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Venerdì, 12 Aprile 2024
Calcio

Remko Pasveer: quando la realtà è meglio di una favola

La storia del portiere olandese, passato nel giro di dodici mesi, all'età di 38 anni, da terzo portiere dell'Ajax a potenziale titolare della nazionale di Van Gaal

Se la carriera di un calciatore potesse essere riassunta in poche parole, quella di Remko Pasveer potrebbe essere sintetizzata in uno scontato “Non è mai troppo tardi”. Per realizzare i propri sogni, per ritagliarsi uno spazio nel proscenio internazionale dopo anni trascorsi dietro le quinte, per avere diritto a quel quarto d’ora di celebrità teorizzato da Andy Warhol. Quindici minuti che, nel caso del buon Remko, iniziano piacevolmente a dilatarsi. La carriera del portiere nato ad Enschede l’8 novembre di 39 anni fa comincia nel vivaio del club locale del Twente, con un passaggio anche nella selezione giovanile Under 21 olandese. Per un posto da titolare fisso deve però scendere di categoria, trovando collocazione nel roster del Go Ahead Eagles, formazione della Eerste Divisie (l’equivalente della nostra Serie B) con cui peraltro raggiunge nella seconda stagione di permanenza una storica semifinale nella Coppa d’Olanda.

Le prestazioni offerte gli danno modo di trovare spazio in Eredivisie: la squadra è l’Heracles, espressione della città di Almelo, quattro anni galleggiando tra metà classifica e la zona tranquillità, buoni però per assicurarsi la chiamata del PSV Eindhoven. Tre stagioni da gregario, con più presenze nella formazione riserve che in prima squadra, a cui fa seguito il passaggio al Vitesse in cui ritrova minutaggio con regolarità, eccezion fatta per un torneo trascorso in panchina – nel campionato 2018-2019 – ma sparando con efficacia quelle che, nell’immaginario collettivo, sembravano essere le sue ultime cartucce nel calcio che conta. Sensazione confermata dalla scelta di accettare il ruolo, offertogli dall’Ajax, di terzo portiere per la stagione 2021/2022.

Ma il destino, a volte, è molto più mattiniero di chi si alza di buon ora per pianificare le proprie giornate. Ed i lancieri si trovano ben presto nelle condizioni di dover puntare su di lui, visto lo stop per doping del titolare Onana ed i problemi fisici dell’ex Roma Stekelemburg. Pasveer risponde presente: scende in campo 28 volte tra campionato e Champions (peraltro fermato dalla frattura al dito che lo ha costretto ai box nella parte conclusiva di stagione) incassando appena 14 reti e cucendosi sul petto lo scudetto, guadagnandosi contestualmente la maglia da titolare anche per l’anno successivo. Anche Van Gaal, c.t. dell’Olanda, si accorge di lui ed a 38 anni suonati gli concede la chance di vestire la casacca degli oranje. Che prendevano gol da sei gare consecutive, ma con lui tra i pali inanellano due clean sheet, prima con la Polonia e quindi con il Belgio.

Il Mondiale di Qatar 2022 è vicino. E Pasveer pare proprio intenzionato a rimandare il momento di scrivere l’ultima pagina del libro della sua carriera, e con essa il relativo happy-end. Niente premi alla carriera o omaggi figli della riconoscenza: la nazionale olandese ha bisogno di lui, e potrebbe metterlo a sorvegliare i pali nella kermesse iridata che scatterà tra due mesi. Quell’Olanda che con i portieri ha avuto un rapporto sempre singolare (ricordate Krul, entrato per Cillessen al 120’ del quarto di finale dei Mondiali 2014 contro il Costarica, scelto per parare i rigori e che riuscì a neutralizzarne due?), e magari pronta a fornire uno spunto nuovo di zecca per una storia da raccontare. E per un Mondiale da disputare da protagonista con Pasveer, l’estremo difensore meglio delle favole.

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