Venerdì, 17 Settembre 2021
Brasile 2014

Germania - Argentina 1-0 | Tedeschi campioni del mondo

I ragazzi di Loew sul tetto del Mondo: Argentina battuta 1-0 con gol di Mario Goetze al 113'. Dopo Italia '90 Albiceleste ancora sconfitta in finale dai tedeschi. Dopo Maradona, ancora un numero 10 in lacrime

Foto Fifa.com

ROMA - "Cannavaro. Poi insiste ancora Podolski, Cannavaro. Cannavaro. E via col contropiede con Totti, dentro per Gilardino. Gilardino la può tenere anche sulla bandierina, cerca l'uno contro uno. Dentro per Del Piero, Del Piero. Gol". Era il 4 luglio: l'Italia si avviava a vincere il suo quarto mondiale, la Germania stava per perdere per la prima volta in quel fortino inespugnabile che per anni era stato il Westfallenstadion. Anzi, la storia lo ha mostrato: stava per rinascere. Sotto la spinta di una Nazione sempre più aperta, multietnica, e sempre più forte, anche economicamente. Sotto la guida di un selezionatore, Joachim Loew, che con la Coppa ormai in tasca ha lo sguardo di quello che lo sapeva già. Di quello che otto anni fa era stato chiamato a ricostruire dalle macerie di un'eliminazione dal Mondiale di casa. E sotto la forza di una generazione di fenomeni che, oggi più che mai, avrà in Mario Goetze da Memmingen - città sul Dabubio - la sua guida.

A loro, alla Nationalmannschaft, si è inchinato anche il Cristo Redentore che ha osservato dal Corcovado, a braccia aperte come sempre, la vittoria dei tedeschi, la prima di un'europea al di fuori del vecchio Continente e la quarta nella storia, proprio come l'Italia. Non basta all'Argentina un Messi in serata terreste - con tanto di vomito delle "grandi occasioni" - e una squadra troppo spesso imprecisa e poco cattiva. Perché lo sfogo di Gary Lineker alla fine di Germania Inghilterra ad Italia '90 aveva ragione: "Ventidue uomini rincorrono un pallone per novanta minuti, e alla fine la Germania vince".

>>> GLI HIGHLIGHTS <<<

Nel tempio del Maracanà non c'è spazio per la normalità e il primo tempo non tradisce le attese. Le squadre hanno le gambe più pesanti del solito: lo striscione del traguardo è troppo vicino, ma lo spettacolo non manca. Anzi. Le due filosofie di gioco fanno a pugni e ne guadagna il match. Ognuna tradisce la propria storia. La Germania - pratica e rude per tradizione - sembra la quinta essenza del calcio "guardioliano": pressng alto, tiki taken, possesso palla paziente e imbucata alla ricerca di Klose e Müller. L'Argentina - terra di futebol bailado e joga bonito come i cugini verdeoro - è "mourinhiana" fino al midollo: linee di centrocampo e difesa unite e strette e verticalizzazioni fulminee per i tre tenori in maglia Albiceleste, Messi, Lavezzi - gran primo tempo di  sacrificio e qualità - e Higuain. Spettacolare e vanitosa - pure troppo -, una. Operaia e pratica, l'altra. 

E per poco non sono proprio gli "operai" a punire l'eccessiva sicurezza e spavalderia degli avversari. Al 20' Kroos appoggia di testa dalla trequarti verso Neur, la palla va a Higuain che si trova a tu per tu con il numero uno tedesco ma incredibilmente calcia fuori. Passano dieci minuti e il Pipita la mette. Messi apre splendidamente di esterno sinistro per Lavezzi che controlla e mette in mezzo. Il 9 argentino calcia di prima e, a incrociare, timbra l'1-0 con corsa verso la torcida e indice sul petto per far capire che "sì, ho segnato io". Almeno fino a che Rizzoli vede la bandierina di Stefani alta e annulla tutto per fuorigioco, giusto. La Germania continua a piacersi troppo e, complice l'infortunio di Kramer - che già aveva sostituito l'acciaccato Khedira -, passa al 4-2-3-1 con Schürrle in campo. Risultato? Più spazio per l'Argentina. Che per poco non ne approfitta con un'azione personale di Messi sulla sinistra, sventata da un salvataggio in extremis di Boateng. Da un difensore all'altro. Da una porta all'altra. Perché al primo minuto di recupero i sogni di gloria di Howedes, bravissimo a incocciare su calcio d'angolo di Kroos, sbattono sul palo della porta difesa da Romero. 

All'inizio del secondo tempo il cielo su Rio è ancora più Albiceleste. Sabella ci crede, e ci prova: fuori Lavezzi, esausto, dentro Aguero. La mossa paga. Al 2' Biglia imbecca splendidamente Messi che, leggermente defilato sulla sinistra in area, chiude troppo il mancino: palla fuori. Al 12' la possibile sliding door del match. Neur esce al limite dei sedici metri e travolge Higuain: per Rizzoli è fallo dell'attaccante del Napoli. Ma i dubbi restano. Le squadre si allungano, la qualità cala. Lo spettacolo pure. Resta lo spazio per un paio di dribbling fantascientifici di Messi - a corrente alternata - e per un tiro di debole Kroos: supplementari. 

Nell'extra time il primo assalto è tedesco - Schürrle calcia centrale, attento Romero - ma l'occasione più grande è ancora per l'Argentina con Palacio che da solo davanti a Neur cerca un improbabile pallonetto. Sembra la miccia che possa accendere definitivamente la gara, ma è un fuoco di paglia. Le squadre badano soprattutto a non prenderle e attaccano quanto basta, molto poco. Ma è sufficiente a Mario Gotze, classe '92, per scrivere il suo nome nell'olimpo del calcio. Al 113' Schürrle parte sulla sinistra e mette al centro, Gotze controlla e col mancino fulmina Romero. Un tiro che riavvolge il nastro della storia: ventiquattro anni dopo Italia '90 è ancora Germania campione del mondo. Ancora contro l'Argentina. Ancora con un numero dieci in maglia Albiceleste in lacrime. 

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