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Martedì, 21 Maggio 2024
Brasile 2014

"Palloni gonfiati", il Mondiale che non t'aspetti: i campioni che hanno fatto flop

Il bizzoso Balotelli, l'irriconoscibile Casillas, il conteso Diego Costa e sua altezza Cristiano Ronaldo: dal sogno all'incubo mondiale. Che flop per i più attesi

ROMA - Dieci giugno 2014, testo e musica di Diego Costa: "Sono al massimo". Stesso giorno, poche ore più tardi, Iker Casillas si tuffa e smanaccia le voci su una possibile crisi della Roja: "La Spagna è campione in carica". Venti giugno 2014, Mario Balotelli - dopo essersi 'finto' Cristo Re sul Corcovado - corteggia sempre sobriamente sua maestà Elisabetta II: "Se battiamo il Costa Rica voglio un bacio dalla Regina". Sei giugno 2014, un Roy Hodgson ben coscio della forza dei suoi tre leoni si sbottona un po': "Inghilterra campione del Mondo, perché no?". Tredici gennaio 2014, non parla ma basta il luccichio di un pallone tutto speciale: Cristiano Ronaldo si aggiudica il "Ballon d'or". Tante, tantissime promesse. Tutte puntualmente disattese. Sembravano tutti pronti a "mangiare l'erba" dei campi brasiliani. Carichi, convinti, gasati: avrebbero voluto azzannare il Mondiale. Nulla di fatto. Nulla di tutto ciò. 

Dopo aver percorso per sole tre volte le scale degli stadi verdeoro, si sono trovati a dover salire - quelle una sola volta - le scalette dell'aereo che li ha riportati tutti in patria. Da sconfitti, da perdenti. Da flop. Alla fine, salvo qualche eccezione, sono rimpatriati tutti in Europa perché la vera vittima di questo Mondiale è stato il caro vecchio - mai aggettivo fu più azzeccato - Continente. 

A guidare la truppa dei delusi, per forza di cose, portiere e bomber - sulla carta - della Spagna che fu. Casillas, arrivato a Rio dopo aver conquistato la "decima" Champions con il Real, non ci ha capito praticamente nulla. Male sulle parate semplici, disastroso su quelle che una volta lo esaltavano. Da una parte all'altra del Manzanarre. Dal numero uno al numero nove. Per lui si è scatenata quasi una guerra diplomatica col Brasile. I verdeoro lo avrebbero voluto, lui, Diego Costa scelse la Spagna, dopo che Del Bosque aveva scelto lui. Lento, abulico: il fantasma di se stesso. Del Bosque sarà pentito. Non che Piquè e Sergio Ramos lo abbiano ripagato meglio. Ma tant'è.

Pentito, e non poco, è sembrato anche Cesare Prandelli. Il Ct ha perso tutto: la scommessa Cassano, l'azzardo nuovo modulo "spagnoleggiante" e il controllo dello spogliatoio. Il Ct ha perso la sua sfida più grande. Aveva costruito la squadra attorno a Balotelli: il 45 del Milan lo ha ripagato con un gol all'esordio con l'Inghilterra, con un gol e mezzo sbagliati contro il Costa Rica - le labbra della Regina sono al sicuro - e con il nulla nella gara decisiva con l'Uruguay. Forse, Balo - bizze e linciaggio mediatico a parte - semplicemente non è il fenomeno che si vorrebbe. Un giocatore normale, poco di più.

Come è apparso, suo malgrado, Wayne Rooney nei dieci giorni di mondiale. Sarà che Hodgson gli ha fatto fare praticamente ogni ruolo - tranne la punta - ma il ragazzotto di Everton, "splendidamente" imitato da capitan Gerrard, non l'ha beccata mai. Davvero mai. Un po' meglio, ma molto poco, a livello personale, è andata a sua altezza Cristiano Ronaldo. Un gol, tanti errori e lusitani a casa. Dove sono arrivati ancora prima della fine del Mondiale per il loro Ghana i sempre pacati Boateng e Muntari. Perché? Parolacce all'allenatore e schiaffi a un dirigente della Federazione. 

Il materiale, insomma, c'è ed è tutto da "riciclare". Casillas in porta. Pepe, Piquè e Sergio Ramos per una difesa impenetrabile. Gerrard, Muntari, Boateng e Thiago Motta per un centrocampo d'assalto. E Balotelli, Rooney, Cristiano Ronaldo per fare le bizze in attacco. In panca tocca a lui, mister Roy Hodgson

Ma non dovevano azzannare il Mondiale? A quello c'ha pensato Luis Suarez. Peccato che abbia sbagliato "mira": dalla coppa alla spalla di Chiellini il passo è stato troppo breve e "El Pistolero" ha fatto la stessa fine degli illustri colleghi. E' tornato a casa. O meglio in spiaggia. A pensare a quanto erano belli i giorni prima del Mondiale: quelli del "vinciamo noi". 

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