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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Calcio

Il calcio francese vittima di una preoccupante escalation di violenza

La sospensione del match Paris Fc-Lione, valevole per la Coppa di Francia, non è che l'ultimo episodio di un preoccupante crescendo di disordini che stanno caratterizzando i principali tornei transalpini

Il calcio transalpino nuovamente nell’occhio del ciclone. Dopo la corposa serie di incontri funestati da incidenti, la lista si è ulteriormente allungata nella serata di ieri, allo stadio parigino di Charléty, teatro della sfida valevole per i trentaduesimi di finale della Coppa di Francia tra il Paris Fc (seconda squadra della capitale militante nella serie B francese) ed il Lione di Ligue 1, definitivamente interrotta dopo gli scontri che si sono verificati sugli spalti, quando le due squadre erano sull'1-1.

La situazione è degenerata durante l’intervallo, pochi minuti dopo il pareggio del Lione, firmato da Moussa Dembélé due giri di lancette prima dell’ingresso nelle squadre negli spogliatoi. Al lancio di fumogeni verso i settori occupati dai supporters avversari ed all’esplosione di alcuni ordigni artigianali ha fatto seguito il tentativo delle tifoserie di arrivare al contatto: gli spettatori assiepati nella tribuna vicina si sono quindi riversati sulla pista di atletica e sul campo di gioco per mettersi al riparo dai tafferugli, sedati a fatica dall’intervento degli steward e delle forze dell’ordine presenti nell’impianto. L'arbitro e i giocatori, rientrati sul terreno di gara per cominciare il secondo tempo, hanno velocemente fatto ritorno negli spogliatoi, da dove non sono più usciti, attendendo la conferma della definitiva sospensione, comunicata dopo circa 45 minuti dallo speaker che ha contestualmente invitato il pubblico presente ad abbandonare lo stadio.

Quello del “Charlèty” di Parigi è solo l’ultimo episodio di una evidente e preoccupante escalation di violenza che sta caratterizzando il calcio transalpino, cominciata il 22 di agosto con un lancio di bottiglie all’indirizzo di Dimitry Payet a metà del secondo tempo di Nizza-Marsiglia con successiva invasione di campo e rissa tra supporters locali e giocatori dell’OM. Il 18 settembre altra invasione in Lens-Lilla, cominciata in ritardo dopo il tentativo – respinto - degli ultras di casa di raggiungere il settore occupato dai tifosi del Lilla. Ulteriori tafferugli in Angers-Olympique Marsiglia ed in Metz-Paris Saint Germain, poi ad ottobre altro calcio d’inizio posticipato di un’ora nel match tra Saint-Etienne e Angers per consentire la dispersione della “nebbia” causata da un fitto lancio di fumogeni effettuato dai tifosi biancoverdi. E nuovo lancio di bottigliette in Lione-Marsiglia del 21 novembre, ed ancora Payet come bersaglio già in occasione del primo tiro dalla bandierina da effettuare, con il triplice fischio a sancire la sospensione della gara che arriva dopo appena quattro minuti di calcio giocato.

L’episodio di Parigi giunge, peraltro, a meno di un mese dal tavolo di concertazione aperto per fronteggiare l’emergenza legata al dilagare della violenza negli stadi francesi. Per mettere un freno a tale crescendo di disordini è scesa in campo anche la politica, al fianco della Federcalcio, con il ministro degli interni Gèrald Darmanin ed il ministro dello sport Roxana Maracineanu. Allo studio misure drastiche per consentire sempre il regolare svolgimento degli incontri e permettere agli spettatori di assistere alle partite in sicurezza. In ballo, non solo la credibilità ma anche la sopravvivenza del “prodotto-calcio”, soprattutto dopo le difficoltà legate alla pandemia che la scorsa stagione ha costretto i club francesi a perdere una cifra complessivamente superiore ai 730 milioni di euro.

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