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Sabato, 21 Maggio 2022

L'italianissima polemica intorno alle parole (sbagliate) di Patrick Zaki

Se ci fossero ancora dubbi sull'italianità di Patrick Zaki, il ricercatore e attivista egiziano che è rimasto prigioniero per quasi due anni in un carcere del suo Paese per averne pubblicamente denunciato le storture, la polemica calcistica che ha scatenato in questi giorni ne fa un nostro connazionale a tutti gli effetti, ma questa non è una buona notizia, almeno per lui.

Cos'è successo in Juve-Bologna

Nel caso vi fosse sfuggita questa polemica, facciamo un brevissimo riassunto. Sabato 16 aprile si è giocata Juventus-Bologna, gli emiliani sono stati in vantaggio per quasi tutta la partita salvo essere raggiunti nei minuti di recupero. Poco prima, un episodio che ha fatto discutere i moviolisti e i varisti, con un fallo del bolognese Soumaoro sullo juventino Morata che, dopo il consulto al VAR, gli è costato l'espulsione, ma non il rigore come chiedevano gli juventini, e successivamente anche l'espulsione del suo compagno Medel, che nonostante il rigore scampato ha protestato con l'arbitro accusandolo di parteggiare per la Juve. 

Il tweet di Zaki che ha scatenato le polemiche

Patrick Zaki ha sempre espresso il suo tifo per il Bologna, sia prima, quando era un ricercatore dell'ateneo felsineo, sia dopo la drammatica vicenda che lo ha visto protagonista. E per commentare la mancata vittoria della sua squadra, sabato sera Zaki ha pubblicato questo tweet, in cui scrive "Due cartellini rossi, stanno ancora pagando".

Che, se non si fosse capito, allude al fatto che la Juve avrebbe corrotto gli arbitri della partita, continuando a "pagarli", con un riferimento alle vicende di Calciopoli, che portarono alla retrocessione della Juventus e ad altre sanzioni per altri club. 

Le reazioni degli juventini

Questo tweet ha scatenato un'ondata di insulti, offese, minacce e idiozie assortite in risposta alle parole di Zaki da parte di sedicenti tifosi juventini, che hanno alluso al fatto che l'Italia non avrebbe dovuto spendersi per farlo uscire dal carcere e riportarlo in Italia, o che visto che così è stato liberato dovrebbe stare zitto altrimenti, per farla breve, che torni al suo Paese.

Insomma, il classico armamentario di imbecillità contro chiunque abbia la "colpa" di essere stato aiutato dal nostro Paese a scampare da trattamenti ingiusti, violenti, discriminatori, se non a rapimenti (dai marò alle due Greta, fino a Silvia Romano, l'elenco è lungo). Non vi riportiamo nessun esempio, per non dare spazio a certe idiozie. 

Patrick Zaki non capisce il suo errore

Una valanga di insulti che Zaki ha denunciato nella tarda serata di Pasqua, di nuovo sui suoi social, stavolta con un lungo post su Facebook, a cui - però - manca qualcosa di fondamentale: la sua ammissione di colpa e le conseguenti scuse. 

Ecco quello che scrive Zaki: "Ieri ho deciso di commentare la partita tra Bologna e Juventus, dicendo qualcosa che credo sia molto normale tra i tifosi di calcio di tutto il mondo. Mi sono trovato di fronte a decine di insulti e aggressioni, fino all'odio. Non mi dispiace avere regolarmente discussioni accese con i tifosi di diverse squadre, amo il calcio e apprezzo questo tipo di divertimento. Tuttavia, quando ho scoperto che la gente sperava che io tornassi in prigione e fossi messo a tacere, mi ha davvero colpito come il discorso d'odio possa essere innescato così facilmente. Sinceramente non capisco come questa escalation sia stata così rapida e perché dopo due anni di silenzio, vengo attaccato dalle stesse persone che una volta mi sostenevano, solo perché ho detto la mia opinione sulla partita. Non volevo offendere nessuno con le mie parole e accetto il diritto di ogni persona di esprimere la propria opinione, spero solo che le persone mi lascino esercitare il mio diritto fondamentale di dire la mia opinione su una partita. In un mondo pieno di ogni sorta di censura da parte di vari attori, io scommetto sempre sulla gente per proteggere i diritti di libertà di parola degli altri anche se non sono d'accordo. Se non posso dire la mia opinione sul calcio senza essere attaccato, non sono sicuro di come dovrei recuperare la mia voce in questioni più importanti. Eppure, amo tutti i tifosi di calcio e capisco che a volte il nostro amore per la nostra squadra ci rende un po' sulla difensiva, ma io traccio la linea per attaccare la vita personale di qualcuno e augurare cose cattive su di loro. Alla fine, voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto in qualsiasi momento e quelli che ancora mi sostengono, voi riaccendete la mia fede nell'umanità. Forza Bologna"

Perché Zaki ha torto (oltre che ragione)

Perché diciamo che nel post di Zaki manca la sua ammissione di colpa? Perché, in effetti, non c'è traccia di scuse, né del fatto di aver compreso la gravità delle sue parole. 

Quando rivendica il "diritto fondamentale di dire la mia opinione su una partita", quando pensa di aver scritto "qualcosa che credo sia molto normale tra i tifosi di calcio", Zaki dimostra di non aver compreso che certi discorsi da bar sport, se espressi pubblicamente da un personaggio noto quale lui è, diventano oggetto di potenziali querele. 

Perché "stanno ancora pagando" non è un'opinione su una partita, o su un episodio arbitrale, o su come giocano due squadre. No, "stanno ancora pagando" è diffamazione, e se la Juve decidesse di querelarlo (non lo farà, ovviamente) nessun giudice direbbe che si è trattata di una semplice legittima opinione. Perché anche se effettivamnte tra i tifosi da bar (fisico o virtuale) è perfettamente normale dire che una squadra ha corrotto un arbitro, in effetti così non è. 

Per capirlo, proviamo a immaginare un Andrea Agnelli, presidente della Juventus, che commenta la scarcerazione di Patrik Zaki alludendo al fatto che in realtà il ricercatore si è inventato tutto in combutta con il governo egiziano per racimolare un po' di soldi. Cosa succederebbe? Come minimo si scatenerebbe un polverone mediatico che in confronto lo schiaffo di Will Smith è niente. E sarebbe anche giusto, del resto.

E allora perché Zaki, che giustamente denuncia le parole di odio che gli sono state rivolte, rivendica il diritto di dire che una società quotata in borsa corrompe gli arbitri, come se fosse un suo inalineabile diritto di espressione? Per rispondere con una battuta, potremmo rispondere che Zaki ha semplicemente imparato a essere come milioni di anti juventini italiani, compresi alcuni giornalisti che fanno finta di non vedere la gravità delle accuse diffamatorie via tweet, concentrandosi solo sulle reazioni dei violenti e degli imbecilli. Ma la realtà, caro Patrick Zaki, è che tu non hai "espresso un'opinione normale", tu hai diffamato, e per certe cose esistono dei processi, in qualunque Paese del mondo.

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