che dopo aver dato sfoggio del suo arsenale offensivo contro La Sele, ha placidamente gestito il pallone contro i tedeschi mandando in gol un Morata in stato di grazia (già tre gol) per poi subire il gol dell’1-1, rivelatosi utilissimo alla Germania per uscire dalla centrifuga delle polemiche seguenti all’1-2 col Giappone e tutto sommato non così deleterio per la Roja. Che, contro i nipponici, ha di nuovo fatto esercizio di camaleontismo modificando l’undici di partenza ma non la sua natura votata al prolungato fraseggio (possesso palla vicino all’85%, più alto di così lo si riscontra solo nel “torello” di riscaldamento pre-match). La sblocca il solito Morata, nella ripresa arriva l’uno-due decisivo del Giappone ai fini del risultato finale e il forcing iberico conclusivo produce poco, per non dire nulla. E così, Germania a casa e la parte di tabellone con l’ipotetica sfida col Brasile nei quarti è schivata. A pensar male si fa peccato, ma davvero ci si prende sempre (o quasi)? I precedenti dicono altro: in fin dei conti, le Furie Rosse agli Europei 2012 stesero la Croazia permettendo all’Italia di proseguire il suo cammino, mentre furono segati a Francia ‘98 da un Paraguay-Nigeria dal pregnante odore di biscotto. Comunque, supposizioni a parte, agli ottavi Marocco, e così sia. Resta da vedere se il trattamento di favore scaturito dalla sconfitta sarà effettivamente tale. Ma questa, come direbbe qualcuno, è un’altra storia. Che verrà scritta tra pochi giorni.

Germania – Voto: 4

Una spedizione da dimenticare, quella della Germania in Qatar. Finita con un inutile poker al Costarica e, molto probabilmente, destinata a far ancora parlare per il gol del 2-1 segnato dal Giappone e decisivo per l’uscita di scena della nazionale tedesca, ma scaturito da un passaggio effettuato quando il pallone – stando alle tantissime immagini reperibili in rete – aveva già oltrepassato completamente la linea bianca. Ma al di là dell’eventuale errore (non ravvisato però dal Var) dubbi e perplessità sono cominciate ad emergere già dopo l’esordio, perso contro il Giappone. E da quell’1-2, maturato dopo essere passata in vantaggio, aver colpito un palo e scheggiato una traversa, aver bersagliato Gonda da ogni posizione, la Germania non è stata più capace di rialzarsi. Sorbendosi un brodino nella seconda sfida contro la Spagna, con un pareggio che ha avuto solo un effetto placebo, per poi fare il suo dovere contro la Costa Rica con una rimonta inutile che non ha evitato l’eliminazione. Parola, questa, che fa rima con confusione, e nelle scelte fatte in Qatar difficile non ravvisarla: a partire dal rebus del terzino destro, in cui è stato dapprima dirottato Süle, poi utilizzato Kehrer – con Klostermann dentro a gara in corso – ed infine riciclato Kimmich che ha col ruolo di esterno basso lo stesso rapporto che ha Superman con la Cryptonite. Tanti anche gli incastri provati dal c.t. Flick per ovviare alle assenze pesanti dei numeri 9 restati in patria infortunati, ed anche nella trequarti (in cui è stato schierato anche Gündogan) per sopperire ai fastidi al ginocchio di Sané: Havertz “falso Nueve” nelle prime due, poi sacrificato contro la Costarica - per Müller – ma autore di una doppietta entrando dalla panchina. Due reti che sono anche il bottino di Füllkrug (suo anche l’assist per Havertz del 3-2), portato in Qatar ed in forma smagliante ma incomprensibilmente utilizzato solo come mossa della disperazione. Ed il giovane Moukoko – altro elemento “on fire” – addirittura ignorato. Della Germania resterà anche la singolare protesta in occasione della foto di gruppo nella gara inaugurale (di cui abbiamo parlato qui), e l’inquietante analogia col cammino della nazionale italiana. Che vinse nel 2006 e fu cacciata fuori ai gironi nelle due edizioni successive. I tedeschi alzarono la Coppa nel 2014, e sono tornati a casa dopo tre partite nel 2018 e nel 2022. Seguendo questa logica, nel 2026 vedrebbero i Mondiali seduti sul divano...

Costarica – Voto: 6

Per essere nel Gruppo E “un vaso di coccio tra quelli di ferro” – citazione manzoniana perfettamente calzante – la Costa Rica ha dimostrato di avere una resistenza invidiabile, Non era facile rialzarsi dopo essere stati presi a pallonate dalla Spagna ed aver incassato la sconfitta più umiliante della sua storia calcistica. I Ticos lo hanno fatto, vincendo 1-0 contro il Giappone con l’unico tiro nello specchio della porta effettuato nelle prime due partite (roba da Guinness dei Primati), ma soprattutto spaventando, parecchio, la Germania nella gara conclusiva. L’asse portante della squadra avrà anche avuto un chilometraggio elevato (diversi i reduci del Mondiale 2014 i cui la Sele entrò tra le prime otto), la tipologia di assetto scelta dopo il ciclone iberico è sembrata più votata al “primo, non prenderle” che non ad un calcio propositivo, ma comunque dopo aver steso i nipponici, la Costa Rica – portandosi momentaneamente sul 2-1 – ha obbligato ad inseguire anche i tedeschi. Che alla fine hanno messo il pallottoliere nella stessa posizione in cui si era fermato nel 2006, nell’unico incrocio iridato tra le due squadre finito 4-2, ma in considerazione del contemporaneo 2-1 del Giappone, per dieci minuti la Costa Rica ha avuto addirittura il pass per gli ottavi in tasca, scippato alla Spagna. Sogno di breve durata, certo, ma sintomatico di come anche alla Cenerentola del Girone sia stata concessa la possibilità di fare un giro di valzer con la bellissima qualificazione, in barba alle più belle della Pool. Havertz ha poi spostato le lancette sulla mezzanotte ed è finito tutto, ma la “mini-impresa” resta. E non è poco, per un gruppo il quale, per sopraggiunti limiti di età, a brevissimo perderà diversi dei suoi senatori.

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