Sabato, 23 Ottobre 2021
Calcio

Pallone d'Oro, quando vincere tutto non basta: è Messi il favorito numero uno

Il campione argentino in pole position per la conquista del settimo trofeo, con buona pace di chi - come Jorginho - nel breve volgere di tre mesi ha conquistato Champions, Europeo e SuperCoppa continentale.

Gianni Rivera sosteneva che la palla è rotonda, ma rotola sempre dalla stessa parte. Il 2021 sarà anche l’anno buono per capire se, quando è aureo ed ha un piedistallo, compie un percorso analogo. Perché dopo la mancata assegnazione del trofeo nel 2020, l’edizione 2021 del “Pallone d’Oro” potrebbe diventare per Lionel Messi quella del settimo sigillo, visto che la stella del Paris Saint Germain ha già messo in bacheca per sei volte (2009, 2010, 2011, 2012, 2015 e 2019) il prestigioso riconoscimento, che negli ultimi dodici anni lo ha visto peraltro solo nel 2018 fuori dal simbolico podio.

Venerdì 8 ottobre verrà svelata la lista dei cinquanta candidati alla vittoria, con la consegna che avverrà lunedì 29 novembre al Theatre du Chatelet di Parigi - con Didier Drogba nelle vesti di gran cerimoniere – e l’assegnazione anche del Pallone d'oro in versione femminile, del Trofeo Yashin al miglior portiere e del Trofeo Kopa al miglior giovane. Le indiscrezioni parlano di una volata a due: l’ex Barça da una parte e Jorginho dall’altra, il detentore del titolo contro il competitor più accreditato alla successione, alla luce della scorpacciata di prestigiosi allori continentali presenti nella collezione primavera-estate delle manifestazioni riservate a club e nazionale.

Di sicuro Messi, che in blaugrana la scorsa stagione si è dovuto accontentare “solo” della Copa del Re, si è preso una rivincita personale in Copa America vinta per la prima volta e da protagonista – dopo due sconfitte in finale ai rigori – piegando il Brasile a domicilio. Un successo che colma un vuoto ingombrante nel palmares del campione di Rosario nella cui bacheca, prima dell’estate 2021, in “Albiceleste” figuravano solo un mondiale under 20 e l’oro di Pechino 2008. Resta però indiscutibile il contributo dato da Jorginho, con prestazioni superlative per qualità e continuità di rendimento, nella doppietta continentale messa a segno con la maglia del Chelsea prima e con la nazionale poi. Traguardo che peraltro condivide con pochi eletti nella storia UEFA: Luis Suárez (Inter e Spagna nel ‘64), il quartetto olandese del PSV (Van Breukelen, Ronald Koeman, Van Aerle e Vanenburg nel 1988), Torres e Juan Mata con Chelsea e Spagna nel 2012 e la coppia CR7-Pepe – Real Madrid e Portogallo – nel 2016. Senza dimenticare il timbro nella Supercoppa Europea con la formazione inglese.

Basterà? Sembrerebbe di no, visto che i rumors continuano a dare favorito il campione argentino. E se da una parte l’articolo 9 del regolamento stabilito da France Football contempli, nei criteri di valutazione, non solo l’insieme delle prestazioni individuali e di squadra durante l'anno preso in considerazione, ma anche talento e fair play, carriera, personalità e carisma, è lecito chiedersi quanto conti vincere tanto (o più precisamente tutto il meglio offerto dalle competizioni del panorama europeo) per alzare il trofeo. E cosa effettivamente serva per consentire a quel pallone citato da Gianni Rivera di prendere, legittimamente, una direzione diversa.

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